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SUMMARY:Turandot
DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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SUMMARY:Lo Sposalizio
DESCRIPTION:Lo Sposalizio\n\n\ndi Raffaele VivianiRegia di Lara SansoneProduzione: Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale / Teatro Sannazaro \nA quarant’anni dal suo storico debutto al Teatro Sannazaro\, Lo Sposalizio di Raffaele Viviani torna in scena con una nuova regia firmata da Lara Sansone\, in un allestimento che rende omaggio non solo al grande autore stabiese\, ma anche alla memoria di Luisa Conte\, fondatrice e anima del teatro partenopeo\, nel centenario della sua nascita. \nIl testo\, tra i più intensi e rappresentativi di Viviani\, racconta con tagliente lucidità e profonda umanità le contraddizioni della società napoletana\, alternando momenti di amara ironia a squarci di autentica poesia popolare. Una Napoli viva\, dolente\, disperata e insieme orgogliosa\, in bilico tra fatalismo e dignità\, prende corpo attraverso personaggi indimenticabili e situazioni che\, pur radicate nel passato\, risuonano ancora oggi con sorprendente attualità. \nLa regia di Lara Sansone\, figlia d’arte e continuatrice della tradizione teatrale familiare\, costruisce uno spettacolo che è insieme un atto d’amore per la città e un ponte tra generazioni. Dopo il successo di Festa di Montevergine\, torna a confrontarsi con il repertorio vivianeo\, valorizzando le radici popolari ma con uno sguardo contemporaneo e originale. Il cast\, composto da un nutrito gruppo di attori e attrici del territorio\, restituisce con forza corale tutta la verità e la ricchezza del linguaggio scenico di Viviani. \nLo Sposalizio non è solo uno spettacolo: è un rito collettivo\, un tuffo nella memoria teatrale di Napoli\, un omaggio appassionato a chi ha fatto della scena una missione culturale e civile.
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SUMMARY:Il Numero Esatto
DESCRIPTION:IL NUMERO ESATTO\n\n\n\n\n\ndi Fabio Pisano\, regia Martina Badiluzzi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI fatti di cronaca che hanno ispirato la scrittura de Il numero esatto sono la questione da cui cominciare. La storia in sé si presta alla più becera moralizzazione\, in campo ci sono argomenti spinosi per la nostra opinione pubblica. La gestazione per altri\, la maternità surrogata\, l’utero in affitto sono modi per parlare della stessa cosa e quando si parla “dei bambini” è facile cadere nella tentazione di avere un’opinione semplicistica. La genitorialità soprattutto quando riguarda una donna è questione pubblica più che privata. Questa drammaturgia riflette\, in maniera cruda e delicata insieme\, su cosa significhi per una donna essere centro del dibattito pubblico in quanto madre e le conseguenze estreme di questo senso del dovere. Cos’è una madre? Chi è una madre? Perché essere madre mentre il mondo brucia? Mentre il mondo brucia e la solita guerra dei confini umilia le vite delle persone c’è una figlia\, la protagonista di questa storia\, che con estrema lucidità cerca e poi trova se stessa in tutte le madri che hanno intersecato la sua crescita per diventare adulta. È così liberatorio il personaggio di Alice\, è bello immaginare una protagonista che non pretende ma ascolta\, che non giudica ma capisce\, che evolve naturalmente verso un’analisi limpida del suo mondo\, che sceglie l’amore o forse\, ancora meglio\, l’affetto un sentimento così radicale da spazzare le opinioni degli altri.
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SUMMARY:Umberto Orsini\, Massimo Popolizio
DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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SUMMARY:Medea's Children
DESCRIPTION:MEDEA’S CHILDREN\n\n\n\n\n\nideazione e regia Milo Rau \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI figli di Medea\, la nuova creazione del regista Milo Rau\, è una storia del teatro in miniatura\, dove i bambini trovano la propria voce e riflettono sulla separazione\, l’ingiustizia e il potere della tragedia. Con questo spettacolo\, l’artista  Milo Rau offre uno sguardo nuovo e profondo sul ruolo dei bambini a teatro. Il punto di partenza è un vero caso criminale: il caso di una madre che\, in preda alla disperazione\, decide di uccidere i figli e di togliersi la vita\, ma sopravvive. Questa tragedia moderna si intreccia con la tragedia classica “Medea” \, il caso più tristemente noto di conflitto relazionale e infanticidio nella letteratura occidentale. Un gruppo di bambini coglie questo sanguinoso caso criminale e la narrazione delle origini forse più oscura della cultura europea come un’opportunità per riflettere su se stessi: sulla storia familiare\, il primo amore e i primi incontri con la morte\, sui desideri per il futuro e le paure della fine del mondo che ci perseguita tutti. Come affronta un bambino il divorzio dei genitori? L’ingiustizia\, la rottura delle amicizie\, la pressione a scuola? Come affronta il potere radicale di Medea – la tragedia in generale? I bambini\, condannati al silenzio nelle tragedie classiche\, questa volta hanno finalmente voce in capitolo. I figli di  Medea: le tragedie assurde e sanguinose della vita adulta viste attraverso gli occhi dei bambini – una piccola storia del teatro e una scuola di vita tanto crudele quanto poetica.
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SUMMARY:Le Allegre Comari di Windsor
DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:IL NUMERO ESATTO\n\n\n\n\n\ndi Fabio Pisano\, regia Martina Badiluzzi \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nI fatti di cronaca che hanno ispirato la scrittura de Il numero esatto sono la questione da cui cominciare. La storia in sé si presta alla più becera moralizzazione\, in campo ci sono argomenti spinosi per la nostra opinione pubblica. La gestazione per altri\, la maternità surrogata\, l’utero in affitto sono modi per parlare della stessa cosa e quando si parla “dei bambini” è facile cadere nella tentazione di avere un’opinione semplicistica. La genitorialità soprattutto quando riguarda una donna è questione pubblica più che privata. Questa drammaturgia riflette\, in maniera cruda e delicata insieme\, su cosa significhi per una donna essere centro del dibattito pubblico in quanto madre e le conseguenze estreme di questo senso del dovere. Cos’è una madre? Chi è una madre? Perché essere madre mentre il mondo brucia? Mentre il mondo brucia e la solita guerra dei confini umilia le vite delle persone c’è una figlia\, la protagonista di questa storia\, che con estrema lucidità cerca e poi trova se stessa in tutte le madri che hanno intersecato la sua crescita per diventare adulta. È così liberatorio il personaggio di Alice\, è bello immaginare una protagonista che non pretende ma ascolta\, che non giudica ma capisce\, che evolve naturalmente verso un’analisi limpida del suo mondo\, che sceglie l’amore o forse\, ancora meglio\, l’affetto un sentimento così radicale da spazzare le opinioni degli altri.
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DESCRIPTION:Gustavo Dudamel / Marina Abramović\nDirettore | Gustavo Dudamel\nConcezione Artistica | Marina Abramović \nProgramma\nHistoire du soldat\nStoria da leggere\, suonare e danzare in due parti\nTesto di C. F. Ramuz\nMusica di Igor Stravinsky \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese \n*** \nEl amor brujo\nUn’opera zingaresca in un atto e due quadri\nMusica di Manuel de Falla \nOpera in spagnolo con sovratitoli in italiano e inglese \nOrchestra del Teatro di San Carlo\nProduzione Teatro di San Carlo in coproduzione con New York Philharmonic \nMarina Abramović firma una regia inedita per il Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | ARANCIO\nsabato 18 aprile 2026\, ore 19:00 – S/P – ARANCIO – V\ndomenica 19 aprile 2026 19:00 – F.A. –  ARANCIO – V \nDurata: 1 ora e 30 minuti circa\, senza intervallo
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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SUMMARY:Le Allegre Comari di Windsor
DESCRIPTION:LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare; adattamento\, musiche e regia Mariano Bauduin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa produzione delle commedie di Shakespeare è caratterizzata da una forte componente popolare: un linguaggio e una forma artistica capaci di rivolgersi a un pubblico ampio\, in grado di cogliere sensazioni e significati anche al di là della comprensione intellettuale. Il teatro shakespeariano ha conosciuto fortuna nelle riduzioni oratoriali dell’Ottocento e del Novecento\, con traduzioni ispirate al melodramma italiano e allo stile dei libretti verdiani. Lo stesso Giuseppe Verdi si è confrontato con Shakespeare in opere come Macbeth\, Otello e Falstaff. In questa messinscena\, Mariano Bauduin propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero\, sorto in un bosco fantastico\, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico\, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua\, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione. Shakespeare\, ispirandosi alla figura storica di Oldcastle\, ne fa un personaggio simbolico\, capace di collegare il re al suo popolo e di rappresentare l’umano nella sua complessità. A questa dimensione si unisce il regno delle fate\, simbolo di castità e ordine morale\, legato alla propaganda elisabettiana. Le scene fantastiche evocano anche tradizioni popolari italiane\, in particolare i riti dei benandanti friulani\, mostrando corrispondenze sorprendenti tra culture distanti.\nLo spettacolo si configura come l’ultima notte di Falstaff\, un sogno febbrile in cui il personaggio ripercorre la propria vita tra gioia e paura. La sua morte diventa un rito poetico che celebra l’immaginazione e segna la fine dell’innocenza\, nel solco di un teatro che esplora con profondità il cuore umano.
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DESCRIPTION:COMPAGNIA UMBERTO ORSINI e FRANCESCO FELETTI \npresentano \nUMBERTO ORSINI \nin \n“PRIMA DEL TEMPORALE” \nda un’idea di UMBERTO ORSINI e MASSIMO POPOLIZIO \nregia di MASSIMO POPOLIZIO \ncon FLAVIO FRANCUCCI e DIAMARA FERRERO \nscene MARCO ROSSI e FRANCESCA SGARIBOLDI \ncostumi GIANLUCA SBICCA \nvideo LORENZO LETIZIA \nluci CARLO PEDIANI \nsuono ALESSANDRO SAVIOZZI \nassistente alla regia MARIO SCANDALE \n Note di Regia: \nCon un rovesciamento della percezione del tempo tipica dei sogni un vecchio attore\, nella mezz’ora che lo separa dall’entrare in scena per recitare da protagonista nel “Temporale” di Strindberg\, si ritrova a rivivere in un tempo senza fine alcuni momenti della propria vita. La colonna sonora della realtà di un teatro che si sta animando fuori dal suo camerino diventa il pretesto e l’invito a volte spensierato e a volte commosso ad aggirarsi e addirittura a dialogare con i fantasmi del proprio passato in un mescolarsi senza logica temporale dove un suono ne evoca un altro una risata riporta ad un momento di gioia un lungo silenzio ad una perdita lontana nel tempo. \nMassimo Popolizio ha voluto aggirarsi intorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si cerca di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi e offrire un ritratto di artista che si stacchi da ogni intento celebrativo. In una scenografia di forte impatto evocativo\, dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario col protagonista\, si assiste al lungo viaggio verso quel “Temporale” che viene vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta ma appena rimandata. \nOrsini si lascia guidare da Popolizio con la fiducia del vecchio attore che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare frammenti della sua vita e la storia del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.
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