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DESCRIPTION:MEDEA’S CHILDREN\n\n\n\n\n\nideazione e regia Milo Rau \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI figli di Medea\, la nuova creazione del regista Milo Rau\, è una storia del teatro in miniatura\, dove i bambini trovano la propria voce e riflettono sulla separazione\, l’ingiustizia e il potere della tragedia. Con questo spettacolo\, l’artista  Milo Rau offre uno sguardo nuovo e profondo sul ruolo dei bambini a teatro. Il punto di partenza è un vero caso criminale: il caso di una madre che\, in preda alla disperazione\, decide di uccidere i figli e di togliersi la vita\, ma sopravvive. Questa tragedia moderna si intreccia con la tragedia classica “Medea” \, il caso più tristemente noto di conflitto relazionale e infanticidio nella letteratura occidentale. Un gruppo di bambini coglie questo sanguinoso caso criminale e la narrazione delle origini forse più oscura della cultura europea come un’opportunità per riflettere su se stessi: sulla storia familiare\, il primo amore e i primi incontri con la morte\, sui desideri per il futuro e le paure della fine del mondo che ci perseguita tutti. Come affronta un bambino il divorzio dei genitori? L’ingiustizia\, la rottura delle amicizie\, la pressione a scuola? Come affronta il potere radicale di Medea – la tragedia in generale? I bambini\, condannati al silenzio nelle tragedie classiche\, questa volta hanno finalmente voce in capitolo. I figli di  Medea: le tragedie assurde e sanguinose della vita adulta viste attraverso gli occhi dei bambini – una piccola storia del teatro e una scuola di vita tanto crudele quanto poetica.
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SUMMARY:Il Numero Esatto
DESCRIPTION:IL NUMERO ESATTO\n\n\n\n\n\ndi Fabio Pisano\, regia Martina Badiluzzi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI fatti di cronaca che hanno ispirato la scrittura de Il numero esatto sono la questione da cui cominciare. La storia in sé si presta alla più becera moralizzazione\, in campo ci sono argomenti spinosi per la nostra opinione pubblica. La gestazione per altri\, la maternità surrogata\, l’utero in affitto sono modi per parlare della stessa cosa e quando si parla “dei bambini” è facile cadere nella tentazione di avere un’opinione semplicistica. La genitorialità soprattutto quando riguarda una donna è questione pubblica più che privata. Questa drammaturgia riflette\, in maniera cruda e delicata insieme\, su cosa significhi per una donna essere centro del dibattito pubblico in quanto madre e le conseguenze estreme di questo senso del dovere. Cos’è una madre? Chi è una madre? Perché essere madre mentre il mondo brucia? Mentre il mondo brucia e la solita guerra dei confini umilia le vite delle persone c’è una figlia\, la protagonista di questa storia\, che con estrema lucidità cerca e poi trova se stessa in tutte le madri che hanno intersecato la sua crescita per diventare adulta. È così liberatorio il personaggio di Alice\, è bello immaginare una protagonista che non pretende ma ascolta\, che non giudica ma capisce\, che evolve naturalmente verso un’analisi limpida del suo mondo\, che sceglie l’amore o forse\, ancora meglio\, l’affetto un sentimento così radicale da spazzare le opinioni degli altri.
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SUMMARY:Umberto Orsini\, Massimo Popolizio
DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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SUMMARY:Le Allegre Comari di Windsor
DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:Gustavo Dudamel / Marina Abramović\nDirettore | Gustavo Dudamel\nConcezione Artistica | Marina Abramović \nProgramma\nHistoire du soldat\nStoria da leggere\, suonare e danzare in due parti\nTesto di C. F. Ramuz\nMusica di Igor Stravinsky \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese \n*** \nEl amor brujo\nUn’opera zingaresca in un atto e due quadri\nMusica di Manuel de Falla \nOpera in spagnolo con sovratitoli in italiano e inglese \nOrchestra del Teatro di San Carlo\nProduzione Teatro di San Carlo in coproduzione con New York Philharmonic \nMarina Abramović firma una regia inedita per il Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | ARANCIO\nsabato 18 aprile 2026\, ore 19:00 – S/P – ARANCIO – V\ndomenica 19 aprile 2026 19:00 – F.A. –  ARANCIO – V \nDurata: 1 ora e 30 minuti circa\, senza intervallo
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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SUMMARY:Le Allegre Comari di Windsor
DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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SUMMARY:Il Numero Esatto
DESCRIPTION:IL NUMERO ESATTO\n\n\n\n\n\ndi Fabio Pisano\, regia Martina Badiluzzi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI fatti di cronaca che hanno ispirato la scrittura de Il numero esatto sono la questione da cui cominciare. La storia in sé si presta alla più becera moralizzazione\, in campo ci sono argomenti spinosi per la nostra opinione pubblica. La gestazione per altri\, la maternità surrogata\, l’utero in affitto sono modi per parlare della stessa cosa e quando si parla “dei bambini” è facile cadere nella tentazione di avere un’opinione semplicistica. La genitorialità soprattutto quando riguarda una donna è questione pubblica più che privata. Questa drammaturgia riflette\, in maniera cruda e delicata insieme\, su cosa significhi per una donna essere centro del dibattito pubblico in quanto madre e le conseguenze estreme di questo senso del dovere. Cos’è una madre? Chi è una madre? Perché essere madre mentre il mondo brucia? Mentre il mondo brucia e la solita guerra dei confini umilia le vite delle persone c’è una figlia\, la protagonista di questa storia\, che con estrema lucidità cerca e poi trova se stessa in tutte le madri che hanno intersecato la sua crescita per diventare adulta. È così liberatorio il personaggio di Alice\, è bello immaginare una protagonista che non pretende ma ascolta\, che non giudica ma capisce\, che evolve naturalmente verso un’analisi limpida del suo mondo\, che sceglie l’amore o forse\, ancora meglio\, l’affetto un sentimento così radicale da spazzare le opinioni degli altri.
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SUMMARY:Dudamel / Abramović
DESCRIPTION:Gustavo Dudamel / Marina Abramović\nDirettore | Gustavo Dudamel\nConcezione Artistica | Marina Abramović \nProgramma\nHistoire du soldat\nStoria da leggere\, suonare e danzare in due parti\nTesto di C. F. Ramuz\nMusica di Igor Stravinsky \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese \n*** \nEl amor brujo\nUn’opera zingaresca in un atto e due quadri\nMusica di Manuel de Falla \nOpera in spagnolo con sovratitoli in italiano e inglese \nOrchestra del Teatro di San Carlo\nProduzione Teatro di San Carlo in coproduzione con New York Philharmonic \nMarina Abramović firma una regia inedita per il Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | ARANCIO\nsabato 18 aprile 2026\, ore 19:00 – S/P – ARANCIO – V\ndomenica 19 aprile 2026 19:00 – F.A. –  ARANCIO – V \nDurata: 1 ora e 30 minuti circa\, senza intervallo
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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SUMMARY:Le Allegre Comari di Windsor
DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:Donizetti/Verdi/Puccini\nViolini ♮♮ | Pasquale Murino\, Olga Kuzma\nViola | Luca Improta♮♮\nVioloncello | Aurelio Bertucci♮♮ \nProgramma\nGaetano Donizetti\, Quartetto per archi n.3 in do minore\nGiuseppe Verdi\, Quartetto per archi in mi minore\nGiacomo Puccini\, Elegia per quartetto d’archi\, “Crisantemi” \n♮♮ Professori d’Orchestra del Teatro di San Carlo\n \nTeatro di San Carlo | MUSICA DA CAMERA\ndomenica 26 aprile 2026\, ore 18:00 – MUSICA DA CAMERA – IX \nDurata: 1 ora circa\, senza intervallo
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SUMMARY:Soirée Balanchine
DESCRIPTION:Soirée Balanchine\nDirettore | Paul Connelly\nCoreografie | George Balanchine                                                                                                                   \nSerenade\nMusica di Pyotr I. Tchaikovsky\nCoreografi per la ripresa e Maître de ballet | Sandra Jennings \nLe Fils Prodigue\nMusica di Sergej S. Prokof’ev\nCoreografi per la ripresa e Maître de ballet | Paul Boss \nSymphony in C\nMusica di Georges Bizet\nCoreografi per la ripresa e Maître de ballet | da annunciare \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer  \nTeatro di San Carlo | BLU\nmartedì 28 aprile 2026\, ore 20:00 – A – BLU – XII\nmercoledì 29 aprile 2026\, ore 20:00 – C/D – BLU – XII\ngiovedì 30 aprile 2026\, ore 19:00 – B – BLU – XII\nsabato 2 maggio 2026\, ore 20:00 – F.A. – BLU – XII\ndomenica 3 maggio 2026\, ore 17:00 – F – BLU – XII \nDurata: 2 ore e 30 minuti circa\, con due intervalli
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