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SUMMARY:Carlo Buccirosso
DESCRIPTION:AG SPETTACOLI \npresenta \nCARLO BUCCIROSSO \nin \n“QUALCOSA È ANDATO STORTO!” \nuna commedia scritta e diretta da \nCARLO BUCCIROSSO \nNota dell’autore \nCorrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Non Ti Pago!
DESCRIPTION:NON TI PAGO!\n\n\n\n\n\ndi Eduardo De Filippo\, regia Luca De Filippo \nNel 2015 andò in scena l’ultima regia di Luca De Filippo\, con la sua Compagnia di teatro\, composta da amici e compagni di lavoro uniti dal rigore e dalla straordinaria capacità artistica che lo contraddistingueva. Quella fu la sua ultima regia. \n\n\n\n\nA dieci anni dalla sua scomparsa\, Carolina Rosi ha deciso di riportare in scena Non ti pago! – per omaggiare Luca\, certamente\, ma soprattutto per restituirlo al suo pubblico che continua ad amarlo e ai tanti giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente o di applaudirlo in teatro. \nCon determinazione si è dedicata a questo progetto\, consapevole della responsabilità che comportava\, ma anche certa del sostegno che avrebbe trovato nel proporlo. \nDieci anni fa scelse di conservare la scenografia: il fondale\, il bellissimo boccascena\, gli oggetti\, tutto ha ripreso vita come se fosse sempre stato pronto a partire per un nuovo teatro\, in un’altra città\, lungo quella lunghissima – e a volte complicata – tournée che è la vita. Curando l’allestimento\, Carolina sapeva che\, pezzo dopo pezzo\, insieme ai costumi\, alle scene\, alle musiche\, anche i ricordi sarebbero riemersi. E alla gioia del ritrovarsi nei teatri si sarebbe affiancata\, silenziosa e ineluttabile\, la sofferenza di confrontarsi con la memoria delle perdite. Una memoria che\, però\, diventa parte di noi\, non ci abbandona mai e contribuisce a renderci ciò che siamo. \nIn Non ti pago!\, ha voluto riprendere la visione scenica di Luca\, che nel tempo aveva accentuato – con la sua personale lettura delle opere di Eduardo – l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità del gioco del lotto\, Luca offriva una chiave moderna e grottesca\, mai macchiettistica\, per raccontare temi cari a Eduardo: la disgregazione dei rapporti familiari\, metafora potente del disfacimento della società. Temi tutt’altro che secondari. \nCon lei\, sul palco\, gli attori e i tecnici della Compagnia di Luca De Filippo\, felici di prendere parte ancora una volta a questa avventura. \nAccanto a loro\, nel ruolo del protagonista Ferdinando Quagliuolo\, ci sarà un interprete di straordinaria sensibilità: Salvo Ficarra. Ha accolto con entusiasmo l’invito e\, commosso\, ha deciso di affrontare il personaggio mettendo a frutto la sua capacità di unire leggerezza e profondità. Ne ha colto lo spirito comico\, ma anche le ombre interiori\, facendo proprio l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico\, facendo vibrare corde artistiche affini a quelle che Luca stesso toccava. \nPer questo\, e per aver accettato di entrare a far parte di questa famiglia teatrale\, Carolina Rosi lo ringrazia di cuore.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Vita di San Genesio
DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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DESCRIPTION:LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO\n\n\n\n\n\ndi Alan Bennett\, regia Roberto Piana\, Angelo Curci \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDopo Tutto Sua Madre del francese Guillaume Gallienne\, Gianluca Ferrato\, ancora una volta diretto da Roberto Piana\, atterra nel mondo del grande Alan Bennett\, autore di elegante e sottile perfidia\, che ne La cerimonia del massaggio mescola sacro e profano\, corpo e spirito\, cinismo e pìetas con la sapienza di un grande narratore e la leggerezza di un enfant terrible. Dalle pagine del romanzo breve di Bennett\, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico\, un monologo torrenziale\, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia\, esplora e infine accoglie il desiderio carnale\, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo\, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda in una scrittura\, come sempre in Bennett\, pungente e raffinata.\nPadre Geoffrey Jolliffe pratica il sacerdozio in virtù di un solido e personalissimo compromesso tra fede e sessualità. Ma quando il caro estinto da commemorare è Clive\, massaggiatore “dei vip” dal tocco miracoloso\, la funzione religiosa diventa per Padre Geoffrey un’immersione nelle sue stesse profondità\, nel desiderio e nell’istinto\, questioni che gli sono oscure\, o quasi\, avendo avuto lui stesso incontri intimi con Clive\, lui come – a quanto pare – gran parte della fauna mondana e dissoluta che popola la chiesa per l’occasione. Un dubbio sulla causa della morte del massaggiatore getta un’ombra sulla celebrazione: il rischio di essere stati contagiati da una malattia infettiva durante quelle sedute “taumaturgiche” stringe prete e convenuti nella morsa del panico.
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DESCRIPTION:NON TI PAGO!\n\n\n\n\n\ndi Eduardo De Filippo\, regia Luca De Filippo \nNel 2015 andò in scena l’ultima regia di Luca De Filippo\, con la sua Compagnia di teatro\, composta da amici e compagni di lavoro uniti dal rigore e dalla straordinaria capacità artistica che lo contraddistingueva. Quella fu la sua ultima regia. \n\n\n\n\nA dieci anni dalla sua scomparsa\, Carolina Rosi ha deciso di riportare in scena Non ti pago! – per omaggiare Luca\, certamente\, ma soprattutto per restituirlo al suo pubblico che continua ad amarlo e ai tanti giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente o di applaudirlo in teatro. \nCon determinazione si è dedicata a questo progetto\, consapevole della responsabilità che comportava\, ma anche certa del sostegno che avrebbe trovato nel proporlo. \nDieci anni fa scelse di conservare la scenografia: il fondale\, il bellissimo boccascena\, gli oggetti\, tutto ha ripreso vita come se fosse sempre stato pronto a partire per un nuovo teatro\, in un’altra città\, lungo quella lunghissima – e a volte complicata – tournée che è la vita. Curando l’allestimento\, Carolina sapeva che\, pezzo dopo pezzo\, insieme ai costumi\, alle scene\, alle musiche\, anche i ricordi sarebbero riemersi. E alla gioia del ritrovarsi nei teatri si sarebbe affiancata\, silenziosa e ineluttabile\, la sofferenza di confrontarsi con la memoria delle perdite. Una memoria che\, però\, diventa parte di noi\, non ci abbandona mai e contribuisce a renderci ciò che siamo. \nIn Non ti pago!\, ha voluto riprendere la visione scenica di Luca\, che nel tempo aveva accentuato – con la sua personale lettura delle opere di Eduardo – l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità del gioco del lotto\, Luca offriva una chiave moderna e grottesca\, mai macchiettistica\, per raccontare temi cari a Eduardo: la disgregazione dei rapporti familiari\, metafora potente del disfacimento della società. Temi tutt’altro che secondari. \nCon lei\, sul palco\, gli attori e i tecnici della Compagnia di Luca De Filippo\, felici di prendere parte ancora una volta a questa avventura. \nAccanto a loro\, nel ruolo del protagonista Ferdinando Quagliuolo\, ci sarà un interprete di straordinaria sensibilità: Salvo Ficarra. Ha accolto con entusiasmo l’invito e\, commosso\, ha deciso di affrontare il personaggio mettendo a frutto la sua capacità di unire leggerezza e profondità. Ne ha colto lo spirito comico\, ma anche le ombre interiori\, facendo proprio l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico\, facendo vibrare corde artistiche affini a quelle che Luca stesso toccava. \nPer questo\, e per aver accettato di entrare a far parte di questa famiglia teatrale\, Carolina Rosi lo ringrazia di cuore.
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SUMMARY:Carlo Buccirosso
DESCRIPTION:AG SPETTACOLI \npresenta \nCARLO BUCCIROSSO \nin \n“QUALCOSA È ANDATO STORTO!” \nuna commedia scritta e diretta da \nCARLO BUCCIROSSO \nNota dell’autore \nCorrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:Finale di partita
DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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SUMMARY:La Cerimonia del Massaggio
DESCRIPTION:LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO\n\n\n\n\n\ndi Alan Bennett\, regia Roberto Piana\, Angelo Curci \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDopo Tutto Sua Madre del francese Guillaume Gallienne\, Gianluca Ferrato\, ancora una volta diretto da Roberto Piana\, atterra nel mondo del grande Alan Bennett\, autore di elegante e sottile perfidia\, che ne La cerimonia del massaggio mescola sacro e profano\, corpo e spirito\, cinismo e pìetas con la sapienza di un grande narratore e la leggerezza di un enfant terrible. Dalle pagine del romanzo breve di Bennett\, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico\, un monologo torrenziale\, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia\, esplora e infine accoglie il desiderio carnale\, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo\, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda in una scrittura\, come sempre in Bennett\, pungente e raffinata.\nPadre Geoffrey Jolliffe pratica il sacerdozio in virtù di un solido e personalissimo compromesso tra fede e sessualità. Ma quando il caro estinto da commemorare è Clive\, massaggiatore “dei vip” dal tocco miracoloso\, la funzione religiosa diventa per Padre Geoffrey un’immersione nelle sue stesse profondità\, nel desiderio e nell’istinto\, questioni che gli sono oscure\, o quasi\, avendo avuto lui stesso incontri intimi con Clive\, lui come – a quanto pare – gran parte della fauna mondana e dissoluta che popola la chiesa per l’occasione. Un dubbio sulla causa della morte del massaggiatore getta un’ombra sulla celebrazione: il rischio di essere stati contagiati da una malattia infettiva durante quelle sedute “taumaturgiche” stringe prete e convenuti nella morsa del panico.
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DESCRIPTION:NON TI PAGO!\n\n\n\n\n\ndi Eduardo De Filippo\, regia Luca De Filippo \nNel 2015 andò in scena l’ultima regia di Luca De Filippo\, con la sua Compagnia di teatro\, composta da amici e compagni di lavoro uniti dal rigore e dalla straordinaria capacità artistica che lo contraddistingueva. Quella fu la sua ultima regia. \n\n\n\n\nA dieci anni dalla sua scomparsa\, Carolina Rosi ha deciso di riportare in scena Non ti pago! – per omaggiare Luca\, certamente\, ma soprattutto per restituirlo al suo pubblico che continua ad amarlo e ai tanti giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente o di applaudirlo in teatro. \nCon determinazione si è dedicata a questo progetto\, consapevole della responsabilità che comportava\, ma anche certa del sostegno che avrebbe trovato nel proporlo. \nDieci anni fa scelse di conservare la scenografia: il fondale\, il bellissimo boccascena\, gli oggetti\, tutto ha ripreso vita come se fosse sempre stato pronto a partire per un nuovo teatro\, in un’altra città\, lungo quella lunghissima – e a volte complicata – tournée che è la vita. Curando l’allestimento\, Carolina sapeva che\, pezzo dopo pezzo\, insieme ai costumi\, alle scene\, alle musiche\, anche i ricordi sarebbero riemersi. E alla gioia del ritrovarsi nei teatri si sarebbe affiancata\, silenziosa e ineluttabile\, la sofferenza di confrontarsi con la memoria delle perdite. Una memoria che\, però\, diventa parte di noi\, non ci abbandona mai e contribuisce a renderci ciò che siamo. \nIn Non ti pago!\, ha voluto riprendere la visione scenica di Luca\, che nel tempo aveva accentuato – con la sua personale lettura delle opere di Eduardo – l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità del gioco del lotto\, Luca offriva una chiave moderna e grottesca\, mai macchiettistica\, per raccontare temi cari a Eduardo: la disgregazione dei rapporti familiari\, metafora potente del disfacimento della società. Temi tutt’altro che secondari. \nCon lei\, sul palco\, gli attori e i tecnici della Compagnia di Luca De Filippo\, felici di prendere parte ancora una volta a questa avventura. \nAccanto a loro\, nel ruolo del protagonista Ferdinando Quagliuolo\, ci sarà un interprete di straordinaria sensibilità: Salvo Ficarra. Ha accolto con entusiasmo l’invito e\, commosso\, ha deciso di affrontare il personaggio mettendo a frutto la sua capacità di unire leggerezza e profondità. Ne ha colto lo spirito comico\, ma anche le ombre interiori\, facendo proprio l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico\, facendo vibrare corde artistiche affini a quelle che Luca stesso toccava. \nPer questo\, e per aver accettato di entrare a far parte di questa famiglia teatrale\, Carolina Rosi lo ringrazia di cuore.
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DESCRIPTION:LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO\n\n\n\n\n\ndi Alan Bennett\, regia Roberto Piana\, Angelo Curci \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDopo Tutto Sua Madre del francese Guillaume Gallienne\, Gianluca Ferrato\, ancora una volta diretto da Roberto Piana\, atterra nel mondo del grande Alan Bennett\, autore di elegante e sottile perfidia\, che ne La cerimonia del massaggio mescola sacro e profano\, corpo e spirito\, cinismo e pìetas con la sapienza di un grande narratore e la leggerezza di un enfant terrible. Dalle pagine del romanzo breve di Bennett\, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico\, un monologo torrenziale\, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia\, esplora e infine accoglie il desiderio carnale\, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo\, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda in una scrittura\, come sempre in Bennett\, pungente e raffinata.\nPadre Geoffrey Jolliffe pratica il sacerdozio in virtù di un solido e personalissimo compromesso tra fede e sessualità. Ma quando il caro estinto da commemorare è Clive\, massaggiatore “dei vip” dal tocco miracoloso\, la funzione religiosa diventa per Padre Geoffrey un’immersione nelle sue stesse profondità\, nel desiderio e nell’istinto\, questioni che gli sono oscure\, o quasi\, avendo avuto lui stesso incontri intimi con Clive\, lui come – a quanto pare – gran parte della fauna mondana e dissoluta che popola la chiesa per l’occasione. Un dubbio sulla causa della morte del massaggiatore getta un’ombra sulla celebrazione: il rischio di essere stati contagiati da una malattia infettiva durante quelle sedute “taumaturgiche” stringe prete e convenuti nella morsa del panico.
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DESCRIPTION:AG SPETTACOLI \npresenta \nCARLO BUCCIROSSO \nin \n“QUALCOSA È ANDATO STORTO!” \nuna commedia scritta e diretta da \nCARLO BUCCIROSSO \nNota dell’autore \nCorrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:Finale di partita
DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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DESCRIPTION:AG SPETTACOLI \npresenta \nCARLO BUCCIROSSO \nin \n“QUALCOSA È ANDATO STORTO!” \nuna commedia scritta e diretta da \nCARLO BUCCIROSSO \nNota dell’autore \nCorrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:La Cerimonia del Massaggio
DESCRIPTION:LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO\n\n\n\n\n\ndi Alan Bennett\, regia Roberto Piana\, Angelo Curci \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDopo Tutto Sua Madre del francese Guillaume Gallienne\, Gianluca Ferrato\, ancora una volta diretto da Roberto Piana\, atterra nel mondo del grande Alan Bennett\, autore di elegante e sottile perfidia\, che ne La cerimonia del massaggio mescola sacro e profano\, corpo e spirito\, cinismo e pìetas con la sapienza di un grande narratore e la leggerezza di un enfant terrible. Dalle pagine del romanzo breve di Bennett\, un po’ black comedy e un po’ pamphlet satirico\, un monologo torrenziale\, tragicomico e irriverente che è anche e soprattutto la parabola di un uomo che fronteggia\, esplora e infine accoglie il desiderio carnale\, trovandogli un posto dentro di sé dopo aver attraversato l’imbarazzo\, la paura e in un certo senso anche la morte. Commedia e dramma si rincorrono e si prendono in giro a vicenda in una scrittura\, come sempre in Bennett\, pungente e raffinata.\nPadre Geoffrey Jolliffe pratica il sacerdozio in virtù di un solido e personalissimo compromesso tra fede e sessualità. Ma quando il caro estinto da commemorare è Clive\, massaggiatore “dei vip” dal tocco miracoloso\, la funzione religiosa diventa per Padre Geoffrey un’immersione nelle sue stesse profondità\, nel desiderio e nell’istinto\, questioni che gli sono oscure\, o quasi\, avendo avuto lui stesso incontri intimi con Clive\, lui come – a quanto pare – gran parte della fauna mondana e dissoluta che popola la chiesa per l’occasione. Un dubbio sulla causa della morte del massaggiatore getta un’ombra sulla celebrazione: il rischio di essere stati contagiati da una malattia infettiva durante quelle sedute “taumaturgiche” stringe prete e convenuti nella morsa del panico.
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LOCATION:Ridotto del Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Finale di partita
DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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SUMMARY:Turandot
DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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LOCATION:Teatro Alla Scala
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SUMMARY:Amleto²
DESCRIPTION:Dal 02 dicembre Al 07 dicembre\n\n\n\n\nAmleto²\n\n\n\n\nuno spettacolo di e con Filippo Timi\n\n\n\nUna nuova edizione lo spettacolo cult di Filippo Timi. Una rilettura dove ogni gesto o parola diventano gioco e voce personale\, provocazione intelligente.\nL’artista stravolge il testo shakesperiano\, rovescia passioni e personaggi nella stessa gabbia da circo all’interno della quale si consuma un elogio della follia.\nUn Amleto spiazzante\, comico\, furibondo\, colorato\, dove la tragedia si trasforma in commedia\, tra potere e oblio\, tra frivolezza e pazzia.\nQuello di Timi è un Amleto annoiato\, che non ha più voglia di interpretare la monotona storia familiare\, non ha più voglia di amare Ofelia\, non ha più voglia di niente. Voci fuori campo lo richiamano\, invano\, al suo destino. Intorno a lui si muovono i personaggi scaturiti dalla sua instabile mente interpretati da Mascino\, Rocco e Lietti\, sue storiche sodali artistiche.\n\nCrediti: \n\n\n\nAMLETO²\nuno spettacolo di e con Filippo Timi \ne con Lucia Mascino\, Marina Rocco\, Elena Lietti e Gabriele Brunelli \nluci Oscar Frosio \nproduzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana
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