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SUMMARY:La Principessa di Lampedusa
DESCRIPTION:LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA\n\n\n\n\n\ndi Ruggero Cappuccio\, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nL’autore con questo spettacolo restituisce il coraggio di una donna carismatica come Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò\, e la sua modernità. Madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – autore de Il Gattopardo – donna risoluta e complessa\, Beatrice si staglia fra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ‘43\, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni \, i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione\, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa. È una partitura di sentimenti interpretata da Sonia Bergamasco con la ricchezza espressiva di cui è dotata – un concerto di emozioni in cui esplode il vitalismo di un’anima sublime. Il ritmo intenso e musicale della scrittura di scena di Ruggero Cappuccio invita a una danza sottile: la voce si sdoppia\, si moltiplica\, intona e scompone la trama di una vita attraverso alcune immagini salienti. E la linea musicale che dialoga con il racconto è una trama essenziale della storia ed è orchestrata con sapienza dal compositore Marco Betta e da Ivo Parlati. L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce\, dichiara Sonia Bergamasco\, me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte\, indipendente\, principessa in una famiglia complessa\, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio\, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo ad un’altra figura di donna indimenticabile\, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno\, da me.ere in scena come interprete e come regista. Una trama musicale\, in cui la voce della protagonista\, e le tante voci di chi lei ha amato\, detestato\, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono\, prendono corpo e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che\, in un presente senza tempo\, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota\, in cui le tracce di una vita\, le parole non dette\, il desiderio di sentirsi ancora parte\, e la certezza di esserne ormai definitiamente fuori\, sono al centro del gioco. Un’occasione per me imperdibile di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e per verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità  sulla scena a presenze e visioni\, forte di una lingua e di una storia che parla al presente.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Tre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci
DESCRIPTION:Dal 04 febbraio 2026 Al 08 febbraio 2026\n\n\n\n\nTre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci\n\n\n\n\ndi Giuseppe Montesano\, con Toni Servillo\n\n\n\nMontesano\, il testo individua in Charles Baudelaire\, in Dante e nei classici Greci gli autori che hanno messo in pratica\, e tuttora ci insegnano\, l’arte di non morire.\nLa serata si apre con i versi di Baudelaire che\, in Monsieur Baudelaire\, quando finirà la notte? racconta come la bellezza combatta la depressione e l’ingiustizia; prosegue con Le voci di Dante\, dove i celebri personaggi della Commedia ci appaiono legati tra loro da un racconto che li illumina a partire dal presente; approda infine a Il Fuoco sapiente dei Greci\, in cui poesia e filosofia accendono una visione capace di immaginare il futuro.\nIl teatro di Tre modi per non morire è una via per ritrovare quelle parole che un attore dice con tutto il suo corpo e la sua mente per nutrire la sua e la nostra interiorità. Siamo inquieti\, impoveriti\, spaventati\, e tutti sentiamo che ci manca qualcosa di cui avremmo un disperato bisogno: ci manca l’amore\, ci manca la vita. E allora? E allora non ci resta altro da fare che cercare di diventare vivi.\n\n\n\nCrediti:\n\n\n\nTRE MODI PER NON MORIRE\nBaudelaire\, Dante\, i Greci \ndi Giuseppe Montesano \ncon Toni Servillo \nluci Claudio De Pace \nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\nsi ringrazia Agenzia Teatri \n\n\n\n\nDurata Spettacolo: 90 minuti
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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SUMMARY:Cena con sorpresa
DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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DESCRIPTION:LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA\n\n\n\n\n\ndi Ruggero Cappuccio\, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nL’autore con questo spettacolo restituisce il coraggio di una donna carismatica come Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò\, e la sua modernità. Madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – autore de Il Gattopardo – donna risoluta e complessa\, Beatrice si staglia fra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ‘43\, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni \, i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione\, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa. È una partitura di sentimenti interpretata da Sonia Bergamasco con la ricchezza espressiva di cui è dotata – un concerto di emozioni in cui esplode il vitalismo di un’anima sublime. Il ritmo intenso e musicale della scrittura di scena di Ruggero Cappuccio invita a una danza sottile: la voce si sdoppia\, si moltiplica\, intona e scompone la trama di una vita attraverso alcune immagini salienti. E la linea musicale che dialoga con il racconto è una trama essenziale della storia ed è orchestrata con sapienza dal compositore Marco Betta e da Ivo Parlati. L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce\, dichiara Sonia Bergamasco\, me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte\, indipendente\, principessa in una famiglia complessa\, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio\, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo ad un’altra figura di donna indimenticabile\, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno\, da me.ere in scena come interprete e come regista. Una trama musicale\, in cui la voce della protagonista\, e le tante voci di chi lei ha amato\, detestato\, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono\, prendono corpo e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che\, in un presente senza tempo\, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota\, in cui le tracce di una vita\, le parole non dette\, il desiderio di sentirsi ancora parte\, e la certezza di esserne ormai definitiamente fuori\, sono al centro del gioco. Un’occasione per me imperdibile di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e per verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità  sulla scena a presenze e visioni\, forte di una lingua e di una storia che parla al presente.
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SUMMARY:Tre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci
DESCRIPTION:Dal 04 febbraio 2026 Al 08 febbraio 2026\n\n\n\n\nTre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci\n\n\n\n\ndi Giuseppe Montesano\, con Toni Servillo\n\n\n\nMontesano\, il testo individua in Charles Baudelaire\, in Dante e nei classici Greci gli autori che hanno messo in pratica\, e tuttora ci insegnano\, l’arte di non morire.\nLa serata si apre con i versi di Baudelaire che\, in Monsieur Baudelaire\, quando finirà la notte? racconta come la bellezza combatta la depressione e l’ingiustizia; prosegue con Le voci di Dante\, dove i celebri personaggi della Commedia ci appaiono legati tra loro da un racconto che li illumina a partire dal presente; approda infine a Il Fuoco sapiente dei Greci\, in cui poesia e filosofia accendono una visione capace di immaginare il futuro.\nIl teatro di Tre modi per non morire è una via per ritrovare quelle parole che un attore dice con tutto il suo corpo e la sua mente per nutrire la sua e la nostra interiorità. Siamo inquieti\, impoveriti\, spaventati\, e tutti sentiamo che ci manca qualcosa di cui avremmo un disperato bisogno: ci manca l’amore\, ci manca la vita. E allora? E allora non ci resta altro da fare che cercare di diventare vivi.\n\n\n\nCrediti:\n\n\n\nTRE MODI PER NON MORIRE\nBaudelaire\, Dante\, i Greci \ndi Giuseppe Montesano \ncon Toni Servillo \nluci Claudio De Pace \nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\nsi ringrazia Agenzia Teatri \n\n\n\n\nDurata Spettacolo: 90 minuti
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SUMMARY:Cena con sorpresa
DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Come gli uccelli
DESCRIPTION:Dal 10 febbraio 2026 Al 15 febbraio 2026\n\n\n\n\nCome gli uccelli\n\n\n\n\ndi Wajdi Mouawad\, regia di Marco Lorenzi\n\n\n\n\nNOTE DI REGIA  \nIncontri straordinari.  \n«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada\, passi del tempo insieme\, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te\, e poi\, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi\, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto\, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. \nCome gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.\nDi recente a New York\, io e Barbara\, siamo entrati per caso in un negozio\, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: “Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio”.\nE lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di “uscire di casa”\, di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.\nE Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri\, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi\, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro\, forse il miglior tipo di teatro\, perché sa giocare con la forma\, con i linguaggi\, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.\nA questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata\, perfetta per farlo. \nParola. Tempo. Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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DESCRIPTION:L’AMORE NON LO VEDE NESSUNO\n\n\n\n\n\ndi Giovanni Grasso\, regia Piero Maccarinelli \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nTratto dall’ultimo romanzo di Giovanni Grasso L’amore non lo vede nessuno è la terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione. \nE’ un giallo? E cosa può c’entrare Dio con un giallo? Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è  Federica morta in un incidente stradale?  Da dove viene l’amore? Si interroga il regista Maccarinelli.  Se sapessimo rispondere a questa domanda avremmo svelato il mistero della vita. \nQui in due spazi compresenti\, la casa piccolo borghese dI Silvia\, sorella della giovane donna morta nell’incidente e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi.  Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar\, Silvia incontra un affascinante sconosciuto  che ha visto per la prima volta al funerale di Federica\, sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica. Lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? \nL’amica Eugenia mette in guardia Silvia\, ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. \nSaranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi. L’amore non lo vede nessuno è un testo potente\, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Come gli uccelli
DESCRIPTION:Dal 10 febbraio 2026 Al 15 febbraio 2026\n\n\n\n\nCome gli uccelli\n\n\n\n\ndi Wajdi Mouawad\, regia di Marco Lorenzi\n\n\n\n\nNOTE DI REGIA  \nIncontri straordinari.  \n«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada\, passi del tempo insieme\, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te\, e poi\, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi\, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto\, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. \nCome gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.\nDi recente a New York\, io e Barbara\, siamo entrati per caso in un negozio\, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: “Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio”.\nE lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di “uscire di casa”\, di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.\nE Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri\, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi\, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro\, forse il miglior tipo di teatro\, perché sa giocare con la forma\, con i linguaggi\, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.\nA questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata\, perfetta per farlo. \nParola. Tempo. Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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DESCRIPTION:Dal 10 febbraio 2026 Al 15 febbraio 2026\n\n\n\n\nCome gli uccelli\n\n\n\n\ndi Wajdi Mouawad\, regia di Marco Lorenzi\n\n\n\n\nNOTE DI REGIA  \nIncontri straordinari.  \n«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada\, passi del tempo insieme\, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te\, e poi\, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi\, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto\, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. \nCome gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.\nDi recente a New York\, io e Barbara\, siamo entrati per caso in un negozio\, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: “Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio”.\nE lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di “uscire di casa”\, di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.\nE Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri\, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi\, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro\, forse il miglior tipo di teatro\, perché sa giocare con la forma\, con i linguaggi\, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.\nA questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata\, perfetta per farlo. \nParola. Tempo. Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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SUMMARY:L'Amore Non Lo Vede Nessuno
DESCRIPTION:L’AMORE NON LO VEDE NESSUNO\n\n\n\n\n\ndi Giovanni Grasso\, regia Piero Maccarinelli \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nTratto dall’ultimo romanzo di Giovanni Grasso L’amore non lo vede nessuno è la terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione. \nE’ un giallo? E cosa può c’entrare Dio con un giallo? Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è  Federica morta in un incidente stradale?  Da dove viene l’amore? Si interroga il regista Maccarinelli.  Se sapessimo rispondere a questa domanda avremmo svelato il mistero della vita. \nQui in due spazi compresenti\, la casa piccolo borghese dI Silvia\, sorella della giovane donna morta nell’incidente e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi.  Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar\, Silvia incontra un affascinante sconosciuto  che ha visto per la prima volta al funerale di Federica\, sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica. Lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? \nL’amica Eugenia mette in guardia Silvia\, ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. \nSaranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi. L’amore non lo vede nessuno è un testo potente\, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci.
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SUMMARY:I Poeti Non Cadono In Piedi
DESCRIPTION:I POETI NON CADONO IN PIEDI\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia di Franco Maresco e Claudia Uzzo\, dai testi di Franco Scaldati \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChe cosa se ne può fare dei poeti e del loro teatro un mondo come il nostro alle soglie del post-umano prossimo venturo? Con lucida e disincantata ironia\, caratteristiche riconosciute della sua biografia artistica e intellettuale\, Franco Maresco si interroga su questo “gnommero” epocale\, raccontando a modo suo l’affinità profonda che lo lega alla figura di Franco Scaldati\, drammaturgo e poeta palermitano\, potente sperimentatore di una lingua nuova del teatro siciliano\, che in vita pagò il prezzo di una coerenza artistica ed esistenziale rimanendo ai margini del mercato e delle istituzioni. In questo spettacolo aperto\, una grottesca sonata di fantasmi contrappuntata da immagini e parole (molte delle quali inedite) del corpus scaldatiano\, Maresco colloquierà con i personaggi e con l’idea del teatro e del mondo del suo amico poeta che non voleva “cadere in piedi”\, allacciandosi alla misconosciuta tradizione dei grandi irregolari della letteratura\, in primo luogo della letteratura siciliana\, giocatori perdenti nella partita col tempo e contro il proprio tempo.
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:L'Amore Non Lo Vede Nessuno
DESCRIPTION:L’AMORE NON LO VEDE NESSUNO\n\n\n\n\n\ndi Giovanni Grasso\, regia Piero Maccarinelli \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nTratto dall’ultimo romanzo di Giovanni Grasso L’amore non lo vede nessuno è la terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione. \nE’ un giallo? E cosa può c’entrare Dio con un giallo? Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è  Federica morta in un incidente stradale?  Da dove viene l’amore? Si interroga il regista Maccarinelli.  Se sapessimo rispondere a questa domanda avremmo svelato il mistero della vita. \nQui in due spazi compresenti\, la casa piccolo borghese dI Silvia\, sorella della giovane donna morta nell’incidente e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi.  Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar\, Silvia incontra un affascinante sconosciuto  che ha visto per la prima volta al funerale di Federica\, sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica. Lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? \nL’amica Eugenia mette in guardia Silvia\, ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. \nSaranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi. L’amore non lo vede nessuno è un testo potente\, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:I Poeti Non Cadono In Piedi
DESCRIPTION:I POETI NON CADONO IN PIEDI\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia di Franco Maresco e Claudia Uzzo\, dai testi di Franco Scaldati \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChe cosa se ne può fare dei poeti e del loro teatro un mondo come il nostro alle soglie del post-umano prossimo venturo? Con lucida e disincantata ironia\, caratteristiche riconosciute della sua biografia artistica e intellettuale\, Franco Maresco si interroga su questo “gnommero” epocale\, raccontando a modo suo l’affinità profonda che lo lega alla figura di Franco Scaldati\, drammaturgo e poeta palermitano\, potente sperimentatore di una lingua nuova del teatro siciliano\, che in vita pagò il prezzo di una coerenza artistica ed esistenziale rimanendo ai margini del mercato e delle istituzioni. In questo spettacolo aperto\, una grottesca sonata di fantasmi contrappuntata da immagini e parole (molte delle quali inedite) del corpus scaldatiano\, Maresco colloquierà con i personaggi e con l’idea del teatro e del mondo del suo amico poeta che non voleva “cadere in piedi”\, allacciandosi alla misconosciuta tradizione dei grandi irregolari della letteratura\, in primo luogo della letteratura siciliana\, giocatori perdenti nella partita col tempo e contro il proprio tempo.
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Come gli uccelli
DESCRIPTION:Dal 10 febbraio 2026 Al 15 febbraio 2026\n\n\n\n\nCome gli uccelli\n\n\n\n\ndi Wajdi Mouawad\, regia di Marco Lorenzi\n\n\n\n\nNOTE DI REGIA  \nIncontri straordinari.  \n«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada\, passi del tempo insieme\, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te\, e poi\, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi\, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto\, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. \nCome gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.\nDi recente a New York\, io e Barbara\, siamo entrati per caso in un negozio\, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: “Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio”.\nE lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di “uscire di casa”\, di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.\nE Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri\, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi\, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro\, forse il miglior tipo di teatro\, perché sa giocare con la forma\, con i linguaggi\, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.\nA questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata\, perfetta per farlo. \nParola. Tempo. Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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