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SUMMARY:Il Gabbiano
DESCRIPTION:IL GABBIANO\n\n\n\n\n\ndi Anton Čechov\, regia Filippo Dini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNel bosco\, un episodio reale vissuto da Čechov – l’uccisione di una beccaccia ferita da Levitan – sembra anticipare simbolicamente un momento centrale de Il gabbiano\, dove Kostja uccide l’uccello che dà il titolo all’opera. Questo gesto diventa emblema della violenza silenziosa con cui i sogni e gli ideali vengono infranti. La commedia racconta\, attraverso l’intreccio di relazioni tra dieci personaggi riuniti in una casa sul lago\, il dramma dell’ambizione e dell’amore destinati a fallire. Il giovane Kostja\, aspirante scrittore\, cerca nel teatro e nell’amore per Nina una via di riscatto dal grigiore dell’esistenza. Ma il suo spettacolo fallisce\, Nina lo abbandona per Trigorin\, e lui stesso finisce per togliersi la vita.\nNel quarto atto\, ambientato due anni dopo\, tutti i personaggi appaiono segnati dal disincanto e dalla sconfitta. Čechov tratteggia una società sull’orlo della fine\, una miniatura dell’umanità in cui nessuno riesce a realizzare le proprie aspirazioni. Ogni amore è non corrisposto\, ogni slancio idealistico si spegne contro la realtà.\nFilippo Dini nelle sue note spiega che: – “L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”\, una società sull’orlo del baratro\, che avverte l’arrivo di un’apocalisse\, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento\, di lì a vent’anni\, infatti\, ci sarà la Rivoluzione\, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente\, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia\, alla tristezza\, al rammollimento cerebrale\, lottano\, si scontrano\, si sparano\, tra di loro e a se stessi\, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti\, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali\, nell’attesa che anche la nostra società\, il nostro mondo\, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze\, arrivi all’esplosione\, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn”.
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SUMMARY:Zucchero Amaro
DESCRIPTION:ZUCCHERO AMARO\n\n\n\n\n\ndi Fortunato Calvino \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa casa è per Gina\, protagonista del testo Zucchero amaro\, il luogo dove trova rifugio nei momenti tristi. Quelle mura l’abbracciano quando è arrabbiata\, sconfitta da una vita esterna che a volte bussa violentemente alla sua porta. E’ il suo passato\, fatto di ricordi\, si materializza sulle  pareti di casa sua con oggetti di luoghi lontani. Non potrebbe vivere altrove\, la sua storia è tutta lì. Su una parete  della camera da letto cela\, oltre una tenda di velluto\, un altarino  con decine di foto dei suoi famigliari defunti\, a cui dedica la sera le sue preghiere quotidiane. In questa vita quieta irrompe Laura\, la sorella dal carattere vitale e desiderosa  di amore\, amore però trova solo nei suoi sogni più che nella realtà. In questo suo mondo un giorno bussa un esterno violento incarnato in tre donne malavitose\, che proprio sulle mura di Gina puntano i loro sguardi famelici: Filomena\, Rosetta e Nina\, come belve\, vogliono strappare a Gina la sua dimora sacra\, conquistata con anni di sacrifici.
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DESCRIPTION:Dal 22 gennaio 2026 Al 25 gennaio 2026\n\n\n\n\nPink Floyd Legend – The Wall\n\n\n\n\nLa costruzione del muro\n\n\n\nDopo il grande successo della Pink Floyd Legend Week dello scorso anno\, i Pink Floyd Legend tornano al Teatro Bellini di Napoli con un evento unico: la messa in scena integrale di The Wall\, il celebre concept album dei Pink Floyd.\nLo spettacolo sarà una vera e propria Opera Rock dal vivo\, che unirà musica\, teatro e immagini. Sul palco prenderà vita la costruzione in tempo reale del leggendario muro\, elemento centrale della narrazione\, che sarà eretto e abbattuto nel corso della performance\, riproducendo fedelmente lo storico spettacolo dei Pink Floyd. A rendere ancora più immersivo l’evento contribuiranno performer\, proiezioni video mapping e straordinari effetti visivi\, creando un’esperienza multisensoriale di grande impatto. Inoltre\, saranno presenti scenografie e oggetti di scena fedelmente riprodotti\, ispirati a quelli utilizzati dai Pink Floyd nel tour originale di The Wall e in quello più recente di Roger Waters. \nI Pink Floyd Legend – Fabio Castaldi (voce e basso)\, Alessandro Errichetti (voce e chitarre)\, Simone Temporali (voce e tastiere)\, Paolo Angioi (voce\, chitarre e basso) ed Emanuele Esposito (batteria) – con gli oltre 150.000 spettatori negli ultimi cinque anni\, sono considerati da pubblico e critica la formazione più rappresentativa del panorama floydiano per la qualità\, l’intensità e la fedeltà delle loro interpretazioni. Sul palco del Teatro Bellini\, al loro fianco\, anche Manfredi Roberti al basso\, Daphne Nisi Mete e Giorgia Zaccagni alle voci e l’Anonima Armonisti ai cori. \n\nCrediti: \n\n\n\nPINK FLOYD LEGEND – THE WALL \nFabio Castaldi voce e basso\nAlessandro Errichetti voce e chitarre\nSimone Temporali voce e tastiere\nPaolo Angioi voce\, chitarre e basso\nEmanuele Esposito batteria \ncon\nManfredi Roberti basso\nDaphne Nisi Mete e Giorgia Zaccagni voci\nAnonima Armonisti cori \neffetti speciali Massimiliano Bianchi\nstrutture gonfiabili Fly In\nproiezioni in video mapping Plasmedia\nscenografia Alessandra Traina\ncostumi Vanessa Mantellassi\nmake‑up e hair styling Lara Crisci \nproduzione Menti Associate
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DESCRIPTION:Nabucco\nDramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera\nMusica di Giuseppe Verdi \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Andreas Homoki ♭\nScene | Wolfgang Gussmann\nCostumi | Wolfgang Gussmann\, Susana Mendoza\nLuci | Franck Evin \nInterpreti\nNabucco  | Ludovic Tézier\nIsmaele | Piero Pretti\nZaccaria | Michele Pertusi\nAbigaille | Marina Rebeka\nFenena | Cassandre Berthon\nIl gran Sacerdote | Lorenzo Mazzucchelli\nAbdalo | Francesco Domenico Doto #\nAnna | Caterina Marchesini \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n \nProduzione Opernhaus Zürich \n♭ debutto al Teatro di San Carlo\n# Ex- Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\ndomenica 18 gennaio 2026\, ore 17:00 – A – CREMISI – II\ngiovedì 22 gennaio 2026\, ore 19:00 –  B – CREMISI – III\ndomenica 25 gennaio 2026\, ore 17:00 – F – CREMISI – II\nmercoledì 28 gennaio 2026\, ore 20:00 –  C/D – CREMISI – III\nsabato 31 gennaio 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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DESCRIPTION:Dal 22 gennaio 2026 Al 25 gennaio 2026\n\n\n\n\nPink Floyd Legend – The Wall\n\n\n\n\nLa costruzione del muro\n\n\n\nDopo il grande successo della Pink Floyd Legend Week dello scorso anno\, i Pink Floyd Legend tornano al Teatro Bellini di Napoli con un evento unico: la messa in scena integrale di The Wall\, il celebre concept album dei Pink Floyd.\nLo spettacolo sarà una vera e propria Opera Rock dal vivo\, che unirà musica\, teatro e immagini. Sul palco prenderà vita la costruzione in tempo reale del leggendario muro\, elemento centrale della narrazione\, che sarà eretto e abbattuto nel corso della performance\, riproducendo fedelmente lo storico spettacolo dei Pink Floyd. A rendere ancora più immersivo l’evento contribuiranno performer\, proiezioni video mapping e straordinari effetti visivi\, creando un’esperienza multisensoriale di grande impatto. Inoltre\, saranno presenti scenografie e oggetti di scena fedelmente riprodotti\, ispirati a quelli utilizzati dai Pink Floyd nel tour originale di The Wall e in quello più recente di Roger Waters. \nI Pink Floyd Legend – Fabio Castaldi (voce e basso)\, Alessandro Errichetti (voce e chitarre)\, Simone Temporali (voce e tastiere)\, Paolo Angioi (voce\, chitarre e basso) ed Emanuele Esposito (batteria) – con gli oltre 150.000 spettatori negli ultimi cinque anni\, sono considerati da pubblico e critica la formazione più rappresentativa del panorama floydiano per la qualità\, l’intensità e la fedeltà delle loro interpretazioni. Sul palco del Teatro Bellini\, al loro fianco\, anche Manfredi Roberti al basso\, Daphne Nisi Mete e Giorgia Zaccagni alle voci e l’Anonima Armonisti ai cori. \n\nCrediti: \n\n\n\nPINK FLOYD LEGEND – THE WALL \nFabio Castaldi voce e basso\nAlessandro Errichetti voce e chitarre\nSimone Temporali voce e tastiere\nPaolo Angioi voce\, chitarre e basso\nEmanuele Esposito batteria \ncon\nManfredi Roberti basso\nDaphne Nisi Mete e Giorgia Zaccagni voci\nAnonima Armonisti cori \neffetti speciali Massimiliano Bianchi\nstrutture gonfiabili Fly In\nproiezioni in video mapping Plasmedia\nscenografia Alessandra Traina\ncostumi Vanessa Mantellassi\nmake‑up e hair styling Lara Crisci \nproduzione Menti Associate
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SUMMARY:Zucchero Amaro
DESCRIPTION:ZUCCHERO AMARO\n\n\n\n\n\ndi Fortunato Calvino \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa casa è per Gina\, protagonista del testo Zucchero amaro\, il luogo dove trova rifugio nei momenti tristi. Quelle mura l’abbracciano quando è arrabbiata\, sconfitta da una vita esterna che a volte bussa violentemente alla sua porta. E’ il suo passato\, fatto di ricordi\, si materializza sulle  pareti di casa sua con oggetti di luoghi lontani. Non potrebbe vivere altrove\, la sua storia è tutta lì. Su una parete  della camera da letto cela\, oltre una tenda di velluto\, un altarino  con decine di foto dei suoi famigliari defunti\, a cui dedica la sera le sue preghiere quotidiane. In questa vita quieta irrompe Laura\, la sorella dal carattere vitale e desiderosa  di amore\, amore però trova solo nei suoi sogni più che nella realtà. In questo suo mondo un giorno bussa un esterno violento incarnato in tre donne malavitose\, che proprio sulle mura di Gina puntano i loro sguardi famelici: Filomena\, Rosetta e Nina\, come belve\, vogliono strappare a Gina la sua dimora sacra\, conquistata con anni di sacrifici.
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SUMMARY:Scende Giù Per Toledo
DESCRIPTION:SCENDE GIU’ PER TOLEDO\n\n\n\n\n\ndi Giuseppe Patroni Griffi\, regia Arturo Cirillo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve\, lo lessi per la prima volta molti anni fa\, come un piccolo cult della letteratura napoletana\, e da allora è rimasto nella mia memoria.\nScende giù per Toledo è una travolgente invenzione letterarie\, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975\, la storia di un travestito napoletano\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint\, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua\, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio\, ora con ironia e ora con pietà\, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint\, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta\, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno\, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale\, fisica\, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne\, e spesso danza. Un tango disperato\, un folleggiare sul baratro\, un urlare per non morire. Sorella immaginaria\, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato\, la Sprint attraversa gli umori\, i suoni della città di Napoli\, qui più che mai diventata luogo metafisico\, invenzione di un posto che non c’è.
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SUMMARY:La città dei vivi
DESCRIPTION:Dal 27 gennaio 2026 Al 01 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa città dei vivi\n\n\n\n\ndal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece\n\n\n\n\nN.B. Lo spettacolo non è adatto ai minori di 16 anni. \nUn caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa materia teatrale. La città dei vivi ricostruisce la storia dell’omicidio di Luca Varani – avvenuto a Roma nel 2016 – ma non si limita al fatto: esplora il contesto\, il vuoto\, le derive\, i desideri distorti di una generazione. Tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, lo spettacolo affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in case normali\, in vite all’apparenza comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare in faccia l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona. \nLa città dei vivi interroga lo spettatore\, senza moralismi ma con urgenza. Perché quel buio non è solo loro. È anche nostro. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \n\nCrediti: \n\n\n\nLA CITTÀ DEI VIVI\nliberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece \ncon Sergio Leone\, Pietro De Tommasi\, Daniele Di Pietro\, Cristian Zandonella\ninterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni \nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera\nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer in definizione\nriprese e post-produzione video in definizione\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio \nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:Il Gabbiano
DESCRIPTION:IL GABBIANO\n\n\n\n\n\ndi Anton Čechov\, regia Filippo Dini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNel bosco\, un episodio reale vissuto da Čechov – l’uccisione di una beccaccia ferita da Levitan – sembra anticipare simbolicamente un momento centrale de Il gabbiano\, dove Kostja uccide l’uccello che dà il titolo all’opera. Questo gesto diventa emblema della violenza silenziosa con cui i sogni e gli ideali vengono infranti. La commedia racconta\, attraverso l’intreccio di relazioni tra dieci personaggi riuniti in una casa sul lago\, il dramma dell’ambizione e dell’amore destinati a fallire. Il giovane Kostja\, aspirante scrittore\, cerca nel teatro e nell’amore per Nina una via di riscatto dal grigiore dell’esistenza. Ma il suo spettacolo fallisce\, Nina lo abbandona per Trigorin\, e lui stesso finisce per togliersi la vita.\nNel quarto atto\, ambientato due anni dopo\, tutti i personaggi appaiono segnati dal disincanto e dalla sconfitta. Čechov tratteggia una società sull’orlo della fine\, una miniatura dell’umanità in cui nessuno riesce a realizzare le proprie aspirazioni. Ogni amore è non corrisposto\, ogni slancio idealistico si spegne contro la realtà.\nFilippo Dini nelle sue note spiega che: – “L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”\, una società sull’orlo del baratro\, che avverte l’arrivo di un’apocalisse\, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento\, di lì a vent’anni\, infatti\, ci sarà la Rivoluzione\, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente\, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia\, alla tristezza\, al rammollimento cerebrale\, lottano\, si scontrano\, si sparano\, tra di loro e a se stessi\, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti\, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali\, nell’attesa che anche la nostra società\, il nostro mondo\, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze\, arrivi all’esplosione\, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn”.
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DESCRIPTION:Dal 27 gennaio 2026 Al 01 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa città dei vivi\n\n\n\n\ndal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece\n\n\n\n\nN.B. Lo spettacolo non è adatto ai minori di 16 anni. \nUn caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa materia teatrale. La città dei vivi ricostruisce la storia dell’omicidio di Luca Varani – avvenuto a Roma nel 2016 – ma non si limita al fatto: esplora il contesto\, il vuoto\, le derive\, i desideri distorti di una generazione. Tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, lo spettacolo affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in case normali\, in vite all’apparenza comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare in faccia l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona. \nLa città dei vivi interroga lo spettatore\, senza moralismi ma con urgenza. Perché quel buio non è solo loro. È anche nostro. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \n\nCrediti: \n\n\n\nLA CITTÀ DEI VIVI\nliberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece \ncon Sergio Leone\, Pietro De Tommasi\, Daniele Di Pietro\, Cristian Zandonella\ninterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni \nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera\nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer in definizione\nriprese e post-produzione video in definizione\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio \nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:Nabucco
DESCRIPTION:Nabucco\nDramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera\nMusica di Giuseppe Verdi \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Andreas Homoki ♭\nScene | Wolfgang Gussmann\nCostumi | Wolfgang Gussmann\, Susana Mendoza\nLuci | Franck Evin \nInterpreti\nNabucco  | Ludovic Tézier\nIsmaele | Piero Pretti\nZaccaria | Michele Pertusi\nAbigaille | Marina Rebeka\nFenena | Cassandre Berthon\nIl gran Sacerdote | Lorenzo Mazzucchelli\nAbdalo | Francesco Domenico Doto #\nAnna | Caterina Marchesini \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n \nProduzione Opernhaus Zürich \n♭ debutto al Teatro di San Carlo\n# Ex- Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\ndomenica 18 gennaio 2026\, ore 17:00 – A – CREMISI – II\ngiovedì 22 gennaio 2026\, ore 19:00 –  B – CREMISI – III\ndomenica 25 gennaio 2026\, ore 17:00 – F – CREMISI – II\nmercoledì 28 gennaio 2026\, ore 20:00 –  C/D – CREMISI – III\nsabato 31 gennaio 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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SUMMARY:Cena con sorpresa
DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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SUMMARY:Scende Giù Per Toledo
DESCRIPTION:SCENDE GIU’ PER TOLEDO\n\n\n\n\n\ndi Giuseppe Patroni Griffi\, regia Arturo Cirillo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve\, lo lessi per la prima volta molti anni fa\, come un piccolo cult della letteratura napoletana\, e da allora è rimasto nella mia memoria.\nScende giù per Toledo è una travolgente invenzione letterarie\, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975\, la storia di un travestito napoletano\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint\, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua\, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio\, ora con ironia e ora con pietà\, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint\, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta\, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno\, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale\, fisica\, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne\, e spesso danza. Un tango disperato\, un folleggiare sul baratro\, un urlare per non morire. Sorella immaginaria\, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato\, la Sprint attraversa gli umori\, i suoni della città di Napoli\, qui più che mai diventata luogo metafisico\, invenzione di un posto che non c’è.
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SUMMARY:Il Gabbiano
DESCRIPTION:IL GABBIANO\n\n\n\n\n\ndi Anton Čechov\, regia Filippo Dini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNel bosco\, un episodio reale vissuto da Čechov – l’uccisione di una beccaccia ferita da Levitan – sembra anticipare simbolicamente un momento centrale de Il gabbiano\, dove Kostja uccide l’uccello che dà il titolo all’opera. Questo gesto diventa emblema della violenza silenziosa con cui i sogni e gli ideali vengono infranti. La commedia racconta\, attraverso l’intreccio di relazioni tra dieci personaggi riuniti in una casa sul lago\, il dramma dell’ambizione e dell’amore destinati a fallire. Il giovane Kostja\, aspirante scrittore\, cerca nel teatro e nell’amore per Nina una via di riscatto dal grigiore dell’esistenza. Ma il suo spettacolo fallisce\, Nina lo abbandona per Trigorin\, e lui stesso finisce per togliersi la vita.\nNel quarto atto\, ambientato due anni dopo\, tutti i personaggi appaiono segnati dal disincanto e dalla sconfitta. Čechov tratteggia una società sull’orlo della fine\, una miniatura dell’umanità in cui nessuno riesce a realizzare le proprie aspirazioni. Ogni amore è non corrisposto\, ogni slancio idealistico si spegne contro la realtà.\nFilippo Dini nelle sue note spiega che: – “L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”\, una società sull’orlo del baratro\, che avverte l’arrivo di un’apocalisse\, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento\, di lì a vent’anni\, infatti\, ci sarà la Rivoluzione\, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente\, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia\, alla tristezza\, al rammollimento cerebrale\, lottano\, si scontrano\, si sparano\, tra di loro e a se stessi\, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti\, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali\, nell’attesa che anche la nostra società\, il nostro mondo\, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze\, arrivi all’esplosione\, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn”.
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SUMMARY:Scende Giù Per Toledo
DESCRIPTION:SCENDE GIU’ PER TOLEDO\n\n\n\n\n\ndi Giuseppe Patroni Griffi\, regia Arturo Cirillo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve\, lo lessi per la prima volta molti anni fa\, come un piccolo cult della letteratura napoletana\, e da allora è rimasto nella mia memoria.\nScende giù per Toledo è una travolgente invenzione letterarie\, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975\, la storia di un travestito napoletano\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint\, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua\, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio\, ora con ironia e ora con pietà\, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint\, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta\, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno\, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale\, fisica\, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne\, e spesso danza. Un tango disperato\, un folleggiare sul baratro\, un urlare per non morire. Sorella immaginaria\, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato\, la Sprint attraversa gli umori\, i suoni della città di Napoli\, qui più che mai diventata luogo metafisico\, invenzione di un posto che non c’è.
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DESCRIPTION:Dal 27 gennaio 2026 Al 01 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa città dei vivi\n\n\n\n\ndal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece\n\n\n\n\nN.B. Lo spettacolo non è adatto ai minori di 16 anni. \nUn caso di cronaca nera tra i più disturbanti degli ultimi anni diventa materia teatrale. La città dei vivi ricostruisce la storia dell’omicidio di Luca Varani – avvenuto a Roma nel 2016 – ma non si limita al fatto: esplora il contesto\, il vuoto\, le derive\, i desideri distorti di una generazione. Tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, lo spettacolo affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in case normali\, in vite all’apparenza comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare in faccia l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona. \nLa città dei vivi interroga lo spettatore\, senza moralismi ma con urgenza. Perché quel buio non è solo loro. È anche nostro. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.\nEsso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario.\nEventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.\nIn nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \n\nCrediti: \n\n\n\nLA CITTÀ DEI VIVI\nliberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece \ncon Sergio Leone\, Pietro De Tommasi\, Daniele Di Pietro\, Cristian Zandonella\ninterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni \nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera\nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer in definizione\nriprese e post-produzione video in definizione\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio \nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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SUMMARY:Cena con sorpresa
DESCRIPTION:GOLDEN STAR- TEATRO GOLDEN e DIANA OR.I.S. \npresentano \nTOSCA D’AQUINO\, SIMONE MONTEODORO\, TONI FORNARI\, ELISABETTA MIRRA \nin \n“CENA CON SORPRESA” \nscritto da \nAUGUSTO FORNARI\, TONI FORNARI\, ANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI \nsoggetto di \nANDREA MAIA\, VINCENZO SINOPOLI  \nregia di \nTONI FORNARI \nTrama \n“Cena con sorpresa” è una commedia firmata dai 4 autori del Golden Augusto Fornari\, Toni Fornari\, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli che hanno già realizzato insieme numerose pièce come “Terapia terapia”\, “ La casa di famiglia”\, “Il prete e il bandito”\, “Ritorno al presente”. \nStefania e Arnaldo\, sono marito e moglie\, coppia affiatata e benestante  sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato\, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficienza. I due  sono i genitori di Angelica\, una giovane ragazza di vent’anni. \nUna sera a cena invitano il loro migliore amico\, Francesco De Palma\, architetto. \nI due coniugi non sanno che Francesco\, cinquant’enne come loro\,  ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. \nCome farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia ? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori? \nDivertente\, ironica\, comica  questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostri  menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere\, quando\, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
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SUMMARY:Il Gabbiano
DESCRIPTION:IL GABBIANO\n\n\n\n\n\ndi Anton Čechov\, regia Filippo Dini \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNel bosco\, un episodio reale vissuto da Čechov – l’uccisione di una beccaccia ferita da Levitan – sembra anticipare simbolicamente un momento centrale de Il gabbiano\, dove Kostja uccide l’uccello che dà il titolo all’opera. Questo gesto diventa emblema della violenza silenziosa con cui i sogni e gli ideali vengono infranti. La commedia racconta\, attraverso l’intreccio di relazioni tra dieci personaggi riuniti in una casa sul lago\, il dramma dell’ambizione e dell’amore destinati a fallire. Il giovane Kostja\, aspirante scrittore\, cerca nel teatro e nell’amore per Nina una via di riscatto dal grigiore dell’esistenza. Ma il suo spettacolo fallisce\, Nina lo abbandona per Trigorin\, e lui stesso finisce per togliersi la vita.\nNel quarto atto\, ambientato due anni dopo\, tutti i personaggi appaiono segnati dal disincanto e dalla sconfitta. Čechov tratteggia una società sull’orlo della fine\, una miniatura dell’umanità in cui nessuno riesce a realizzare le proprie aspirazioni. Ogni amore è non corrisposto\, ogni slancio idealistico si spegne contro la realtà.\nFilippo Dini nelle sue note spiega che: – “L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”\, una società sull’orlo del baratro\, che avverte l’arrivo di un’apocalisse\, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento\, di lì a vent’anni\, infatti\, ci sarà la Rivoluzione\, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente\, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia\, alla tristezza\, al rammollimento cerebrale\, lottano\, si scontrano\, si sparano\, tra di loro e a se stessi\, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti\, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali\, nell’attesa che anche la nostra società\, il nostro mondo\, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze\, arrivi all’esplosione\, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn”.
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SUMMARY:Scende Giù Per Toledo
DESCRIPTION:SCENDE GIU’ PER TOLEDO\n\n\n\n\n\ndi Giuseppe Patroni Griffi\, regia Arturo Cirillo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDalle note di regia di Arturo Cirillo – “Scende giù per Toledo” è un romanzo breve\, lo lessi per la prima volta molti anni fa\, come un piccolo cult della letteratura napoletana\, e da allora è rimasto nella mia memoria.\nScende giù per Toledo è una travolgente invenzione letterarie\, scritta da Giuseppe Patroni Griffi nel 1975\, la storia di un travestito napoletano\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. “Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint\, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz….” Così inizia la storia di Rosalinda Sprint\, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua\, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio\, ora con ironia e ora con pietà\, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint\, ” una figura maldestramente ritagliata nella carta\, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno\, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale\, fisica\, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne\, e spesso danza. Un tango disperato\, un folleggiare sul baratro\, un urlare per non morire. Sorella immaginaria\, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato\, la Sprint attraversa gli umori\, i suoni della città di Napoli\, qui più che mai diventata luogo metafisico\, invenzione di un posto che non c’è.
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SUMMARY:Cena con sorpresa
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