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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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