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SUMMARY:L’empireo (The Welkin)
DESCRIPTION:Dal 04 novembre Al 09 novembre\n\n\n\n\nL’empireo (The Welkin)\n\n\n\n\ndi Lucy Kirkwood\, regia Serena Sinigaglia\n\n\n\n\nNote di regia\nAmo l’epica\, amo la coralità\, amo la sfumatura tragicomica: L’Empireo è tutto questo insieme. E non basta: ti racconta una storia avvincente. È un testo contemporaneo che osa essere ambientato nel Settecento\, precisamente nel marzo del 1759. Un testo contemporaneo\, in costume? Non ci credo! Ebbene sì. Ma non basta ancora\, anzi forse la caratteristica più importante: è il primo testo teatrale in cui mi imbatto che affronta le tematiche di genere e lo fa senza concedere nulla alla retorica e alla banalità. È secco\, ruvido\, vero\, al pari della realtà. E poi dà spazio alle attrici\, 19 personaggi di cui 17 femminili. Una bella inversione di tendenza rispetto alla media dei personaggi pensati e scritti per le donne.\nLa volontà mia e di Monica Capuani\, che ha tradotto il testo e me l’ha fatto conoscere\, è di mostrare opere come questa in Italia al fine di affermarne l’unicità e l’importanza assoluta. L’Empireo è uno spettacolo militante\, avvincente\, divertente\, con un cast d’eccezione\, che viaggia dentro la scrittura della Kirkwood\, dentro ai corpi e agli umori delle 12 matrone\, dell’imputata\, del giudizio di un cielo tanto luminoso quanto impotente\, nella vana speranza che una cometa passi e cambi la storia.\nSerena Sinigaglia \nNote della traduttrice\nL’Empireo è l’ultimo in ordine di tempo (la prima produzione\, che ha debuttato al National Theatre di Londra all’inizio del 2020\, è stata interrotta dalla pandemia) della grande drammaturga inglese Lucy Kirkwood\, autrice di testi di grandissimo interesse e ottimo successo come Chimerica\, The Children (in scena anche in Italia\, diretto da Andrea Chiodi\, con Elisabetta Pozzi\, Giovanni Crippa e Francesca Ciocchetti)\, Mosquitoes.\nL’Empireo è un testo estremamente monumentale e ambizioso: ambientato a metà del Settecento nell’Inghilterra rurale\, racconta la storia di una giuria di dodici donne convocate da un giudice che non può giustiziare per omicidio una ragazza perché si dichiara incinta. La giuria femminile dovrà decretare la verità o meno di questa affermazione\, e avrà in questo modo su di lei potere di vita o di morte. Da questo microcosmo femminile\, emergono le questioni fondamentali e intramontabili della vita delle donne di qualsiasi epoca. Primo tra tutti\, il trattamento iniquo che la legge scritta dagli uomini esercita ancora oggi sulle donne e sul loro corpo.\nMonica Capuani \n\nCrediti: \n\n\n\nL’EMPIREO\n(The Welkin)\ndi Lucy Kirkwood\ntraduzione Monica Capuani e Francesco Bianchi \nregia Serena Sinigaglia \ncon (in o. a.) Giulia Agosta\, Alvise Camozzi\, Matilde Facheris\, Viola Marietti\, Francesca Muscatello\, Marika Pensa\, Valeria Perdonò\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Anahì Traversi\, Arianna Verzeletti\, Virginia Zini\, Sandra Zoccolan \ndramaturg Monica Capuani\nscene Maria Spazzi\ncostumi Martina Ciccarelli\nassistente alla regia Michele Iuculano\ndisegno luci Christian LaFace\nsound design Sandra Zoccolan\nconsulenza canora Francesca Della Monica\nconsulenza movimento Riccardo Micheletti \nproduzione Teatro Carcano\, Teatro Nazionale di Genova\, Teatro Stabile di Bolzano\, LAC – Lugano Arte Cultura\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
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SUMMARY:Giselle
DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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SUMMARY:La Storia È Questa. Il Processo di Giovanna D'Arco
DESCRIPTION:LA STORIA È QUESTA. IL PROCESSO DI GIOVANNA D’ARCO\n\n\n\n\n\ndi Teresa Cremisi e Chiara Valerio\, regia Liv Ferracchiati \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nTre voci autorevoli e originali del panorama culturale contemporaneo si incontrano in un progetto teatrale inedito: Teresa Cremisi e Chiara Valerio firmano la scrittura di uno spettacolo che porta la firma registica di Liv Ferracchiati. Giovanna sulla scena è sola nel momento dell’accusa e in quello successivo della condanna\, vicino a lei un Anonimo Cronista che racconta la sua vicenda. Quasi un’ombra che incarna la voce del popolo\, lo stesso popolo che l’ha innalzata e ora l’abbandona\, implacabile nel giudicarne la disfatta\, Il carisma e il comando di Giovanna sono caduchi perché la logica del potere è semplice\, stare lontano da ogni forma di sconfitta. Tutto intorno\, in una zona liminare\, fra luce e ombra\, dentro e fuori dalla sua testa\, stanno le voci imperiose\, ironiche e ambigue dei santi che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Di voce c’è anche quella più incalzante\, maschile e materica del Giudice. Un uomo senza volto\, ineluttabile come sempre è il potere\, il cui corpo esiste solo nella violenza della condanna.\nIl Giudice rappresenta il potere politico travestito da potere religioso\, forse\,  ancora prima\, e più o meno consciamente\, agisce per far valere il proprio ordine contro l’ordine di altri\, amici o nemici\, cioè il disordine. Un disordine che Giovanna incarna in quanto donna che arriva a guidare le armate del Delfino di Francia\, lei che sa appena scrivere il suo nome ma ha dalla sua la certezza di essere nel giusto\, e le poche parole imparate dalle preghiere con le quali si difende davanti al tribunale. In un primo momento\, il carisma di Giovanna fa sì che lei sia creduta\, amata e seguita\, che il potere le conceda di essere una ragazza in armi\, che il suo corpo sia portato in trionfo. In un secondo momento\, quando giunge la sconfitta\, il corpo di Giovanna può essere solo annientato. E quelle stesse armi\, quegli stessi abiti\, da gloria mutano in accusa.\nIl rovesciamento\, come spiega molto meglio Bachtin\, è necessario per liberare la comunità dalla paura\, ma è un processo temporaneo\, limitato e deve essere necessariamente  riassorbito dal potere per ristabilirsi e rafforzarsi.
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DESCRIPTION:Dal 04 novembre Al 09 novembre\n\n\n\n\nL’empireo (The Welkin)\n\n\n\n\ndi Lucy Kirkwood\, regia Serena Sinigaglia\n\n\n\n\nNote di regia\nAmo l’epica\, amo la coralità\, amo la sfumatura tragicomica: L’Empireo è tutto questo insieme. E non basta: ti racconta una storia avvincente. È un testo contemporaneo che osa essere ambientato nel Settecento\, precisamente nel marzo del 1759. Un testo contemporaneo\, in costume? Non ci credo! Ebbene sì. Ma non basta ancora\, anzi forse la caratteristica più importante: è il primo testo teatrale in cui mi imbatto che affronta le tematiche di genere e lo fa senza concedere nulla alla retorica e alla banalità. È secco\, ruvido\, vero\, al pari della realtà. E poi dà spazio alle attrici\, 19 personaggi di cui 17 femminili. Una bella inversione di tendenza rispetto alla media dei personaggi pensati e scritti per le donne.\nLa volontà mia e di Monica Capuani\, che ha tradotto il testo e me l’ha fatto conoscere\, è di mostrare opere come questa in Italia al fine di affermarne l’unicità e l’importanza assoluta. L’Empireo è uno spettacolo militante\, avvincente\, divertente\, con un cast d’eccezione\, che viaggia dentro la scrittura della Kirkwood\, dentro ai corpi e agli umori delle 12 matrone\, dell’imputata\, del giudizio di un cielo tanto luminoso quanto impotente\, nella vana speranza che una cometa passi e cambi la storia.\nSerena Sinigaglia \nNote della traduttrice\nL’Empireo è l’ultimo in ordine di tempo (la prima produzione\, che ha debuttato al National Theatre di Londra all’inizio del 2020\, è stata interrotta dalla pandemia) della grande drammaturga inglese Lucy Kirkwood\, autrice di testi di grandissimo interesse e ottimo successo come Chimerica\, The Children (in scena anche in Italia\, diretto da Andrea Chiodi\, con Elisabetta Pozzi\, Giovanni Crippa e Francesca Ciocchetti)\, Mosquitoes.\nL’Empireo è un testo estremamente monumentale e ambizioso: ambientato a metà del Settecento nell’Inghilterra rurale\, racconta la storia di una giuria di dodici donne convocate da un giudice che non può giustiziare per omicidio una ragazza perché si dichiara incinta. La giuria femminile dovrà decretare la verità o meno di questa affermazione\, e avrà in questo modo su di lei potere di vita o di morte. Da questo microcosmo femminile\, emergono le questioni fondamentali e intramontabili della vita delle donne di qualsiasi epoca. Primo tra tutti\, il trattamento iniquo che la legge scritta dagli uomini esercita ancora oggi sulle donne e sul loro corpo.\nMonica Capuani \n\nCrediti: \n\n\n\nL’EMPIREO\n(The Welkin)\ndi Lucy Kirkwood\ntraduzione Monica Capuani e Francesco Bianchi \nregia Serena Sinigaglia \ncon (in o. a.) Giulia Agosta\, Alvise Camozzi\, Matilde Facheris\, Viola Marietti\, Francesca Muscatello\, Marika Pensa\, Valeria Perdonò\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Chiara Stoppa\, Anahì Traversi\, Arianna Verzeletti\, Virginia Zini\, Sandra Zoccolan \ndramaturg Monica Capuani\nscene Maria Spazzi\ncostumi Martina Ciccarelli\nassistente alla regia Michele Iuculano\ndisegno luci Christian LaFace\nsound design Sandra Zoccolan\nconsulenza canora Francesca Della Monica\nconsulenza movimento Riccardo Micheletti \nproduzione Teatro Carcano\, Teatro Nazionale di Genova\, Teatro Stabile di Bolzano\, LAC – Lugano Arte Cultura\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
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SUMMARY:Serata William Forsythe / The Blake Works
DESCRIPTION:Serata William Forsythe / The Blake Works\nLa serata si svolgerà dal 11 al 29 novembre 2025 al Teatro alla Scala. Ogni recita ha inizio alle ore 20:00 (salvo indicazione diversa per la matinée). La durata totale previsto è circa 1 ora e 35 minuti (incluso intervallo). \nIl programma\nLa serata propone un trittico coreografico del celebre coreografo americano William Forsythe\, costruito sulla musica del compositore britannico James Blake: \n\n\nPrologue – nuova produzione per la Scala\, coreografia\, scene e costumi di Forsythe. \n\n\nThe Barre Project – creazione che riflette sulla forma della barra da esercizio\, coreografia\, scene e costumi di Forsythe. \n\n\nBlake Works I – lavoro originario del 2016 con la Paris Opera Ballet\, qui riadattato per la Scala; musiche tratte dall’album The Colour in Anything di James Blake. \n\n\nContesto e significato\nIl progetto Blake Works ha preso avvio nel 2016\, quando Forsythe iniziò ad esplorare il tessuto musicale di James Blake\, mescolando linguaggi classici del balletto con elementi contemporanei e una base elettronica-soul. L’edizione completa della suite è stata destinata al Corpo di Ballo della Scala nel 2023\, rendendo questa serata un momento significativo nel repertorio della compagnia scaligera. \nForsythe è noto per aver riformulato la grammatica del balletto tradizionale\, facendo dialogare rigore tecnico\, innovazione coreografica e contesti musicali non convenzionali. In questo caso\, la musica registrata (non dal vivo) diventa una parte integrante della struttura coreografica\, offrendo al pubblico una visione della danza come architettura in movimento. \nPerché vederla\n\n\nUn’occasione unica per assistere a una produzione recente e significativa di Forsythe\, per la Scala\, su musica contemporanea. \n\n\nUn programma che unisce tre lavori distinti – dal più “sperimentale” (Prologue) al pezzo più articolato e “neoclassico” (Blake Works I) – offrendo uno spettro completo del suo linguaggio danzante. \n\n\nLa presenza del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala impegnata in un repertorio che ne evidenzia versatilità e preparazione tecnica verso linguaggi non solo “accademici”. \n\n\nSerata William Forsythe / The Blake Works
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DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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SUMMARY:Il Medico dei Pazzi
DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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SUMMARY:Il Testamento Di Parasacco
DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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SUMMARY:Il Medico dei Pazzi
DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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SUMMARY:Il Testamento Di Parasacco
DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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SUMMARY:Zaubernacht\, Ensemble In Canto
DESCRIPTION:Zaubernacht\, Ensemble In Canto \nLo spettacolo Zaubernacht (in tedesco “Notte magica”) è una Kinderpantomime (pantomima per l’infanzia) scritta da Kurt Weill su libretto di Wladimir Boritsch nel 1922\, quando Weill era ancora studente nella classe di Ferruccio Busoni. \nLo spettacolo presenta una sorta di fantasia onirica: due bambini si addormentano nella propria stanza e\, a mezzanotte\, una fata appare e risveglia i giocattoli che prendono vita. Seguono interazioni\, danze e avventure tra i bambini e i loro giocattoli\, in un’atmosfera che mescola sogno\, comicità e un po’ di inquietudine. \nL’opera è concepita per un piccolo ensemble: flauto\, fagotto\, percussioni\, pianoforte e cinque strumenti ad arco (due violini\, viola\, violoncello e contrabbasso). La parte vocale è affidata a un soprano (la fata) con un numero solista. \nImportante: l’orchestrazione originale era andata perduta e si credeva quasi dispersa. Solo nel 2005 è stato ritrovato un insieme di parti strumentali presso l’Università di Yale\, nascosto in un caveau dimenticato\, che ha permesso di ricostruire il materiale orchestrale e pubblicare una edizione critica nel 2008. \nInterpretazione di Ensemble In Canto\nL’Ensemble In Canto — gruppo sorto nell’ambito del Festival OperaInCanto\, molto attivo in Italia nel repertorio contemporaneo e del Novecento\, e noto per affrontare anche pagine meno conosciute — mette in scena Zaubernacht in forma di concerto/spettacolo con la partecipazione del soprano Patrizia Polia e la direzione di Fabio Maestri. \nIn una esecuzione passata\, l’organico impiegato da Ensemble In Canto comprendeva: Vincenzo Bolognese (violino I)\, Anna Chulkina (violino II)\, Lorenzo Rundo (viola)\, Michele Chiapperino (violoncello)\, Franco Fraioli (contrabbasso)\, Fabio Colajanni (flauto e ottavino)\, Andrea Corsi (fagotto)\, Giulio Calandri (percussioni) e Silvia Paparelli (pianoforte). \nSecondo le note critiche\, questa edizione “italiana” punta a mostrare il giovane Weill\, ancora non maturo\, ma già capace di un linguaggio musicale che miscela elementi moderni\, impressionistici\, jazz e danze tradizionali.
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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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SUMMARY:Il Medico dei Pazzi
DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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SUMMARY:Il Testamento Di Parasacco
DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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SUMMARY:Vita di San Genesio
DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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SUMMARY:Finale di partita
DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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