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SUMMARY:Turandot
DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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SUMMARY:Lampedusa Beach
DESCRIPTION:LAMPEDUSA BEACH\n\n\n\n\n\ndi Lina Prosa\, regia Alessandra Cutolo \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLampedusa Beach scritto nel 2003 è il primo testo della Trilogia del Naufragio di cui fanno parte anche Lampedusa Snow\, Lampedusa Way\, più due appendici: Ritratto di Naufrago Numero Zero e La rotta del Marabut (dedicato all’infanzia).\nLa Trilogia in Italia è pubblicata da Editoria&Spettacolo.\nIl testo è dedicato ad una attrice “bianca” che sa andare in apnea.\nShauba\, migrante africana\, annega presso le coste dell’isola di Lampedusa.\nÈ partita alla volta d’Europa sostenuta dal sogno dell’amata zia Mahama che vuole i figli dell’Africa liberi dal ricatto della bontà del capitalismo con cui un giorno si mangia ed un altro no. La carretta del mare perde l’equilibrio quando nello spazio intasato dalla presenza di settecento clandestini\, il vecchio e il giovane scafista si contendono il corpo di Shauba causando il naufragio. Il mare è innocente.\nShauba ha con sé un paio di occhiali da sole\, unico bagaglio da viaggio\, donatole da Mahama\, per avvistare più chiaramente la meta durante la traversata. Nella discesa agli abissi gli occhiali diventano l’unico appiglio\, un improbabile salvagente\, che le concede però un lento tempo di discesa.  Il tempo della discesa coincide con il tempo della scrittura. Si compie così un’odissea sott’acqua\, fatta di memorie personali\, di convivenza con i pesci\, esperienze fisiche straordinarie\, fino al fondo\, spiaggia sottosopra\, la “Lampedusa Beach” tanto sognata. Ma l’ultimo minuto di vita di Shauba è rivolto all’Occidente\, alla necessità di una rivoluzione che lo porti ad invertire la rotta\, a cercare asilo politico in Africa\, salvarsi dal crollo dei valori di una società “confinata” che ha rinunciato al mito omerico dell’avventura.
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SUMMARY:Verdi Requiem
DESCRIPTION:Verdi Requiem\nDirettore | Nicola Luisotti \nSoprano | Pretty Yende\nMezzosoprano | Elīna Garanča\nTenore | Pene Pati\nBasso | John Relyea \nProgramma\nGiuseppe Verdi\, Messa da Requiem per soli\, coro e orchestra \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nvenerdì 27 febbraio 2026\, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII\nsabato 28 febbraio 2026\, ore 19:00 – F. A. – CREMISI – VII \nDurata: 1 ora e 30 minuti circa\, senza intervallo \nConcerto in memoria di Roberto De Simone
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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SUMMARY:Sabato\, domenica e lunedì
DESCRIPTION:Dal 24 febbraio 2026 Al 08 marzo 2026\n\n\n\n\nSabato\, domenica e lunedì\n\n\n\n\nregia Luca De Fusco\n\n\n\nDei massimi capolavori del Teatro di Eduardo Sabato\, domenica e lunedì  è il testo più borghese\, quasi cechoviano; la sua conclusione lieta sembra la meno agrodolce\, la più sinceramente solare. L’autore dice che anticipa il tema del divorzio\, ma a me non sembra. Talvolta l’opera acquista un valore autonomo dalle intenzioni del creatore. Io penso  invece che la lieta riconciliazione di Rosa e Peppino ci commuova oggi forse più di ieri perché evidenzia la capacità di questa grande famiglia di comporre i conflitti. Appena esplode un temporale zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare e i figli\, invece di mostrare traumi che si trascineranno per il resto dei loro giorni (come saremmo portati a pensare oggi)\, sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori. Tutti poi sono molto attenti a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Insomma la famiglia De Piscopo è una vera famiglia\, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove anche perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne\, com’è giusto che sia\, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio\, che non abbiamo ancora ritrovato. Che dire poi della tenerezza che ci fanno Rosa e Peppino? Una che va in crisi per la competizione culinaria con la nuora\, l’altro che si inventa una gelosia tolstoiana sul nulla.\nRileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”\, da lui mai avuta.\nDal punto di vista della scrittura scenica\, mai come stavolta\, cercherò di essere un regista-interprete\, che non si azzarda a spostare una nota della partitura\, come un buon direttore d’orchestra\, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo.\nNel 2018 misi in scena Sabato\, domenica e lunedì nel celebre Teatro Vachtangov di Mosca. In quel caso decisi di usare una mano registica molto lieve\, partendo dal presupposto che il pubblico russo non conoscesse la commedia\, mai messa in scena\, fino ad allora\, nella loro lingua. Più vado avanti nel lavoro e più mi convinco che questo atteggiamento sia giusto anche in Italia.\nSia perché sono quasi venticinque anni che non viene rappresentata nel nostro paese\, sia perché penso che Eduardo sia come Goldoni: si può interpretare\, ma non stravolgere.\nSiamo ormai abituati a far coincidere la parola “inquietante” con una definizione elogiativa di uno spettacolo. Ma non è così. Non è detto che far sorridere significhi far uscire dal sentiero dell’arte teatrale: Goldoni\, Mozart\, Cimarosa lo sapevano bene. E anche noi dobbiamo talvolta ricordarlo.\nLuca De Fusco\n\nCrediti: \n\n\n\nSABATO\, DOMENICA E LUNEDÌ\ncommedia in tre atti di Eduardo De Filippo \nregia Luca De Fusco \ncon Teresa Saponangelo\, Claudio Di Palma\ne con Alessandro Balletta\, Anita Bartolucci\, Francesco Biscione\, Paolo Cresta\, Renato De Simone\, Maria Cristina Gionta\, Alessandra Pacifico Griffini\,  Paolo Serra\, Gianluca Merolli\, Mersila Sokoli e cast da definire \nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nluci Gigi Saccomandi\naiuto regia Lucia Rocco \nproduzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale\, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale\, Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Biondo di Palermo
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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SUMMARY:A casa tutti bene
DESCRIPTION:BEST LIVE e TEATRO STABILE D’ABRUZZO \npresentano \n“A CASA TUTTI BENE” \nscritto e diretto da \nGABRIELE MUCCINO \ncon la collaborazione di \nMARCELLO COTUGNO e IRENE ALISON \ntratto dal film “A CASA TUTTI BENE” prodotto da LOTUS PRODUCTION– una società del gruppo Leone Film Group con RAI CINEMA scritto e diretto da GABRIELE MUCCINO e PAOLO COSTELLA \ncon \nGIUSEPPE ZENO\, DONATELLA FINOCCHIARO e ANNA GALIENA \ncast in via di definizione \nNota dell’autore \nUna famiglia si riunisce nella casa storica per festeggiare l’ottantesimo compleanno della madre\, Alba. Questo incontro farà deflagrare antichi conflitti e nuove tensioni. \nConosceremo gli 11 personaggi e le loro articolate relazioni attraverso le dinamiche che si svilupperanno in scena\, e ci rispecchieremo nelle loro speranze\, nei loro innamoramenti\, nei loro tradimenti\, nel loro affannarsi e credere in un futuro migliore. \n“Portare “A Casa Tutti Bene” a teatro è per me un’avventura importante oltre che una naturale evoluzione della storia. L’unità di luogo e di tempo\, concentrata nella casa di famiglia\, si adatta perfettamente al linguaggio teatrale\, trasformando il palco in un microcosmo dove esplodono le dinamiche familiari. \nIl teatro amplifica l’intensità emotiva dei personaggi\, rendendo il pubblico partecipe delle loro fragilità e tensioni. È un racconto universale in cui ognuno può riconoscersi\, trovando nei complessi legami familiari un riflesso delle proprie esperienze. \nCon questo adattamento voglio offrire un’esperienza intima e profonda\, che catturi l’essenza della famiglia\, con le sue imperfezioni e i suoi conflitti.” \nGabriele Muccino
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Metadietro
DESCRIPTION:METADIETRO\n\n\n\n\n\ndi Flavia Mastrella\, Antonio Rezza \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nL’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole\, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio\, che non è la migrazione di un popolo\, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà.\nE vissero tutti relitti e portenti.\nTornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata\, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia\, un ecopentagono provoca il vuoto\, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e\, nonostante tutto\, la realtà non è mai uniforme\, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia.\nLa crudeltà tecnologica permea l’essente vivente.\nÈ la scomparsa dell’eroe.
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LOCATION:Teatro San Ferdinando\, Piazza Eduardo De Filippo\, 20\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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