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SUMMARY:Uscita Di Emergenza
DESCRIPTION:USCITA DI EMERGENZA\n\n\n\n\n\ndi Manlio Santanelli\, regia Alfio Scuderi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nil regista Alfio Scuderi nelle sue note spiega: la scrittura di Manlio Santanelli mi ha subito colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso\, e per la grande ironia che pervade tutti i suoi testi. Manlio Santanelli è un autore moderno\, dinamico\, vivace; un autore che\, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città\, guarda alla drammaturgia contemporanea europea.\nUscita di emergenza è una di quelle commedie perfette\, nella struttura\, nel ritmo\, nella comicità\, e anche nella sua densità. Penso che valga la pena tornare a metterla in scena oggi come uno di quei classici che è sempre bello ritrovare in un nuovo allestimento\, con una nuova lettura e nuovi attori. Vedo nel testo anche una forte attualità\, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona\, oggi come ieri\, i due protagonisti nella loro condizione di instabilità e isolamento\, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il nostro mondo devastato da guerre e disagi\, da squilibri e disumanità\, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda\, più attuale e interessante del testo. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a proporre e a mettere in scena oggi un testo che Manlio Santanelli ha scritto nel 1978 e che ha visto una prima edizione proprio al San Ferdinando nel 1980. Per questo viaggio nella scrittura di Santanelli ho subito pensato a due complici\, due speciali compagni di viaggio\, che sono sicuro potranno dare il loro meglio con le parole dell’autore: Nando Paone e Vincenzo Ferrera. Sono due attori che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma\, tra comicità e poesia\, due attori con cui sarà bello ritrovarsi a “giocare”\, a scommettere\, a esplorare. A partire da questa scelta mi piace che “Pacebbene” possa mantenere la sua forte identità napoletana immaginata nella scrittura dall’autore\, mentre “Cirillo” possa ripensarsi siciliano\, in quel gemellaggio poetico tra queste due culture così vicine\, che tanta passione ha sempre generato.
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DESCRIPTION:I TURNI\n\n\n\n\n\nscritto e diretto da Cristina Comencini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI turni\, raffinata e dolcemara commedia scritta e diretta da Cristina Comencini\, nota regista italiana e autrice di film come “La bestia nel cuore”\, “Latin Lover” e “Il più bel giorno della mia vita”andrà in scena a marzo al Teatro Mercadante.\nChi ha deciso il ruolo che abbiamo in ogni famiglia?\nSe lo chiedono due sorelle che si ritrovano la domenica a coprire i turni per accudire la madre malata. Le due donne sono diametralmente opposte: hanno scelto percorsi e stili di vita diversi. Tutte queste scelte le hanno però condotto entrambe a dividersi i turni della domenica\, mentre il fratello non partecipa: di fatto il ruolo che ricoprono nella famiglia è stato assegnato dalla società. Così decidono di ribellarsi e\, quando il fratello passa a trovare la madre\, lo chiudono in casa e ribaltano i ruoli e tornano con la fantasia ed il gioco\, alla tenerezza ed all’indefinitezza dei tre bambini che erano\, quando si amavano e tutto sembrava possibile per ognuno di loro.
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SUMMARY:Changing The Sheets. Amore fresco\, ogni settimana.
DESCRIPTION:CHANGING THE SHEETS. Amore fresco\, ogni settimana.\n\n\n\n\n\ndi Harry Butler\, regia di Vincenzo Nemolato \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChanging the Sheets è un testo dell’autore irlandese Harry Butler\, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022. Lo spettacolo racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. \nAttraverso dialoghi serrati e momenti di intimità\, la pièce esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea\, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento. \nChanging the sheets ci offre la possibilità di riflettere sulla capacità di relazione dell’uomo contemporaneo\, su quanto essa sia influenzata dai nuovi sistemi di comunicazione e su quanto la stessa società\, che ci vuole iperconnessi e sempre performanti\, ci condiziona in maniera negativa nella ricerca di una relazione affettiva stabile. I due protagonisti diventano così specchio di una generazione che fatica a comunicare davvero\, intrappolata in una continua oscillazione tra desiderio di intimità e paura del coinvolgimento. \nL’adattamento italiano\, curato da Francesco Ferrara e diretto da Vincenzo Nemolato\, mantiene l’ironia e l’intensità del testo originale\, arricchendolo di riferimenti culturali italiani e di una messa in scena che esalta l’umorismo e il ritmo serrato dei dialoghi. La rappresentazione si sviluppa come una giostra emotiva e comica\, alternando momenti di intimità e confronto a scene esilaranti\, dove la fragilità dei personaggi diventa fonte di ironia e leggerezza. Tra battute taglienti\, malintesi comici e slanci romantici\, lo spettacolo diverte e coinvolge\, senza mai perdere la sua riflessione critica sulle relazioni moderne. \nChanging the Sheets è pensato per un pubblico dinamico e moderno\, soprattutto per giovani adulti alla ricerca di spettacoli che sfidano le convenzioni e affrontano temi contemporanei. Lo spettacolo offre un’esperienza coinvolgente e divertente\, in cui la comicità e la leggerezza dei dialoghi si intrecciano con riflessioni più profonde sulle relazioni e sull’amore. Attraverso battute taglienti e situazioni esilaranti\, gli spettatori sono invitati a esplorare le proprie idee sulla relazione e sull’amore in un mondo sempre più liquido e complesso\, che è disposto ad accantonare l’altro e i suoi bisogni con la stessa frequenza con la quale si cambiano le lenzuola\, per avere qualcosa di fresco\, ogni settimana\, che inevitabilmente ci stancherà presto.
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DESCRIPTION:Lucia di Lammermoor\nDramma tragico in tre atti\nLibretto di Salvatore Cammarano\nMusica di Gaetano Donizetti \nPremière al Teatro San Carlo di Napoli\, 26 Settembre 1835. \nDirettore | Francesco Lanzillotta\nRegia | Gianni Amelio\nScene | Nicola Rubertelli\nCostumi | Maurizio Millenotti\nLuci | Pasquale Mari\nCoreografia | da annunciare \nInterpreti\nEnrico | Mattia Olivieri\nLucia | Rosa Feola\nEdgardo | René Barbera\nArturo | Sun Tianxuefei#\nRaimondo | Alexander Köpeczi\nAlisa | Sayumi Kaneko #\nNormanno | Francesco Domenico Doto # \nOrchestra\, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer \nProduzione Teatro di San Carlo \n# Ex allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 11 marzo 2026\, ore 20:00 – A – CREMISI – II\ndomenica 15 marzo 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmercoledì 18 marzo 2026\, ore 19:00 – B CREMISI – III\nsabato 21 marzo 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II\nmartedì 24 marzo 2026\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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SUMMARY:McGregor / Maillot / Naharin
DESCRIPTION:McGregor Maillot Naharin\n\nMcGregor / Maillot / Naharin – Una serata\, tre mondi\nEntrare in sala per assistere a McGregor / Maillot / Naharin significa prepararsi a un viaggio attraverso tre universi coreografici che\, pur lontanissimi tra loro\, dialogano sorprendentemente bene. È una serata che non procede per somma\, ma per trasformazione: ogni coreografo apre una porta diversa sul modo in cui il corpo può abitare lo spazio\, raccontare\, vibrare. \nIl primo impatto è quello con l’immaginario di Wayne McGregor. La sua danza appare come una materia viva e mutevole\, modellata dalla tecnologia e dal pensiero scientifico che alimentano da sempre la sua ricerca. I danzatori sembrano attraversati da correnti elettriche\, capaci di scatti fulminei e di curvature imprevedibili. Ciò che colpisce non è solo la complessità dei movimenti\, ma l’idea che il corpo possa superare continuamente i propri limiti\, reinventarsi\, diventare quasi una creatura del futuro. \nIl clima cambia radicalmente con Jean-Christophe Maillot\, che riporta l’attenzione sulla poesia del gesto e sull’emozione che nasce dall’incontro tra i corpi. La sua danza non racconta una storia in modo lineare\, ma evoca sentimenti\, intimità\, fragilità. C’è grazia\, teatralità\, un’eleganza che non è mai pura forma\, ma sempre qualcosa che tocca la sfera umana. È un momento in cui la scena sembra respirare al ritmo delle relazioni. \nInfine\, l’energia si apre e si libera con Ohad Naharin. La sua poetica\, nutrita dal metodo Gaga\, invita i danzatori a lasciarsi attraversare dalle sensazioni più profonde. Il movimento nasce dall’interno\, cresce\, si espande\, si frantuma e si ricompone. È un’esperienza quasi rituale\, un’esplorazione della vitalità del corpo. Lo spettatore viene coinvolto in un vortice che ha qualcosa di primitivo e allo stesso tempo estremamente raffinato. \nIl risultato è una serata intensa\, variegata\, che rimane impressa per la sua capacità di mostrare quanto la danza possa essere infinita nelle sue possibilità.
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LOCATION:Teatro Alla Scala
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SUMMARY:Il Berretto A Sonagli
DESCRIPTION:IL BERRETTO A SONAGLI\n\n\n\n\n\ndi Luigi Pirandello\, regia Andrea Baracco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nPirandello non è autore per tempi di pace\, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità\, la tragica disintegrazione dell’io\, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama\, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi\, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro\, la concretezza degli accadimenti per passare altrove\, in un generico luogo\, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso\, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria\, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente\, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche\, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo\, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche\, da tutte le etichette concettuali\, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà\, quella effervescenza fantastica\, che oggettivamente possiede”.\nCinque anni dopo aver scritto la novella La Verità\, Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli\, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma.\nIn una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista\, Ciampa\, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità\, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”; sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi\, incisi\, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata\, perché è sempre tale il mio dialogo\, non fatto mai di parole\, ma di mosse d’anima”. Ecco\, è lo stesso Pirandello che si smarca con fermezza dal pirandellismo\, da quel ragionatore impenitente\, che sembra sempre avere il pensiero troppo saldo e talmente ragionato da non poter mai porsi nel luogo della contraddizione\, dell’imprevisto\, dell’umano insomma.\nL’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia\, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto\, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti. Comincia il suo percorso con una semplicità che gli consente di avere aspetti comici\, di una comicità ironica con cui si prende ferocemente gioco dell’ottusità degli altri\, per poi precipitare\, nella sua umiliazione da vinto\, in una sorta di esaltazione lirica che fa transitare continuamente lo spettatore dal riso all’angoscia. \nAndrea Baracco
URL:https://tecnofra.it/evento/il-berretto-a-sonagli/
LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Gilda\, nel gioco del Duca
DESCRIPTION:Gilda\, nel gioco del Duca\n“Gilda\, nel gioco del Duca” è un progetto teatrale e musicale che rilegge la figura di Gilda\, la giovane protagonista del Rigoletto verdiano\, spostando il centro del racconto dalla corte corrotta del Duca di Mantova al suo universo interiore. Non è più soltanto la vittima ingenua della seduzione\, né la pedina di un padre accecato dall’amore: è un personaggio che prende voce\, che osserva il mondo che le ruota intorno e lo smonta\, lo indaga\, lo mette in discussione. \nLo spettacolo si costruisce come una sorta di percorso mentale\, un gioco di specchi dove le scene originali dell’opera vengono trasformate\, ribaltate o tagliate in modo da rivelare ciò che spesso resta fuori dal libretto: le paure\, i desideri\, e soprattutto la lucidità nascosta di una ragazza che il mondo si ostina a considerare fragile. Il “gioco” del Duca diventa allora una metafora: è il meccanismo del potere seduttivo\, il fascino ambiguo dell’autorità\, l’abilità manipolatoria di chi sa mostrarsi irresistibile proprio mentre costruisce la rovina di chi lo ama. \nLa drammaturgia intreccia arie celebri con nuovi testi\, momenti di narrazione\, e un uso molto fisico dello spazio scenico. Gilda attraversa luci\, ombre\, apparizioni del Duca che emergono come ricordi o tentazioni\, mentre la musica — ora fedele\, ora rielaborata — diventa il filo emotivo che guida il pubblico dentro la sua metamorfosi. \nIl cuore dello spettacolo sta in questa trasformazione: Gilda non è più solo la martire romantica sacrificata per amore\, ma una giovane donna che comprende progressivamente la natura del gioco\, che riconosce l’inganno\, e che sceglie\, con coraggio\, di affrontare la verità anche quando questa la conduce verso un destino estremo. \n“Gilda\, nel gioco del Duca” diventa così un racconto sulla consapevolezza\, sulla manipolazione affettiva e sul prezzo della libertà emotiva.
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SUMMARY:Uscita Di Emergenza
DESCRIPTION:USCITA DI EMERGENZA\n\n\n\n\n\ndi Manlio Santanelli\, regia Alfio Scuderi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nil regista Alfio Scuderi nelle sue note spiega: la scrittura di Manlio Santanelli mi ha subito colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso\, e per la grande ironia che pervade tutti i suoi testi. Manlio Santanelli è un autore moderno\, dinamico\, vivace; un autore che\, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città\, guarda alla drammaturgia contemporanea europea.\nUscita di emergenza è una di quelle commedie perfette\, nella struttura\, nel ritmo\, nella comicità\, e anche nella sua densità. Penso che valga la pena tornare a metterla in scena oggi come uno di quei classici che è sempre bello ritrovare in un nuovo allestimento\, con una nuova lettura e nuovi attori. Vedo nel testo anche una forte attualità\, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona\, oggi come ieri\, i due protagonisti nella loro condizione di instabilità e isolamento\, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il nostro mondo devastato da guerre e disagi\, da squilibri e disumanità\, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda\, più attuale e interessante del testo. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a proporre e a mettere in scena oggi un testo che Manlio Santanelli ha scritto nel 1978 e che ha visto una prima edizione proprio al San Ferdinando nel 1980. Per questo viaggio nella scrittura di Santanelli ho subito pensato a due complici\, due speciali compagni di viaggio\, che sono sicuro potranno dare il loro meglio con le parole dell’autore: Nando Paone e Vincenzo Ferrera. Sono due attori che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma\, tra comicità e poesia\, due attori con cui sarà bello ritrovarsi a “giocare”\, a scommettere\, a esplorare. A partire da questa scelta mi piace che “Pacebbene” possa mantenere la sua forte identità napoletana immaginata nella scrittura dall’autore\, mentre “Cirillo” possa ripensarsi siciliano\, in quel gemellaggio poetico tra queste due culture così vicine\, che tanta passione ha sempre generato.
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SUMMARY:Hélène Grimaud
DESCRIPTION:Hélène Grimaud\nPianoforte | Hélène Grimaud \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Sonata per pianoforte n. 30 in mi maggiore\, op. 109\nJohannes Brahms\, Tre Intermezzi per pianoforte\, op. 117\nJohannes Brahms\, Sette Fantasie per pianoforte op. 116\nJohann Sebastian Bach / Ferruccio Busoni\, “Chaconne” dalla Partita n. 2 in re minore\, BWV 1004 \nTeatro di San Carlo | BLU\ngiovedì 19 marzo 2026\, ore 20:00 – F.A. – BLU – VIII \nDurata: 1 ora e 30 minuti circa\, con intervallo
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SUMMARY:Concerto di Natale / Coro del Teatro di San Carlo
DESCRIPTION:Concerto di Natale / Coro del Teatro di San Carlo\nConcerto di brani della tradizione natalizia \nDirettore | Fabrizio Cassi\nPianoforte | Vincenzo Caruso \nProgramma\nChristmas Carols di varie parti del Mondo \nCoro del Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | BLU\ngiovedì 4 dicembre 2025\, ore 19 – F.A. – BLU – VIII\nmercoledì 17 dicembre 2025\, ore 19 – F.A. – BLU – VIII \nDurata: da annunciare
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SUMMARY:Changing The Sheets. Amore fresco\, ogni settimana.
DESCRIPTION:CHANGING THE SHEETS. Amore fresco\, ogni settimana.\n\n\n\n\n\ndi Harry Butler\, regia di Vincenzo Nemolato \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChanging the Sheets è un testo dell’autore irlandese Harry Butler\, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022. Lo spettacolo racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. \nAttraverso dialoghi serrati e momenti di intimità\, la pièce esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea\, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento. \nChanging the sheets ci offre la possibilità di riflettere sulla capacità di relazione dell’uomo contemporaneo\, su quanto essa sia influenzata dai nuovi sistemi di comunicazione e su quanto la stessa società\, che ci vuole iperconnessi e sempre performanti\, ci condiziona in maniera negativa nella ricerca di una relazione affettiva stabile. I due protagonisti diventano così specchio di una generazione che fatica a comunicare davvero\, intrappolata in una continua oscillazione tra desiderio di intimità e paura del coinvolgimento. \nL’adattamento italiano\, curato da Francesco Ferrara e diretto da Vincenzo Nemolato\, mantiene l’ironia e l’intensità del testo originale\, arricchendolo di riferimenti culturali italiani e di una messa in scena che esalta l’umorismo e il ritmo serrato dei dialoghi. La rappresentazione si sviluppa come una giostra emotiva e comica\, alternando momenti di intimità e confronto a scene esilaranti\, dove la fragilità dei personaggi diventa fonte di ironia e leggerezza. Tra battute taglienti\, malintesi comici e slanci romantici\, lo spettacolo diverte e coinvolge\, senza mai perdere la sua riflessione critica sulle relazioni moderne. \nChanging the Sheets è pensato per un pubblico dinamico e moderno\, soprattutto per giovani adulti alla ricerca di spettacoli che sfidano le convenzioni e affrontano temi contemporanei. Lo spettacolo offre un’esperienza coinvolgente e divertente\, in cui la comicità e la leggerezza dei dialoghi si intrecciano con riflessioni più profonde sulle relazioni e sull’amore. Attraverso battute taglienti e situazioni esilaranti\, gli spettatori sono invitati a esplorare le proprie idee sulla relazione e sull’amore in un mondo sempre più liquido e complesso\, che è disposto ad accantonare l’altro e i suoi bisogni con la stessa frequenza con la quale si cambiano le lenzuola\, per avere qualcosa di fresco\, ogni settimana\, che inevitabilmente ci stancherà presto.
URL:https://tecnofra.it/evento/changing-the-sheets-amore-fresco-ogni-settimana/
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DESCRIPTION:CHANGING THE SHEETS. Amore fresco\, ogni settimana.\n\n\n\n\n\ndi Harry Butler\, regia di Vincenzo Nemolato \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChanging the Sheets è un testo dell’autore irlandese Harry Butler\, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022. Lo spettacolo racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. \nAttraverso dialoghi serrati e momenti di intimità\, la pièce esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea\, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento. \nChanging the sheets ci offre la possibilità di riflettere sulla capacità di relazione dell’uomo contemporaneo\, su quanto essa sia influenzata dai nuovi sistemi di comunicazione e su quanto la stessa società\, che ci vuole iperconnessi e sempre performanti\, ci condiziona in maniera negativa nella ricerca di una relazione affettiva stabile. I due protagonisti diventano così specchio di una generazione che fatica a comunicare davvero\, intrappolata in una continua oscillazione tra desiderio di intimità e paura del coinvolgimento. \nL’adattamento italiano\, curato da Francesco Ferrara e diretto da Vincenzo Nemolato\, mantiene l’ironia e l’intensità del testo originale\, arricchendolo di riferimenti culturali italiani e di una messa in scena che esalta l’umorismo e il ritmo serrato dei dialoghi. La rappresentazione si sviluppa come una giostra emotiva e comica\, alternando momenti di intimità e confronto a scene esilaranti\, dove la fragilità dei personaggi diventa fonte di ironia e leggerezza. Tra battute taglienti\, malintesi comici e slanci romantici\, lo spettacolo diverte e coinvolge\, senza mai perdere la sua riflessione critica sulle relazioni moderne. \nChanging the Sheets è pensato per un pubblico dinamico e moderno\, soprattutto per giovani adulti alla ricerca di spettacoli che sfidano le convenzioni e affrontano temi contemporanei. Lo spettacolo offre un’esperienza coinvolgente e divertente\, in cui la comicità e la leggerezza dei dialoghi si intrecciano con riflessioni più profonde sulle relazioni e sull’amore. Attraverso battute taglienti e situazioni esilaranti\, gli spettatori sono invitati a esplorare le proprie idee sulla relazione e sull’amore in un mondo sempre più liquido e complesso\, che è disposto ad accantonare l’altro e i suoi bisogni con la stessa frequenza con la quale si cambiano le lenzuola\, per avere qualcosa di fresco\, ogni settimana\, che inevitabilmente ci stancherà presto.
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SUMMARY:Uscita Di Emergenza
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DESCRIPTION:IL BERRETTO A SONAGLI\n\n\n\n\n\ndi Luigi Pirandello\, regia Andrea Baracco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nPirandello non è autore per tempi di pace\, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità\, la tragica disintegrazione dell’io\, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama\, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi\, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro\, la concretezza degli accadimenti per passare altrove\, in un generico luogo\, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso\, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria\, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente\, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche\, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo\, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche\, da tutte le etichette concettuali\, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà\, quella effervescenza fantastica\, che oggettivamente possiede”.\nCinque anni dopo aver scritto la novella La Verità\, Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli\, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma.\nIn una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista\, Ciampa\, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità\, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”; sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi\, incisi\, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata\, perché è sempre tale il mio dialogo\, non fatto mai di parole\, ma di mosse d’anima”. Ecco\, è lo stesso Pirandello che si smarca con fermezza dal pirandellismo\, da quel ragionatore impenitente\, che sembra sempre avere il pensiero troppo saldo e talmente ragionato da non poter mai porsi nel luogo della contraddizione\, dell’imprevisto\, dell’umano insomma.\nL’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia\, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto\, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti. Comincia il suo percorso con una semplicità che gli consente di avere aspetti comici\, di una comicità ironica con cui si prende ferocemente gioco dell’ottusità degli altri\, per poi precipitare\, nella sua umiliazione da vinto\, in una sorta di esaltazione lirica che fa transitare continuamente lo spettatore dal riso all’angoscia. \nAndrea Baracco
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SUMMARY:Changing The Sheets. Amore fresco\, ogni settimana.
DESCRIPTION:CHANGING THE SHEETS. Amore fresco\, ogni settimana.\n\n\n\n\n\ndi Harry Butler\, regia di Vincenzo Nemolato \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChanging the Sheets è un testo dell’autore irlandese Harry Butler\, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022. Lo spettacolo racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. \nAttraverso dialoghi serrati e momenti di intimità\, la pièce esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea\, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento. \nChanging the sheets ci offre la possibilità di riflettere sulla capacità di relazione dell’uomo contemporaneo\, su quanto essa sia influenzata dai nuovi sistemi di comunicazione e su quanto la stessa società\, che ci vuole iperconnessi e sempre performanti\, ci condiziona in maniera negativa nella ricerca di una relazione affettiva stabile. I due protagonisti diventano così specchio di una generazione che fatica a comunicare davvero\, intrappolata in una continua oscillazione tra desiderio di intimità e paura del coinvolgimento. \nL’adattamento italiano\, curato da Francesco Ferrara e diretto da Vincenzo Nemolato\, mantiene l’ironia e l’intensità del testo originale\, arricchendolo di riferimenti culturali italiani e di una messa in scena che esalta l’umorismo e il ritmo serrato dei dialoghi. La rappresentazione si sviluppa come una giostra emotiva e comica\, alternando momenti di intimità e confronto a scene esilaranti\, dove la fragilità dei personaggi diventa fonte di ironia e leggerezza. Tra battute taglienti\, malintesi comici e slanci romantici\, lo spettacolo diverte e coinvolge\, senza mai perdere la sua riflessione critica sulle relazioni moderne. \nChanging the Sheets è pensato per un pubblico dinamico e moderno\, soprattutto per giovani adulti alla ricerca di spettacoli che sfidano le convenzioni e affrontano temi contemporanei. Lo spettacolo offre un’esperienza coinvolgente e divertente\, in cui la comicità e la leggerezza dei dialoghi si intrecciano con riflessioni più profonde sulle relazioni e sull’amore. Attraverso battute taglienti e situazioni esilaranti\, gli spettatori sono invitati a esplorare le proprie idee sulla relazione e sull’amore in un mondo sempre più liquido e complesso\, che è disposto ad accantonare l’altro e i suoi bisogni con la stessa frequenza con la quale si cambiano le lenzuola\, per avere qualcosa di fresco\, ogni settimana\, che inevitabilmente ci stancherà presto.
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SUMMARY:Uscita Di Emergenza
DESCRIPTION:USCITA DI EMERGENZA\n\n\n\n\n\ndi Manlio Santanelli\, regia Alfio Scuderi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nil regista Alfio Scuderi nelle sue note spiega: la scrittura di Manlio Santanelli mi ha subito colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso\, e per la grande ironia che pervade tutti i suoi testi. Manlio Santanelli è un autore moderno\, dinamico\, vivace; un autore che\, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città\, guarda alla drammaturgia contemporanea europea.\nUscita di emergenza è una di quelle commedie perfette\, nella struttura\, nel ritmo\, nella comicità\, e anche nella sua densità. Penso che valga la pena tornare a metterla in scena oggi come uno di quei classici che è sempre bello ritrovare in un nuovo allestimento\, con una nuova lettura e nuovi attori. Vedo nel testo anche una forte attualità\, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona\, oggi come ieri\, i due protagonisti nella loro condizione di instabilità e isolamento\, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il nostro mondo devastato da guerre e disagi\, da squilibri e disumanità\, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda\, più attuale e interessante del testo. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a proporre e a mettere in scena oggi un testo che Manlio Santanelli ha scritto nel 1978 e che ha visto una prima edizione proprio al San Ferdinando nel 1980. Per questo viaggio nella scrittura di Santanelli ho subito pensato a due complici\, due speciali compagni di viaggio\, che sono sicuro potranno dare il loro meglio con le parole dell’autore: Nando Paone e Vincenzo Ferrera. Sono due attori che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma\, tra comicità e poesia\, due attori con cui sarà bello ritrovarsi a “giocare”\, a scommettere\, a esplorare. A partire da questa scelta mi piace che “Pacebbene” possa mantenere la sua forte identità napoletana immaginata nella scrittura dall’autore\, mentre “Cirillo” possa ripensarsi siciliano\, in quel gemellaggio poetico tra queste due culture così vicine\, che tanta passione ha sempre generato.
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SUMMARY:Lucia di Lammermoor
DESCRIPTION:Lucia di Lammermoor\nDramma tragico in tre atti\nLibretto di Salvatore Cammarano\nMusica di Gaetano Donizetti \nPremière al Teatro San Carlo di Napoli\, 26 Settembre 1835. \nDirettore | Francesco Lanzillotta\nRegia | Gianni Amelio\nScene | Nicola Rubertelli\nCostumi | Maurizio Millenotti\nLuci | Pasquale Mari\nCoreografia | da annunciare \nInterpreti\nEnrico | Mattia Olivieri\nLucia | Rosa Feola\nEdgardo | René Barbera\nArturo | Sun Tianxuefei#\nRaimondo | Alexander Köpeczi\nAlisa | Sayumi Kaneko #\nNormanno | Francesco Domenico Doto # \nOrchestra\, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer \nProduzione Teatro di San Carlo \n# Ex allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 11 marzo 2026\, ore 20:00 – A – CREMISI – II\ndomenica 15 marzo 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmercoledì 18 marzo 2026\, ore 19:00 – B CREMISI – III\nsabato 21 marzo 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II\nmartedì 24 marzo 2026\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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DESCRIPTION:CHANGING THE SHEETS. Amore fresco\, ogni settimana.\n\n\n\n\n\ndi Harry Butler\, regia di Vincenzo Nemolato \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nChanging the Sheets è un testo dell’autore irlandese Harry Butler\, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022. Lo spettacolo racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. \nAttraverso dialoghi serrati e momenti di intimità\, la pièce esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea\, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento. \nChanging the sheets ci offre la possibilità di riflettere sulla capacità di relazione dell’uomo contemporaneo\, su quanto essa sia influenzata dai nuovi sistemi di comunicazione e su quanto la stessa società\, che ci vuole iperconnessi e sempre performanti\, ci condiziona in maniera negativa nella ricerca di una relazione affettiva stabile. I due protagonisti diventano così specchio di una generazione che fatica a comunicare davvero\, intrappolata in una continua oscillazione tra desiderio di intimità e paura del coinvolgimento. \nL’adattamento italiano\, curato da Francesco Ferrara e diretto da Vincenzo Nemolato\, mantiene l’ironia e l’intensità del testo originale\, arricchendolo di riferimenti culturali italiani e di una messa in scena che esalta l’umorismo e il ritmo serrato dei dialoghi. La rappresentazione si sviluppa come una giostra emotiva e comica\, alternando momenti di intimità e confronto a scene esilaranti\, dove la fragilità dei personaggi diventa fonte di ironia e leggerezza. Tra battute taglienti\, malintesi comici e slanci romantici\, lo spettacolo diverte e coinvolge\, senza mai perdere la sua riflessione critica sulle relazioni moderne. \nChanging the Sheets è pensato per un pubblico dinamico e moderno\, soprattutto per giovani adulti alla ricerca di spettacoli che sfidano le convenzioni e affrontano temi contemporanei. Lo spettacolo offre un’esperienza coinvolgente e divertente\, in cui la comicità e la leggerezza dei dialoghi si intrecciano con riflessioni più profonde sulle relazioni e sull’amore. Attraverso battute taglienti e situazioni esilaranti\, gli spettatori sono invitati a esplorare le proprie idee sulla relazione e sull’amore in un mondo sempre più liquido e complesso\, che è disposto ad accantonare l’altro e i suoi bisogni con la stessa frequenza con la quale si cambiano le lenzuola\, per avere qualcosa di fresco\, ogni settimana\, che inevitabilmente ci stancherà presto.
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DESCRIPTION:Lucia di Lammermoor\nDramma tragico in tre atti\nLibretto di Salvatore Cammarano\nMusica di Gaetano Donizetti \nPremière al Teatro San Carlo di Napoli\, 26 Settembre 1835. \nDirettore | Francesco Lanzillotta\nRegia | Gianni Amelio\nScene | Nicola Rubertelli\nCostumi | Maurizio Millenotti\nLuci | Pasquale Mari\nCoreografia | da annunciare \nInterpreti\nEnrico | Mattia Olivieri\nLucia | Rosa Feola\nEdgardo | René Barbera\nArturo | Sun Tianxuefei#\nRaimondo | Alexander Köpeczi\nAlisa | Sayumi Kaneko #\nNormanno | Francesco Domenico Doto # \nOrchestra\, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer \nProduzione Teatro di San Carlo \n# Ex allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 11 marzo 2026\, ore 20:00 – A – CREMISI – II\ndomenica 15 marzo 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmercoledì 18 marzo 2026\, ore 19:00 – B CREMISI – III\nsabato 21 marzo 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II\nmartedì 24 marzo 2026\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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SUMMARY:Il Berretto A Sonagli
DESCRIPTION:IL BERRETTO A SONAGLI\n\n\n\n\n\ndi Luigi Pirandello\, regia Andrea Baracco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nPirandello non è autore per tempi di pace\, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità\, la tragica disintegrazione dell’io\, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama\, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi\, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro\, la concretezza degli accadimenti per passare altrove\, in un generico luogo\, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso\, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria\, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente\, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche\, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo\, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche\, da tutte le etichette concettuali\, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà\, quella effervescenza fantastica\, che oggettivamente possiede”.\nCinque anni dopo aver scritto la novella La Verità\, Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli\, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma.\nIn una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista\, Ciampa\, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità\, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”; sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi\, incisi\, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata\, perché è sempre tale il mio dialogo\, non fatto mai di parole\, ma di mosse d’anima”. Ecco\, è lo stesso Pirandello che si smarca con fermezza dal pirandellismo\, da quel ragionatore impenitente\, che sembra sempre avere il pensiero troppo saldo e talmente ragionato da non poter mai porsi nel luogo della contraddizione\, dell’imprevisto\, dell’umano insomma.\nL’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia\, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto\, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti. Comincia il suo percorso con una semplicità che gli consente di avere aspetti comici\, di una comicità ironica con cui si prende ferocemente gioco dell’ottusità degli altri\, per poi precipitare\, nella sua umiliazione da vinto\, in una sorta di esaltazione lirica che fa transitare continuamente lo spettatore dal riso all’angoscia. \nAndrea Baracco
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DESCRIPTION:AUTORITRATTO\n\n\n\n\n\ndi e con Davide Enia \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDavide Enia racconta di non avere alcun ricordo del 23 maggio 1992\, giorno della strage di Capaci. Un vuoto che attribuisce a una rimozione emotiva profonda\, segno di una nevrosi diffusa in Sicilia nel rapporto con Cosa Nostra. La mafia\, prima delle stragi\, è stata spesso minimizzata o mitizzata\, mai affrontata davvero. Questo ha portato a una sua introiezione inconscia nella vita quotidiana\, familiare\, nei comportamenti e nel linguaggio\, dove l’omertà si radica nella cultura (“‘a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice”).\nLa mafia diventa uno specchio deformante della società\, e comprenderla richiede un processo di autoanalisi: non capire solo “la mafia in sé”\, ma “la mafia in me”. Enia racconta di aver vissuto a stretto contatto con le vittime della mafia: Borsellino era suo vicino\, Puglisi il suo professore. Ogni palermitano ha pochi gradi di separazione dalla mafia e vive con una costante sensazione di pericolo.\nLo spettacolo affronta poi il caso del piccolo Giuseppe Di Matteo\, rapito\, torturato e sciolto nell’acido: un evento che rappresenta l’orrore puro e la perdita dell’innocenza. L’opera è una tragedia\, un’orazione civile\, un atto di autoanalisi e confronto con lo Stato e con Dio. Un autoritratto intimo e collettivo. \n\nNote di regia\nIo non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992. Non ricordo dove fossi\, con chi\, quando e dove ho appreso la notizia della bomba in autostrada che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone\, sua moglie e alcuni agenti della scorta. I miei parenti\, i miei amici\, i miei compagni\, tutte le persone che conosco hanno un chiaro ricordo di quel giorno. Io ho un vuoto che non si riempie. Le mie difese emotive hanno operato una rimozione tanto profonda quanto dolorosa. Ma non è la rimozione una degli effetti della nevrosi? In Sicilia praticamente tutti abbiamo avuto\, almeno fino alle stragi\, un rapporto di pura nevrosi con Cosa Nostra. È un discorso che ha a che fare con la coscienza collettiva condivisa\, con la pratica del quotidiano\, con strutture di pensiero millenarie. Per diverse ragioni\, da noi la mafia è stata minimizzata\, sottostimata\, banalizzata\, rimossa o\, al contrario\, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è. E\, a questo sfocamento dell’oggetto da studiare\, è corrisposta una inconscia introiezione di quelle identiche modalità di comportamento\, stesse pratiche\, simili scatti emotivi. Per uno sguardo che indugia su un particolare\, a Palermo può partire un aggàddo\, una rissa. Il padre che impone al figlio l’iscrizione a una data facoltà universitaria moltiplica la logica del patriarca cui si deve obbedire. La difficoltà di nominazione del desiderio e la conseguente consegna alla dittatura del silenzio rende la logica del Potere pronta ad aggredire e a imporsi con maggiore facilità. Questo è quindi uno dei problemi che abbiamo con Cosa Nostra: in una maniera dolorosa e sconcertante\, a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare\, dei nostri processi decisionali e operativi\, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni\, del nostro rapporto con la religione. Sono tutte operazioni che scavano a livello inconscio\, e che proprio nella comune base linguistica creano le prime cicatrici emotive. In una culla culturale in cui «’a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice”»\, la miglior parola è quella non detta\, che si configura come prima soglia dell’omertà\, affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé\, quanto cercare di comprendere la mafia in me. Questo assunto configura così una necessaria intelaiatura biografica nella costruzione del testo. A Palermo tutti quanti abbiamo pochissimi gradi di separazione con Cosa Nostra. Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni\, tornando a casa da scuola. Conoscevo il giudice Borsellino\, abitava di fronte casa nostra\, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi\, il sacerdote ucciso dalla mafia\, era il mio professore di religione al liceo. Come me\, i miei amici\, i miei compagni\, i miei concittadini\, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia. Tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra.\nEcco una costante dei palermitani: sentirsi ovunque costantemente in pericolo. La nevrosi è inscritta nel nostro orizzonte degli eventi.\nLo spettacolo poi prenderà in esame un caso particolare\, un vero e proprio spartiacque nella coscienza collettiva: il rapimento e l’omicidio di Giuseppe di Matteo\, il bambino figlio di un collaboratore di giustizia\, rapito\, tenuto per 778 giorni in prigionia in condizioni spaventose e infine ucciso per strangolamento per poi venire sciolto nell’acido. Una storia disumana che si configura come l’apparizione del male\, il sacro nella sua declinazione di tenebra. Siamo in presenza dell’orrore\, di una ferocia smisurata\, di una linea di azioni così abiette da essere impossibile ogni aggettivazione. E su tutto vibra il sacrificio di una vittima innocente. La verticalità della vicenda ha in sé tutti i requisiti della tragedia\, soprattutto nella formulazione di domande che non possono avere risposte. Gli strumenti linguistici a disposizione per affrontare questo lavoro sono quelli che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo: il corpo\, il canto\, il dialetto\, il pupo\, la recitazione\, il cunto. È dentro questo linguaggio circoscritto che questo problema linguistico va affrontato\, sviscerato\, interrogato\, risolto.\nQuesto nuovo lavoro è una tragedia\, una orazione civile\, un processo di autoanalisi personale e condiviso\, un confronto con lo Stato\, una serie di domande a Dio in persona.\nPer questo\, questo lavoro è un autoritratto al contempo intimo e collettivo. \nDavide Enia \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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