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SUMMARY:Il Medico dei Pazzi
DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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DESCRIPTION:Giselle\nBalletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier\nMusica di Adolphe Adam \nDirettore | Maurizio Agostini\nCoreografia | Patricia Ruanne\nRipresa da | Frederic Jahn\nScene | Raffaele Del Savio\nCostumi | Giusi Giustino\nLuci | Nunzio Perrella \nAllestimento del Teatro di San Carlo \nOrchestra\, Étoiles\, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer\n \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 8 novembre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – IV\ndomenica 9 novembre 2025\, ore 17:00 – F – CREMISI – IV\nmartedì 11 novembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – V\nmercoledì 12 novembre 2025\, ore 20:00 – B – CREMISI – V\ngiovedì 13 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V\nvenerdì 14 novembre 2025\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – V \nDurata: 2 ore e 10 minuti circa\, con intervallo \nOmaggio a Patricia Ruanne
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SUMMARY:Finale di partita
DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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SUMMARY:Il Medico dei Pazzi
DESCRIPTION:IL MEDICO DEI PAZZI\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, regia Leo Muscato \n\n\n\n\nIn occasione del centeneraio della morte di Eduardo Scrapetta (19 novembre 1925) andrà in scena un capolavoro del teatro napoletano\, reso celebre anche dal film interpretato negli anni ’50 da Totò. La commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca\, inventata da Sacrapetta; protagonista dello spettacolo è Gianfelie Imparato\, erede naturale di tradizione – innovazione del teatro classico napoletano. \nDon Felice Sciosciammocca\, sciocco e danaroso provinciale\, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero\, ovviamente\, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro\, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore\, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d’allora a una trama proveniente d’oltralpe\, se ne ricava un fuoco di fila di comicità\, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione\, i quali costituiscono un’esilarante galleria di tic e caratteri umani. Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia.
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SUMMARY:Il Testamento Di Parasacco
DESCRIPTION:IL TESTAMENTO DI PARASACCO\n\n\n\n\n\ndi Eduardo Scarpetta\, adattamento e regia Francesco Saponaro \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLo Testamiento de Parasacco ossia Pulcinella e Sciosciammocca protetti da no Diavolo Sfaticato è una commedia comico – fantastica – spettacolosa in 3 atti di Eduardo Scarpetta. Si tratta di un gioiello di scrittura teatrale di quel genio pirotecnico che fu Scarpetta\, magnifico patriarca del teatro napoletano\, di cui nel 2025 ricorrono i cento anni dalla scomparsa.\nScarpetta\, per risollevare le sorti del Teatro San Carlino\, nel 1878 crea questo spettacolo musicale con effetti speciali\, numeri di diavolesca magia e misteri\, risolti naturalmente in chiave comico-grottesca.\nIl testamento di Parasacco è un lavoro poche volte rappresentato in cui l’autore\, prima di forgiare la figura del futuro Felice Sciosciammocca che sarà protagonista di una vera e propria “rivoluzione teatrale”\, si dedica a una sorta di transito virtuoso mettendo a confronto la maschera di Pulcinella con un giovane Felice\, qui di misera estrazione\, evidenziando in questo modo un significativo passaggio di consegne tra i canoni del teatro di ispirazione petitiana e i nuovi modelli della commedia scarpettiana.\nL’azione è ambientata a Sorrento nel ‘600\, in epoca barocca e qui Scarpetta risolve i conflitti\, gli equivoci e i dilemmi amorosi\, che saranno i cardini della sua produzione futura\, con l’aiuto del ‘soprannaturale’. È infatti Fulmine\, un diavolone sfaticato (il nome crea in realtà un divertente ossimoro col suo carattere indolente e pigro) a correre – si fa per dire – in soccorso dei poveri gabbati dalle angherie di un Marchese viscido e crudele.
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SUMMARY:Vita di San Genesio
DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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DESCRIPTION:Dal 13 novembre Al 30 novembre\n\n\n\n\nFinale di partita\n\n\n\n\ndi Samuel Beckett\, regia Gabriele Russo\n\n\n\nLa “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo\, attraverso i secoli\, resta il luogo della frattura\, della lotta\, del non detto e del soffocamento. Un teorico (mio alter ego: Elvis Flanella) scrisse un breve saggio intitolato “LA FAMIGLIA: distruzioni per l’uso”.\nEcco\, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025\, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico\, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta\, più prossima a noi.\nIl cuore del dramma beckettiano resta lo stesso: una famiglia chiusa in un eterno gioco al massacro. Ma oggi\, dopo il trauma collettivo della Pandemia\, il senso di questa segregazione assume nuove sfumature. In quel periodo ci siamo trovati tutti\, in un modo o nell’altro\, di fronte alla precarietà dell’esistenza\, all’incertezza del vivere e del convivere\, alla fragilità dei legami interpersonali – e in modo ancora più devastante\, di quelli familiari.\nLa paura del futuro ha finito per erodere il presente\, rendendolo uniforme\, anestetizzato. La comunicazione mediatica ha scandito e regolato le nostre giornate\, riducendo la casa a un bunker esistenziale. E quella che qualcuno ha chiamato “la peste del 2000” ha lasciato dietro di sé piccole e grandi distruzioni – fratture su cui\, oggi\, possiamo iniziare a riflettere. A distanza di qualche anno\, forse possiamo provare a farne buon uso.\nLa partita è sempre la stessa. Ma il finale non andrà cercato solo in processi filosofici o metafisici. Sarà il Dolore a parlare. E\, con lui\, le fratture e i cataclismi sociali e politici che il post-2020 ci ha lasciato in eredità.\nMichele Di Mauro\n\nCrediti:FINALE DI PARTITA\ndi Samuel Beckett\ntraduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russocon Michele Di Mauro\, Alessio Piazza\, Giuseppe Sartori\, Anna Rita Vitoloscene Roberto Crea\ndisegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzoproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro Biondo Palermo
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DESCRIPTION:VITA DI SAN GENESIO\n\n\n\n\n\ntesto e regia Alessandro Paschitto \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nSan Genesio è il santo patrono degli attori\, dei guitti e dei giullari. Il santo protettore del teatro. Fu attore e mimo nella Roma di Diocleziano intorno al 300 d.C. e\, chiamato a recitare la parodia di un sacramento\, lo fece così bene che durante lo spettacolo ebbe una visione e si convertì da solo al cristianesimo\, compiendo sulla scena un miracolo imprevisto. Torturato e ucciso subito\, oggi è martire.\nAbbiamo perso il mondo. La sensazione del non abbastanza\, del fuori tempo\, dell’esser sopraffatti ci accompagna senza sosta. Nella continua lotta coi problemi\, le soluzioni sono sempre troppo lente. La psicoterapia dura degli anni\, la palestra non rassoda mai abbastanza\, i farmaci curano e danneggiano allo stesso tempo. Mentre gli algoritmi riassumono e ci spiano\, le politiche proseguono ineffettuali e intrasparenti\, eccoci alla fine sempre lì\, dentro di noi\, più o meno laicamente a sussurrare: ti prego ti prego ti prego. Lanciamo un segnale nell’ignoto sperando una risposta\, il più possibile salvifica\, possa tornare indietro con un rametto di ulivo nel becco. In un mondo in cui sentiamo che le cose ci sfuggono\, anche le più semplici\, viene proprio voglia di dire: ma sapete cosa? Io faccio un miracolo. Piccolo delirio di onnipotenza? Ma del resto è stato già tutto detto\, fatto\, agito\, pensato e accuratamente parafrasato. Il miracoloso resta forse l’unico gesto intonso\, il solo posto libero. La messa diviene allora la cornice\, la proposta spettacolare che presto si rivela rito decaduto\, celebrazione alienata\, parodia del nostro agire quotidiano e dei suoi discutibili leitmotive. Ultimo tentativo disponibile.
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SUMMARY:RESPIRO PIANO
DESCRIPTION:RESPIRO PIANO\n\nRespiro Piano è il viaggio catartico nei ricordi di una donna. Attraverso l’utilizzo creativo del corpo e della voce\, vengono evocati luoghi fisici e della memoria\, all’interno dei quali prendono vita i vari personaggi della storia familiare della protagonista.Siamo in Campania\, alla fine degli anni ’50. Mentre Matilde svuota la casa d’origine\, ogni oggetto le riporta alla mente ricordi lontani.In particolare\, è il vecchio armadio a custodire la chiave di una verità rimasta nell’ombra: Matilde\, a sua insaputa\, incarnava il “diverso” in un sistema familiare che pretendeva conformità. Matilde è il frutto dell’eros\, di un rapporto extraconiugale tenuto nascosto per non macchiare l’onore della famiglia. La verità celata si intravede nei non detti e si manifesta nella violenza che Matilde\, bambina ignara\, subisce. Nel presente\, però\, lei\, diversa di sangue\, si fa carico di una diversità di pensiero: sceglie di aprire l’armadio\, il luogo che più teme\, e di andare fino in fondo a sé stessa per uscirne finalmente integra.Respiro Piano racconta un percorso individuale di emancipazione femminile nell’Italia meridionale del Novecento. Matilde è il simbolo della rivoluzione\, intesa come la ricerca coraggiosa dell’autenticità. \n \nRespiro Piano ha avuto i seguenti riconoscimenti: \n\nPrimo Premio concorso “Le Cortigiane” 2018\, Napoli\nMenzione di Merito per il Premio Teatrale Nazionale “Franco Angrisano” 2018. Motivazione: Per l’efficacia interpretativa di un brano vibrante di diverse tonalità d’anima.\nPremio miglior attrice a “I corti della formica” 2018\, Napoli. Motivazione: Per la grande capacità di utilizzo in modo creativo e incisivo del corpo e della voce\, con cui è riuscita ad evocare luogo fisico e luoghi della memoria\, che fanno da sfondo alla vicenda della protagonista\, che l’attrice è riuscita ad impersonificare perfettamente con il risultato di trasferirne le emozioni a tutto il pubblico\, rendendolo parte integrante del corto stesso.
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SUMMARY:Carlo Buccirosso
DESCRIPTION:AG SPETTACOLI \npresenta \nCARLO BUCCIROSSO \nin \n“QUALCOSA È ANDATO STORTO!” \nuna commedia scritta e diretta da \nCARLO BUCCIROSSO \nNota dell’autore \nCorrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:Non Ti Pago!
DESCRIPTION:NON TI PAGO!\n\n\n\n\n\ndi Eduardo De Filippo\, regia Luca De Filippo \nNel 2015 andò in scena l’ultima regia di Luca De Filippo\, con la sua Compagnia di teatro\, composta da amici e compagni di lavoro uniti dal rigore e dalla straordinaria capacità artistica che lo contraddistingueva. Quella fu la sua ultima regia. \n\n\n\n\nA dieci anni dalla sua scomparsa\, Carolina Rosi ha deciso di riportare in scena Non ti pago! – per omaggiare Luca\, certamente\, ma soprattutto per restituirlo al suo pubblico che continua ad amarlo e ai tanti giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente o di applaudirlo in teatro. \nCon determinazione si è dedicata a questo progetto\, consapevole della responsabilità che comportava\, ma anche certa del sostegno che avrebbe trovato nel proporlo. \nDieci anni fa scelse di conservare la scenografia: il fondale\, il bellissimo boccascena\, gli oggetti\, tutto ha ripreso vita come se fosse sempre stato pronto a partire per un nuovo teatro\, in un’altra città\, lungo quella lunghissima – e a volte complicata – tournée che è la vita. Curando l’allestimento\, Carolina sapeva che\, pezzo dopo pezzo\, insieme ai costumi\, alle scene\, alle musiche\, anche i ricordi sarebbero riemersi. E alla gioia del ritrovarsi nei teatri si sarebbe affiancata\, silenziosa e ineluttabile\, la sofferenza di confrontarsi con la memoria delle perdite. Una memoria che\, però\, diventa parte di noi\, non ci abbandona mai e contribuisce a renderci ciò che siamo. \nIn Non ti pago!\, ha voluto riprendere la visione scenica di Luca\, che nel tempo aveva accentuato – con la sua personale lettura delle opere di Eduardo – l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità del gioco del lotto\, Luca offriva una chiave moderna e grottesca\, mai macchiettistica\, per raccontare temi cari a Eduardo: la disgregazione dei rapporti familiari\, metafora potente del disfacimento della società. Temi tutt’altro che secondari. \nCon lei\, sul palco\, gli attori e i tecnici della Compagnia di Luca De Filippo\, felici di prendere parte ancora una volta a questa avventura. \nAccanto a loro\, nel ruolo del protagonista Ferdinando Quagliuolo\, ci sarà un interprete di straordinaria sensibilità: Salvo Ficarra. Ha accolto con entusiasmo l’invito e\, commosso\, ha deciso di affrontare il personaggio mettendo a frutto la sua capacità di unire leggerezza e profondità. Ne ha colto lo spirito comico\, ma anche le ombre interiori\, facendo proprio l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico\, facendo vibrare corde artistiche affini a quelle che Luca stesso toccava. \nPer questo\, e per aver accettato di entrare a far parte di questa famiglia teatrale\, Carolina Rosi lo ringrazia di cuore.
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