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SUMMARY:Jucatúre
DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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SUMMARY:Come gli uccelli
DESCRIPTION:Dal 10 febbraio 2026 Al 15 febbraio 2026\n\n\n\n\nCome gli uccelli\n\n\n\n\ndi Wajdi Mouawad\, regia di Marco Lorenzi\n\n\n\n\nNOTE DI REGIA  \nIncontri straordinari.  \n«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada\, passi del tempo insieme\, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te\, e poi\, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi\, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto\, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. \nCome gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.\nDi recente a New York\, io e Barbara\, siamo entrati per caso in un negozio\, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: “Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio”.\nE lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di “uscire di casa”\, di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.\nE Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri\, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi\, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro\, forse il miglior tipo di teatro\, perché sa giocare con la forma\, con i linguaggi\, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.\nA questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata\, perfetta per farlo. \nParola. Tempo. Emozione.  \nCome gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico\, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi\, origini e biografie\, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”\, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino – è una ragione di vita e di poetica. \nHo chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo\, delle relazioni che costruiamo\, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che\, per tre ore\, si reggerà interamente sulle loro spalle\, sulla loro forza\, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente. \nAlla ricerca di una visione politica e umana.  \nCome cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari\, sia l’unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte)\, borghese\, che – per quanto sia d’avanguardia – rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale\, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”\, di far finta di nulla\, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti\, che\, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza\, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci\, di attraversarci\, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda\, con una realtà complessa\, multilingue\, conflittuale. \nScegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro\, immaginario o concreto\, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro\, l’apertura umana e filosofica\, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici\, in una pluralità di linguaggio\, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto\, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti\, uno spettacolo multilingue\, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali\, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante\, scomodo e lacerante\, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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DESCRIPTION:L’AMORE NON LO VEDE NESSUNO\n\n\n\n\n\ndi Giovanni Grasso\, regia Piero Maccarinelli \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nTratto dall’ultimo romanzo di Giovanni Grasso L’amore non lo vede nessuno è la terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione. \nE’ un giallo? E cosa può c’entrare Dio con un giallo? Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è  Federica morta in un incidente stradale?  Da dove viene l’amore? Si interroga il regista Maccarinelli.  Se sapessimo rispondere a questa domanda avremmo svelato il mistero della vita. \nQui in due spazi compresenti\, la casa piccolo borghese dI Silvia\, sorella della giovane donna morta nell’incidente e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi.  Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar\, Silvia incontra un affascinante sconosciuto  che ha visto per la prima volta al funerale di Federica\, sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica. Lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? \nL’amica Eugenia mette in guardia Silvia\, ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. \nSaranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi. L’amore non lo vede nessuno è un testo potente\, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci.
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Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria\, con l’aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui\, oltre all’italiano\, gli attori reciteranno in ebraico\, tedesco\, arabo. \nAnche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti\, tre generazioni\, diversi luoghi e momenti storici\, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente\, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato\, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte… La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo\, melodrammatico\, coerentemente incoerente\, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore. \nAllo stesso tempo\, il racconto\, la parola detta\, raccontata\, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato\, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo\, guariamo le ferite dei vivi\, ci riscopriamo umani e uniti \nnella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. 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D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e\, in quanto tale\, è una sfida politica! \nIl coraggio delle scelte  \nIn Germania\, nel 2019\, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali\, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente\, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen\, Kollaps\, Platonov\, Affabulazione\, Senza Famiglia\, Ruy Blas\, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori. \nCome gli uccelli\, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove\, di grandi testi che raccontino queste idee\, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode\, incerte\, non consolatorie\, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro». \nCrediti: \n\n\n\nCOME GLI UCCELLI\ndi Wajdi Mouawad \ntraduzione di Monica Capuani\ndel testo originale Tous des oiseaux\nadattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi  \nregia di Marco Lorenzi  \npersonaggi/Interpreti\nFederico Palumeri Eitan\nLucrezia Forni Wahida\nBarbara Mazzi Eden / Leah giovane\nIrene Ivaldi Leah\nRebecca Rossetti Norah / Infermiera\nAleksandar Cvjetković Etgar\nElio D’Alessandro David / Cameriere\nSaid Esserairi Al Wazzân\nRaffaele Musella Etgar giovane / Rabbino / Medico \nassistente alla regia Lorenzo De Iacovo\ndramaturg Monica Capuani\nconsulente storico Natalie Zemon Davis\nscenografia e costumi Gregorio Zurla\ndisegno luci Umberto Camponeschi\ndisegno sonoro Massimiliano Bressan\nvocal coach e composizioni originali Elio D’Alessandro\nesecuzione al pianoforte de La marcia del tempo e Valzer per chi non crede nella magia Gianluca Angelillo\nvideo Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte\nconsulente lingua ebraica Sarah Kaminski\nconsulente lingua tedesca Elisabeth Eberl\nfoto di scena Giuseppe Distefano  \nun progetto de Il Mulino di Amleto\nspettacolo prodotto con il sostegno di A.M.A. Factory\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Nazionale di Genova\, TPE – Teatro Piemonte Europa In collaborazione con Festival delle Colline Torinesi \ncon il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo
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SUMMARY:Tre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci
DESCRIPTION:Dal 04 febbraio 2026 Al 08 febbraio 2026\n\n\n\n\nTre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci\n\n\n\n\ndi Giuseppe Montesano\, con Toni Servillo\n\n\n\nMontesano\, il testo individua in Charles Baudelaire\, in Dante e nei classici Greci gli autori che hanno messo in pratica\, e tuttora ci insegnano\, l’arte di non morire.\nLa serata si apre con i versi di Baudelaire che\, in Monsieur Baudelaire\, quando finirà la notte? racconta come la bellezza combatta la depressione e l’ingiustizia; prosegue con Le voci di Dante\, dove i celebri personaggi della Commedia ci appaiono legati tra loro da un racconto che li illumina a partire dal presente; approda infine a Il Fuoco sapiente dei Greci\, in cui poesia e filosofia accendono una visione capace di immaginare il futuro.\nIl teatro di Tre modi per non morire è una via per ritrovare quelle parole che un attore dice con tutto il suo corpo e la sua mente per nutrire la sua e la nostra interiorità. Siamo inquieti\, impoveriti\, spaventati\, e tutti sentiamo che ci manca qualcosa di cui avremmo un disperato bisogno: ci manca l’amore\, ci manca la vita. E allora? E allora non ci resta altro da fare che cercare di diventare vivi.\n\n\n\nCrediti:\n\n\n\nTRE MODI PER NON MORIRE\nBaudelaire\, Dante\, i Greci \ndi Giuseppe Montesano \ncon Toni Servillo \nluci Claudio De Pace \nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\nsi ringrazia Agenzia Teatri \n\n\n\n\nDurata Spettacolo: 90 minuti
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DESCRIPTION:LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA\n\n\n\n\n\ndi Ruggero Cappuccio\, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nL’autore con questo spettacolo restituisce il coraggio di una donna carismatica come Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò\, e la sua modernità. Madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – autore de Il Gattopardo – donna risoluta e complessa\, Beatrice si staglia fra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ‘43\, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni \, i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione\, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa. È una partitura di sentimenti interpretata da Sonia Bergamasco con la ricchezza espressiva di cui è dotata – un concerto di emozioni in cui esplode il vitalismo di un’anima sublime. Il ritmo intenso e musicale della scrittura di scena di Ruggero Cappuccio invita a una danza sottile: la voce si sdoppia\, si moltiplica\, intona e scompone la trama di una vita attraverso alcune immagini salienti. E la linea musicale che dialoga con il racconto è una trama essenziale della storia ed è orchestrata con sapienza dal compositore Marco Betta e da Ivo Parlati. L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce\, dichiara Sonia Bergamasco\, me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte\, indipendente\, principessa in una famiglia complessa\, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio\, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo ad un’altra figura di donna indimenticabile\, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno\, da me.ere in scena come interprete e come regista. Una trama musicale\, in cui la voce della protagonista\, e le tante voci di chi lei ha amato\, detestato\, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono\, prendono corpo e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che\, in un presente senza tempo\, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota\, in cui le tracce di una vita\, le parole non dette\, il desiderio di sentirsi ancora parte\, e la certezza di esserne ormai definitiamente fuori\, sono al centro del gioco. Un’occasione per me imperdibile di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e per verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità  sulla scena a presenze e visioni\, forte di una lingua e di una storia che parla al presente.
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DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
URL:https://tecnofra.it/evento/cena-con-sorpresa/
LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Tre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci
DESCRIPTION:Dal 04 febbraio 2026 Al 08 febbraio 2026\n\n\n\n\nTre modi per non morire. Baudelaire\, Dante\, i Greci\n\n\n\n\ndi Giuseppe Montesano\, con Toni Servillo\n\n\n\nMontesano\, il testo individua in Charles Baudelaire\, in Dante e nei classici Greci gli autori che hanno messo in pratica\, e tuttora ci insegnano\, l’arte di non morire.\nLa serata si apre con i versi di Baudelaire che\, in Monsieur Baudelaire\, quando finirà la notte? racconta come la bellezza combatta la depressione e l’ingiustizia; prosegue con Le voci di Dante\, dove i celebri personaggi della Commedia ci appaiono legati tra loro da un racconto che li illumina a partire dal presente; approda infine a Il Fuoco sapiente dei Greci\, in cui poesia e filosofia accendono una visione capace di immaginare il futuro.\nIl teatro di Tre modi per non morire è una via per ritrovare quelle parole che un attore dice con tutto il suo corpo e la sua mente per nutrire la sua e la nostra interiorità. Siamo inquieti\, impoveriti\, spaventati\, e tutti sentiamo che ci manca qualcosa di cui avremmo un disperato bisogno: ci manca l’amore\, ci manca la vita. E allora? E allora non ci resta altro da fare che cercare di diventare vivi.\n\n\n\nCrediti:\n\n\n\nTRE MODI PER NON MORIRE\nBaudelaire\, Dante\, i Greci \ndi Giuseppe Montesano \ncon Toni Servillo \nluci Claudio De Pace \nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\nsi ringrazia Agenzia Teatri \n\n\n\n\nDurata Spettacolo: 90 minuti
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SUMMARY:La Principessa di Lampedusa
DESCRIPTION:LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA\n\n\n\n\n\ndi Ruggero Cappuccio\, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nL’autore con questo spettacolo restituisce il coraggio di una donna carismatica come Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò\, e la sua modernità. Madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – autore de Il Gattopardo – donna risoluta e complessa\, Beatrice si staglia fra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ‘43\, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni \, i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione\, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa. È una partitura di sentimenti interpretata da Sonia Bergamasco con la ricchezza espressiva di cui è dotata – un concerto di emozioni in cui esplode il vitalismo di un’anima sublime. Il ritmo intenso e musicale della scrittura di scena di Ruggero Cappuccio invita a una danza sottile: la voce si sdoppia\, si moltiplica\, intona e scompone la trama di una vita attraverso alcune immagini salienti. E la linea musicale che dialoga con il racconto è una trama essenziale della storia ed è orchestrata con sapienza dal compositore Marco Betta e da Ivo Parlati. L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce\, dichiara Sonia Bergamasco\, me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte\, indipendente\, principessa in una famiglia complessa\, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio\, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo ad un’altra figura di donna indimenticabile\, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno\, da me.ere in scena come interprete e come regista. Una trama musicale\, in cui la voce della protagonista\, e le tante voci di chi lei ha amato\, detestato\, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono\, prendono corpo e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che\, in un presente senza tempo\, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota\, in cui le tracce di una vita\, le parole non dette\, il desiderio di sentirsi ancora parte\, e la certezza di esserne ormai definitiamente fuori\, sono al centro del gioco. Un’occasione per me imperdibile di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e per verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità  sulla scena a presenze e visioni\, forte di una lingua e di una storia che parla al presente.
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SUMMARY:Scende Giù Per Toledo
DESCRIPTION:SCENDE GIU’ PER TOLEDO\n\n\n\n\n\ndi Giuseppe Patroni Griffi\, regia Arturo Cirillo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve\, lo lessi per la prima volta molti anni fa\, come un piccolo cult della letteratura napoletana\, e da allora è rimasto nella mia memoria.\nScende giù per Toledo è una travolgente invenzione letterarie\, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975\, la storia di un travestito napoletano\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint\, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua\, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio\, ora con ironia e ora con pietà\, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint\, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta\, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno\, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale\, fisica\, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne\, e spesso danza. Un tango disperato\, un folleggiare sul baratro\, un urlare per non morire. Sorella immaginaria\, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato\, la Sprint attraversa gli umori\, i suoni della città di Napoli\, qui più che mai diventata luogo metafisico\, invenzione di un posto che non c’è.
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LOCATION:Ridotto del Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:La città dei vivi
DESCRIPTION:Dal 27 gennaio 2026 Al 01 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa città dei vivi\n\n\n\n\ndal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece\n\n\n\n\nN.B. Lo spettacolo non è adatto ai minori di 16 anni. \nUn caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa materia teatrale. La città dei vivi ricostruisce la storia dell’omicidio di Luca Varani – avvenuto a Roma nel 2016 – ma non si limita al fatto: esplora il contesto\, il vuoto\, le derive\, i desideri distorti di una generazione. Tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, lo spettacolo affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in case normali\, in vite all’apparenza comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare in faccia l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona. \nLa città dei vivi interroga lo spettatore\, senza moralismi ma con urgenza. Perché quel buio non è solo loro. È anche nostro. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \n\nCrediti: \n\n\n\nLA CITTÀ DEI VIVI\nliberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece \ncon Sergio Leone\, Pietro De Tommasi\, Daniele Di Pietro\, Cristian Zandonella\ninterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni \nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera\nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer in definizione\nriprese e post-produzione video in definizione\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio \nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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SUMMARY:Il Gabbiano
DESCRIPTION:IL GABBIANO\n\n\n\n\n\ndi Anton Čechov\, regia Filippo Dini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNel bosco\, un episodio reale vissuto da Čechov – l’uccisione di una beccaccia ferita da Levitan – sembra anticipare simbolicamente un momento centrale de Il gabbiano\, dove Kostja uccide l’uccello che dà il titolo all’opera. Questo gesto diventa emblema della violenza silenziosa con cui i sogni e gli ideali vengono infranti. La commedia racconta\, attraverso l’intreccio di relazioni tra dieci personaggi riuniti in una casa sul lago\, il dramma dell’ambizione e dell’amore destinati a fallire. Il giovane Kostja\, aspirante scrittore\, cerca nel teatro e nell’amore per Nina una via di riscatto dal grigiore dell’esistenza. Ma il suo spettacolo fallisce\, Nina lo abbandona per Trigorin\, e lui stesso finisce per togliersi la vita.\nNel quarto atto\, ambientato due anni dopo\, tutti i personaggi appaiono segnati dal disincanto e dalla sconfitta. Čechov tratteggia una società sull’orlo della fine\, una miniatura dell’umanità in cui nessuno riesce a realizzare le proprie aspirazioni. Ogni amore è non corrisposto\, ogni slancio idealistico si spegne contro la realtà.\nFilippo Dini nelle sue note spiega che: – “L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”\, una società sull’orlo del baratro\, che avverte l’arrivo di un’apocalisse\, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento\, di lì a vent’anni\, infatti\, ci sarà la Rivoluzione\, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente\, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia\, alla tristezza\, al rammollimento cerebrale\, lottano\, si scontrano\, si sparano\, tra di loro e a se stessi\, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti\, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali\, nell’attesa che anche la nostra società\, il nostro mondo\, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze\, arrivi all’esplosione\, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn”.
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Quando La Finirai con Pina Bausch?
DESCRIPTION:QUANDO LA FINIRAI CON PINA BAUSCH?\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia Giuseppe Sollazzo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo spettacolo è la storia di un amore\, ma anche la storia di un sogno\, un sogno d’amore per una donna mai conosciuta\, ma ammirata sempre da lontano\, nel silenzio e nel buio. Insieme a migliaia di altri occhi. Questa donna è Pina Bausch. Il colpo di fulmine\, scrive Giuseppe Sollazo nelle sue note\, scattò a Parigi agli inizi degli anni ottanta. Non ricordo quale fu lo spettacolo rivelatore\, se 1980\, Arien\, o Kontakthof. A distanza di anni\, di un sogno non ti restano che immagini sparse. Beatrice Libonati che fa l’Eletta nella Sagra della primavera\, un palcoscenico coperto di garofani\, la Endicott alle prese con un ippopotamo innamorato\, una donna vestita di soli palloncini rossi\, un’altra che fa l’amore con un pianoforte. Evidentemente ci sono artisti che rappresentano punti di non ritorno. C’è un prima o un dopo di loro. Arrivano\, creano meraviglie\, e spezzano convenzioni che sembravano inossidabili\, danno vita a nuovi modi di agire la scena. Niente è più come prima. Una di questi è Pina Bausch. I suoi spettacoli sono incomprensibili per chi cerca risposte e non domande\, storie e non emozioni; ma ricchi di fascino per quelli capaci di far entrare in corto circuito immagini e pensieri consolidati. La coreografa tedesca racconta lo scarto tra l’immagine che vogliamo offrire di noi e ciò che siamo in realtà. \nLa drammaturgia del nostro spettacolo attinge a più fonti. Da una parte le suggestioni ispirate all’immaginario di Pina Bausch\, dall’altra a frammenti della sua vita: dalla partenza per New York\, all’infanzia nel ristorante dei genitori\, ai rapporti con i danzatori. Dando ad una voce off il compito di restituire la semplicità e la profondità delle sue parole. In scena agisce un nucleo di attori e danzatori professionisti\, ai quali si aggiungono interpreti non professionisti. Ognuno porta in dono allo spettacolo una parte del proprio mondo e della propria fragilità. \nLa sfida è quella di parlare di ciò che abbiamo dimenticato\, delle cicatrici che credevamo cadute nell’oblio\, ma che il teatro di Pina Bausch riporta alla luce con un semplice gesto\, o con un’immagine. Perchè il teatro della coreografa tedesca non è lo specchio della realtà\, ma piuttosto una radiografia feroce\, che contiene una cassetta di pronto soccorso per le ustioni di secondo grado. E’ nello stesso tempo la ferita e l’unguento per guarirla.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Cena con sorpresa
DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Cena con sorpresa
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SUMMARY:Nabucco
DESCRIPTION:Nabucco\nDramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera\nMusica di Giuseppe Verdi \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Andreas Homoki ♭\nScene | Wolfgang Gussmann\nCostumi | Wolfgang Gussmann\, Susana Mendoza\nLuci | Franck Evin \nInterpreti\nNabucco  | Ludovic Tézier\nIsmaele | Piero Pretti\nZaccaria | Michele Pertusi\nAbigaille | Marina Rebeka\nFenena | Cassandre Berthon\nIl gran Sacerdote | Lorenzo Mazzucchelli\nAbdalo | Francesco Domenico Doto #\nAnna | Caterina Marchesini \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n \nProduzione Opernhaus Zürich \n♭ debutto al Teatro di San Carlo\n# Ex- Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\ndomenica 18 gennaio 2026\, ore 17:00 – A – CREMISI – II\ngiovedì 22 gennaio 2026\, ore 19:00 –  B – CREMISI – III\ndomenica 25 gennaio 2026\, ore 17:00 – F – CREMISI – II\nmercoledì 28 gennaio 2026\, ore 20:00 –  C/D – CREMISI – III\nsabato 31 gennaio 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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DESCRIPTION:Dal 27 gennaio 2026 Al 01 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa città dei vivi\n\n\n\n\ndal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece\n\n\n\n\nN.B. Lo spettacolo non è adatto ai minori di 16 anni. \nUn caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa materia teatrale. La città dei vivi ricostruisce la storia dell’omicidio di Luca Varani – avvenuto a Roma nel 2016 – ma non si limita al fatto: esplora il contesto\, il vuoto\, le derive\, i desideri distorti di una generazione. Tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, lo spettacolo affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in case normali\, in vite all’apparenza comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare in faccia l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona. \nLa città dei vivi interroga lo spettatore\, senza moralismi ma con urgenza. Perché quel buio non è solo loro. È anche nostro. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \n\nCrediti: \n\n\n\nLA CITTÀ DEI VIVI\nliberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece \ncon Sergio Leone\, Pietro De Tommasi\, Daniele Di Pietro\, Cristian Zandonella\ninterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni \nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera\nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer in definizione\nriprese e post-produzione video in definizione\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio \nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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