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La Storia È Questa. Il Processo di Giovanna D’Arco

29 Ottobre 2025 | 21:00

LA STORIA È QUESTA. IL PROCESSO DI GIOVANNA D’ARCO

di Teresa Cremisi e Chiara Valerio, regia Liv Ferracchiati

Tre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in un progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna, vicino a lei un Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda. Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora l’abbandona, implacabile nel giudicarne la disfatta, Il carisma e il comando di Giovanna sono caduchi perché la logica del potere è semplice, stare lontano da ogni forma di sconfitta. Tutto intorno, in una zona liminare, fra luce e ombra, dentro e fuori dalla sua testa, stanno le voci imperiose, ironiche e ambigue dei santi che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Di voce c’è anche quella più incalzante, maschile e materica del Giudice. Un uomo senza volto, ineluttabile come sempre è il potere, il cui corpo esiste solo nella violenza della condanna.
Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

Luogo

  • Teatro Mercadante
  • Piazza Municipio
    Napoli, Na 80133 Italy
    + Google Maps

Organizzatore

LA STORIA È QUESTA. IL PROCESSO DI GIOVANNA D’ARCO

di Teresa Cremisi e Chiara Valerio, regia Liv Ferracchiati

Tre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in un progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna, vicino a lei un Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda. Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora l’abbandona, implacabile nel giudicarne la disfatta, Il carisma e il comando di Giovanna sono caduchi perché la logica del potere è semplice, stare lontano da ogni forma di sconfitta. Tutto intorno, in una zona liminare, fra luce e ombra, dentro e fuori dalla sua testa, stanno le voci imperiose, ironiche e ambigue dei santi che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Di voce c’è anche quella più incalzante, maschile e materica del Giudice. Un uomo senza volto, ineluttabile come sempre è il potere, il cui corpo esiste solo nella violenza della condanna.
Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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Tre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in un progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna, vicino a lei un Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda. Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora l’abbandona, implacabile nel giudicarne la disfatta, Il carisma e il comando di Giovanna sono caduchi perché la logica del potere è semplice, stare lontano da ogni forma di sconfitta. Tutto intorno, in una zona liminare, fra luce e ombra, dentro e fuori dalla sua testa, stanno le voci imperiose, ironiche e ambigue dei santi che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Di voce c’è anche quella più incalzante, maschile e materica del Giudice. Un uomo senza volto, ineluttabile come sempre è il potere, il cui corpo esiste solo nella violenza della condanna.
Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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Tre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in un progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna, vicino a lei un Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda. Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora l’abbandona, implacabile nel giudicarne la disfatta, Il carisma e il comando di Giovanna sono caduchi perché la logica del potere è semplice, stare lontano da ogni forma di sconfitta. Tutto intorno, in una zona liminare, fra luce e ombra, dentro e fuori dalla sua testa, stanno le voci imperiose, ironiche e ambigue dei santi che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Di voce c’è anche quella più incalzante, maschile e materica del Giudice. Un uomo senza volto, ineluttabile come sempre è il potere, il cui corpo esiste solo nella violenza della condanna.
Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
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Il Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso, forse,  ancora prima, e più o meno consciamente, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri, amici o nemici, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta, amata e seguita, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento, quando giunge la sconfitta, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi, quegli stessi abiti, da gloria mutano in accusa.
Il rovesciamento, come spiega molto meglio Bachtin, è necessario per liberare la comunità dalla paura, ma è un processo temporaneo, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.

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