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DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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SUMMARY:Falstaff
DESCRIPTION:Falstaff\nCommedia Lirica in tre atti\nLibretto di Arrigo Boito\nMusica di Giuseppe Verdi \nDirettore | Marco Armiliato\nRegia | Laurent Pelly\nScene | Barbara de Limburg\nCostumi | Laurent Pelly\nLuci | Joël Adam \nInterpreti\nSir John Falstaff | Luca Salsi\nFord | Andrzej Filończyk\nFenton | Francesco Demuro\nDott. Cajus | Gregory Bonfatti\nBardolfo | Enrico Casari\nPistola | Piotr Micinski\nMrs. Alice Ford | Maria Agresta\nNannetta | Désirée Giove #\nMrs. Quickly | Anita Rachvelishvili\nMrs. Meg Page | Caterina Piva \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n \nProduzione Teatro Real Madrid in coproduzione con La Monnaie/De Munt\, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation \n#Ex-allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\ndomenica 15 febbraio 2026\, ore  17:00 – A – CREMISI – II\nmartedì 17 febbraio 2026\, ore 20:00 –  C/D – CREMISI – III\ngiovedì 19 febbraio 2026\, ore 19:00 –  B – CREMISI – III\ndomenica 22 febbraio 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmartedì 24 febbraio 2026\, ore 20:00 –  F.A. – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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SUMMARY:La rigenerazione
DESCRIPTION:Dal 17 febbraio 2026 Al 22 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa rigenerazione\n\n\n\n\ndi Italo Svevo\, regia Valerio Santoro\n\n\n\n\nLa rigenerazione è l’ultimo dei lavori drammaturgici di Italo Svevo\, composto tra il 1926 e il 1927. Ed è\, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro\, un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Svevo si esprime sulla grande questione di tutti i tempi: come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti di faustiana memoria con il diavolo\, consegnarsi alle mani dei medici e dei loro esperimenti? O non è forse più saggio accettare che la vita faccia il proprio corso\, accogliendo con naturalezza i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente? \nProtagonista della commedia è Giovanni Chierici\, un uomo segnato da profonde fragilità ma capace di destreggiarsi nel magma della vita\, che nel suo caso è un intreccio di feroce comicità e drammatica ironia. La collaborazione tra i Teatri Stabili di Palermo e del Friuli Venezia Giulia\, patria di Svevo\, vuole rendere omaggio a uno scrittore che ha lasciato il segno non solo in Italia\, ma in tutta Europa\, influenzando da oltre un secolo la letteratura contemporanea. \nCrediti: \n\n\n\nLA RIGENERAZIONE\ndi Italo Svevo  \nregia Valerio Santoro \ncon Nello Mascia\, Roberta Caronia e cast in via di definizione \nscene Luigi Ferrigno\nassistente alla regia Nicasio Catanese  \nproduzione Teatro Biondo di Palermo / Teatro Rossetti Stabile del Friuli Venezia Giulia
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SUMMARY:Jucatúre
DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Storia Di Un Amore
DESCRIPTION:STORIA DI UN AMORE\n\n\n\n\n\nda Lettera a D. di André Gorz – Sellerio Editore Palermo\, drammaturgia e regia Giovanni Mazzara \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa storia di un amore. Lettera a D. edito da Sellerio di André Gorz è la storia di una vita. André incontra Dorine\, giovane attrice inglese nel 1947\, lei fa teatro\, lui scrive. Vivono insieme 58 anni. La storia di un amore è però anche il ritratto di un’epoca\, un luogo della memoria in cui puoi attraversare i vicoli della Parigi dell’ultima metà del secolo scorso vivendone le idee\, le battaglie\, le sfide sociali incontrando uomini straordinari da Sarte a Marcuse. Il libro è avvolgente e si legge d’un fiato. Non è lo sviluppo della storia che prende\, sono le parole di cui è capace un uomo che sa amare a rapire il lettore. Parole che sono esse stesse suono. Così Giovanni Mazzara ha l’intuizione che si possa raccontare in scena un amore e ne scrive la drammaturgia\, fa parlare André Gorz e lo fa dialogare con una Dorine che fragile\, quasi diafana\, si muove sulle punte danzando tra un pianista e un armonicista la cui musica rende intensa la narrazione e assicura un’esperienza immersiva totalizzante accompagnandoci in un viaggio emotivo inaspettato. Si suonano le canzoni della Parigi del dopo guerra da Gilbert Becaud a Jacques Brel\, a Michel Legrand. Si improvvisa\, si divaga su un tema. Il tema è la vita\, le divagazioni tutte le tentazioni\, i dubbi\, le incertezze\, l’incomunicabilità\, ma anche la gioia delle piccole cose del quotidiano.
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DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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DESCRIPTION:Dal 17 febbraio 2026 Al 22 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa rigenerazione\n\n\n\n\ndi Italo Svevo\, regia Valerio Santoro\n\n\n\n\nLa rigenerazione è l’ultimo dei lavori drammaturgici di Italo Svevo\, composto tra il 1926 e il 1927. Ed è\, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro\, un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Svevo si esprime sulla grande questione di tutti i tempi: come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti di faustiana memoria con il diavolo\, consegnarsi alle mani dei medici e dei loro esperimenti? O non è forse più saggio accettare che la vita faccia il proprio corso\, accogliendo con naturalezza i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente? \nProtagonista della commedia è Giovanni Chierici\, un uomo segnato da profonde fragilità ma capace di destreggiarsi nel magma della vita\, che nel suo caso è un intreccio di feroce comicità e drammatica ironia. La collaborazione tra i Teatri Stabili di Palermo e del Friuli Venezia Giulia\, patria di Svevo\, vuole rendere omaggio a uno scrittore che ha lasciato il segno non solo in Italia\, ma in tutta Europa\, influenzando da oltre un secolo la letteratura contemporanea. \nCrediti: \n\n\n\nLA RIGENERAZIONE\ndi Italo Svevo  \nregia Valerio Santoro \ncon Nello Mascia\, Roberta Caronia e cast in via di definizione \nscene Luigi Ferrigno\nassistente alla regia Nicasio Catanese  \nproduzione Teatro Biondo di Palermo / Teatro Rossetti Stabile del Friuli Venezia Giulia
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DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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DESCRIPTION:Karel Mark Chichon / Rudolf Buchbinder\nDirettore | Karel Mark Chichon\nPianoforte | Rudolf Buchbinder \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore\, op. 73 “Imperatore”\nLudwig van Beethoven\, Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 \nOrchestra del Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 21 febbraio 2026\, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII \nDurata: 2 ore circa\, con intervallo
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DESCRIPTION:Falstaff\nCommedia Lirica in tre atti\nLibretto di Arrigo Boito\nMusica di Giuseppe Verdi \nDirettore | Marco Armiliato\nRegia | Laurent Pelly\nScene | Barbara de Limburg\nCostumi | Laurent Pelly\nLuci | Joël Adam \nInterpreti\nSir John Falstaff | Luca Salsi\nFord | Andrzej Filończyk\nFenton | Francesco Demuro\nDott. Cajus | Gregory Bonfatti\nBardolfo | Enrico Casari\nPistola | Piotr Micinski\nMrs. Alice Ford | Maria Agresta\nNannetta | Désirée Giove #\nMrs. Quickly | Anita Rachvelishvili\nMrs. Meg Page | Caterina Piva \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n \nProduzione Teatro Real Madrid in coproduzione con La Monnaie/De Munt\, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation \n#Ex-allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\ndomenica 15 febbraio 2026\, ore  17:00 – A – CREMISI – II\nmartedì 17 febbraio 2026\, ore 20:00 –  C/D – CREMISI – III\ngiovedì 19 febbraio 2026\, ore 19:00 –  B – CREMISI – III\ndomenica 22 febbraio 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmartedì 24 febbraio 2026\, ore 20:00 –  F.A. – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:La rigenerazione
DESCRIPTION:Dal 17 febbraio 2026 Al 22 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa rigenerazione\n\n\n\n\ndi Italo Svevo\, regia Valerio Santoro\n\n\n\n\nLa rigenerazione è l’ultimo dei lavori drammaturgici di Italo Svevo\, composto tra il 1926 e il 1927. Ed è\, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro\, un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Svevo si esprime sulla grande questione di tutti i tempi: come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti di faustiana memoria con il diavolo\, consegnarsi alle mani dei medici e dei loro esperimenti? O non è forse più saggio accettare che la vita faccia il proprio corso\, accogliendo con naturalezza i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente? \nProtagonista della commedia è Giovanni Chierici\, un uomo segnato da profonde fragilità ma capace di destreggiarsi nel magma della vita\, che nel suo caso è un intreccio di feroce comicità e drammatica ironia. La collaborazione tra i Teatri Stabili di Palermo e del Friuli Venezia Giulia\, patria di Svevo\, vuole rendere omaggio a uno scrittore che ha lasciato il segno non solo in Italia\, ma in tutta Europa\, influenzando da oltre un secolo la letteratura contemporanea. \nCrediti: \n\n\n\nLA RIGENERAZIONE\ndi Italo Svevo  \nregia Valerio Santoro \ncon Nello Mascia\, Roberta Caronia e cast in via di definizione \nscene Luigi Ferrigno\nassistente alla regia Nicasio Catanese  \nproduzione Teatro Biondo di Palermo / Teatro Rossetti Stabile del Friuli Venezia Giulia
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SUMMARY:Sabato\, domenica e lunedì
DESCRIPTION:Dal 24 febbraio 2026 Al 08 marzo 2026\n\n\n\n\nSabato\, domenica e lunedì\n\n\n\n\nregia Luca De Fusco\n\n\n\nDei massimi capolavori del Teatro di Eduardo Sabato\, domenica e lunedì  è il testo più borghese\, quasi cechoviano; la sua conclusione lieta sembra la meno agrodolce\, la più sinceramente solare. L’autore dice che anticipa il tema del divorzio\, ma a me non sembra. Talvolta l’opera acquista un valore autonomo dalle intenzioni del creatore. Io penso  invece che la lieta riconciliazione di Rosa e Peppino ci commuova oggi forse più di ieri perché evidenzia la capacità di questa grande famiglia di comporre i conflitti. Appena esplode un temporale zia Memé si trasforma da anticonformista in angelo del focolare e i figli\, invece di mostrare traumi che si trascineranno per il resto dei loro giorni (come saremmo portati a pensare oggi)\, sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori. Tutti poi sono molto attenti a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata. Insomma la famiglia De Piscopo è una vera famiglia\, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove anche perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne\, com’è giusto che sia\, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio\, che non abbiamo ancora ritrovato. Che dire poi della tenerezza che ci fanno Rosa e Peppino? Una che va in crisi per la competizione culinaria con la nuora\, l’altro che si inventa una gelosia tolstoiana sul nulla.\nRileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”\, da lui mai avuta.\nDal punto di vista della scrittura scenica\, mai come stavolta\, cercherò di essere un regista-interprete\, che non si azzarda a spostare una nota della partitura\, come un buon direttore d’orchestra\, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo.\nNel 2018 misi in scena Sabato\, domenica e lunedì nel celebre Teatro Vachtangov di Mosca. In quel caso decisi di usare una mano registica molto lieve\, partendo dal presupposto che il pubblico russo non conoscesse la commedia\, mai messa in scena\, fino ad allora\, nella loro lingua. Più vado avanti nel lavoro e più mi convinco che questo atteggiamento sia giusto anche in Italia.\nSia perché sono quasi venticinque anni che non viene rappresentata nel nostro paese\, sia perché penso che Eduardo sia come Goldoni: si può interpretare\, ma non stravolgere.\nSiamo ormai abituati a far coincidere la parola “inquietante” con una definizione elogiativa di uno spettacolo. Ma non è così. Non è detto che far sorridere significhi far uscire dal sentiero dell’arte teatrale: Goldoni\, Mozart\, Cimarosa lo sapevano bene. E anche noi dobbiamo talvolta ricordarlo.\nLuca De Fusco\n\nCrediti: \n\n\n\nSABATO\, DOMENICA E LUNEDÌ\ncommedia in tre atti di Eduardo De Filippo \nregia Luca De Fusco \ncon Teresa Saponangelo\, Claudio Di Palma\ne con Alessandro Balletta\, Anita Bartolucci\, Francesco Biscione\, Paolo Cresta\, Renato De Simone\, Maria Cristina Gionta\, Alessandra Pacifico Griffini\,  Paolo Serra\, Gianluca Merolli\, Mersila Sokoli e cast da definire \nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nluci Gigi Saccomandi\naiuto regia Lucia Rocco \nproduzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale\, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale\, Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Biondo di Palermo
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DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:A casa tutti bene
DESCRIPTION:BEST LIVE e TEATRO STABILE D’ABRUZZO \npresentano \n“A CASA TUTTI BENE” \nscritto e diretto da \nGABRIELE MUCCINO \ncon la collaborazione di \nMARCELLO COTUGNO e IRENE ALISON \ntratto dal film “A CASA TUTTI BENE” prodotto da LOTUS PRODUCTION– una società del gruppo Leone Film Group con RAI CINEMA scritto e diretto da GABRIELE MUCCINO e PAOLO COSTELLA \ncon \nGIUSEPPE ZENO\, DONATELLA FINOCCHIARO e ANNA GALIENA \ncast in via di definizione \nNota dell’autore \nUna famiglia si riunisce nella casa storica per festeggiare l’ottantesimo compleanno della madre\, Alba. Questo incontro farà deflagrare antichi conflitti e nuove tensioni. \nConosceremo gli 11 personaggi e le loro articolate relazioni attraverso le dinamiche che si svilupperanno in scena\, e ci rispecchieremo nelle loro speranze\, nei loro innamoramenti\, nei loro tradimenti\, nel loro affannarsi e credere in un futuro migliore. \n“Portare “A Casa Tutti Bene” a teatro è per me un’avventura importante oltre che una naturale evoluzione della storia. L’unità di luogo e di tempo\, concentrata nella casa di famiglia\, si adatta perfettamente al linguaggio teatrale\, trasformando il palco in un microcosmo dove esplodono le dinamiche familiari. \nIl teatro amplifica l’intensità emotiva dei personaggi\, rendendo il pubblico partecipe delle loro fragilità e tensioni. È un racconto universale in cui ognuno può riconoscersi\, trovando nei complessi legami familiari un riflesso delle proprie esperienze. \nCon questo adattamento voglio offrire un’esperienza intima e profonda\, che catturi l’essenza della famiglia\, con le sue imperfezioni e i suoi conflitti.” \nGabriele Muccino
URL:https://tecnofra.it/evento/a-casa-tutti-bene/
LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
CATEGORIES:Teatro
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