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DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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DESCRIPTION:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk\nLo spettacolo apre la stagione lirica 2025-26 del Teatro alla Scala di Milano con la prima assoluta versione originale del 1934 di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič – in occasione del cinquantenario della morte del compositore. \nDiretta dal Maestro Riccardo Chailly e con la regia del russo Vasily Barkhatov (al suo debutto scaligero)\, la produzione mira a restituire la forza drammatica e il contesto storico-politico che segnarono l’opera al suo apparire. \nInformazioni essenziali\n\n\nAnteprima UNDER30: 4 dicembre 2025\, riservata al pubblico under 30. \n\n\nPrima ufficiale: 7 dicembre 2025. \n\n\nPeriodo delle recite: dal 7 al 30 dicembre 2025. \n\n\nVersione proposta: quella del 1934\, cioè l’originaria “edizione Stalin-era” che fu censurata dopo la famosa stroncatura su Pravda del 1936. \n\n\nCast e allestimento\nNel cast troviamo i seguenti protagonisti: Sara Jakubiak nel ruolo di Katerina L’vovna Izmailova; Alexander Roslavets come Boris Timofeyevich Izmailov; Najmiddin Mavlyanov nel ruolo di Sergej. Il regista delle scene è Zinovy Margolin\, i costumi curati da Olga Shaishmelashvili e le luci da Alexander Sivaev. \nPerché è un evento importante\nQuesta produzione assume un valore doppio: da un lato è la “prima” della stagione a Milano\, un momento di rilievo per la Scala; dall’altro è un omaggio al compositore Shostakovich\, la cui opera — al tempo attaccata dal regime sovietico per il suo coraggio artistico — torna nella sua forma originaria\, consentendo di riflettere sulla libertà creativa e sulla condizione della donna nella Russia del XX secolo. \n\n\n\nOpera in quattro atti \nLibretto di Aleksandr Prejs e Dmitrij Šostakovic \nDall’omonima novella di Nikolaj Leskov \nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala \nNuova produzione Teatro alla Scala\n\n\n\nUna Lady Macbeth del distretto di Mcensk
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DESCRIPTION:Medea\nOpera in tre atti\nMusica di Luigi Cherubini\nLibretto di François-Benoît Hoffmann\nVersione italiana di Carlo Zangarini \nInaugurazione Stagione d’Opera 2025/26 \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Mario Martone\nScene | Carmine Guarino\nCostumi | Daniela Ciancio\nLuci | Pasquale Mari \nInterpreti\nMedea  | Sondra Radvanovsky\nGiasone | Francesco Meli\nCreonte  | Giorgi Manoshvili\nGlauce  | Désirée Giove#\nNéris | Anita Rachvelishvili\nDue ancelle di Glauce | Maria Knihnytska # / Anastasia Sagaidak #\n \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi \nNuova Produzione del Teatro di San Carlo \n#Ex Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nPrima rappresentazione al Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 3 dicembre 2025\, ore 19:00 – ANTEPRIMA U30 – CREMISI – X (in vendita esclusivamente in Biglietteria) \nsabato 6 dicembre 2025\, ore 19:00 -A – INAUGURAZIONE – I\nmercoledì 10 dicembre 2025\, ore 19:00 – B – CREMISI – III\nsabato 13 dicembre 2025\, ore 17:00 – F –  CREMISI – II\nmartedì 16 dicembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e in inglese\ndurata: 3 ore circa\, con intervallo
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SUMMARY:Ti sposo ma non troppo
DESCRIPTION:ARTISTI ASSOCIATI- CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE \npresentano \nVANESSA INCONTRADA \nGABRIELE PIGNOTTA \nin \n“TI SPOSO MA NON TROPPO” \nuna commedia scritta e diretta da \nGABRIELE PIGNOTTA \ncon FABIO AVARO\, SIDDHARTHA PRESTINARI \nassistente alla regia MALVINA RUGGIANO \nscene ALESSANDRO CHITI \ncostumi ROSALIA GUZZO \nmusiche originali STEFANO SWITALA \nluci MAXIMILIANO LUMACHI \nNota dell’autore \nTi sposo ma non troppo non è solo una storia d’amore: è uno specchio graffiante e illuminante delle relazioni contemporanee\, un testo che intreccia leggerezza e profondità per raccontare le complessità del cuore umano. \nI protagonisti sono quattro individui che\, superati i quarant’anni\, si trovano a navigare in acque sentimentali inquiete\, in un’epoca in cui nulla è più garantito. \nAndrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota\, sconvolta dal tradimento del marito. \nLuca (Gabriele Pignotta)\, fisioterapista divorziato\, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri.Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro)\, sposati da 15 anni\, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore. \nIn un intreccio brillante e sorprendente\, le vite dei quattro si scontrano e si trasformano. Emozioni dimenticate riaffiorano\, crisi esistenziali si intrecciano a risate spiazzanti\, e gaffe esilaranti lasciano spazio a momenti di verità illuminanti. Mentre tutto sembra precipitare verso una resa dei conti inevitabile\, il desiderio di amare e sentirsi vivi si fa strada con forza\, anche quando sembrava impossibile. \nMa la vera domanda è: siamo davvero diventati inadatti a costruire relazioni stabili\, o è l’amore stesso a richiedere un’evoluzione personale che non abbiamo il coraggio – o il tempo – di affrontare? Dopo il grande successo cinematografico del 2014\, Ti sposo ma non troppo approda ora sui palcoscenici italiani in una veste completamente rinnovata\, attualee ricca di emozioni.Preparati a ridere\, riflettere e – perché no – a innamorarti di nuovo. E tu\, sei pronto a metterti in gioco?
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SUMMARY:L'Angelo del Focolare
DESCRIPTION:L’ANGELO DEL FOCOLARE\n\n\n\n\n\ntesto e regia Emma Dante \n\n\n\n\nDentro una famiglia\, un giorno\, l’abituale violenza del marito sulla moglie si trasforma in un femminicidio. L’uomo la uccide spaccandole la testa con un ferro da stiro. La donna giace a terra\, morta\, ma la sua morte non è sufficiente: nessuno le crede. Così che la donna\, come l’angelo del focolare\, nella cui grottesca immagine si ritrova incastrata\, sarà costretta ad alzarsi e a rientrare nella stessa routine\, pulendo la casa\, occupandosi del lavoro domestico\, preparando da mangiare al figlio e al marito\, accudendo l’anziana suocera. Ogni mattina\, i familiari la trovano morta e non le credono. Ogni mattina lei si rialza\, apre la moka\, chiusa troppo stretta\, e ricomincia a subire la violenza del marito\, la depressione del figlio\, l’impotenza della suocera che anziché condannare il figlio brutale e dispotico\, lo compatisce. Ogni sera la moglie muore di nuovo\, come in un girone dell’inferno in cui la pena non si estingue mai. Nella penombra di una casa addormentata\, l’angelo scuote i lembi della vestaglia e prova a volare ma le è concesso soltanto l’intenzione del volo.
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SUMMARY:Non Posso Narrare La Mia Vita
DESCRIPTION:NON POSSO NARRARE LA MIA VITA\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia Roberto Andò \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nA quasi due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato\, Roberto Andò gli rende omaggio con un lavoro che intreccia alcuni dei suoi testi più rappresentativi con Gli anni piccoli\, “un tentativo volutamente frammentario\, sinuoso ed elusivo\, d’autobiografia adolescenziale e allo stesso tempo esercizio critico\, d’astrazione e di meditazione\, strenuo e appassionato sulla scrittura”. Filosofo\, poeta\, drammaturgo\, regista\, attore\, Enzo Moscato\, insieme ad Annibale Ruccello e Manlio Santanelli\, è stato esponente di spicco di quella che negli anni Ottanta è stata definita la nuova drammaturgia napoletana. In più di quarant’anni d’attività\, nei suoi lavori ha combinato la tradizione drammaturgica napoletana con il pensiero di autori e teorici del Novecento\, come Artaud\, Genet\, Lacan\, Pasolini. La sua inconfondibile scrittura – spesso un musicale e disinvolto miscuglio di dialetto napoletano\, italiano\, francese\, spagnolo\, inglese\, tedesco\, greco\, latino – è stata capace di farsi materia e scena\, di scavare profondamente nelle viscere e nell’animo umano\, di farsi espressione della fragilità concreta e metaforica del corpo di Napoli. \n«Non posso narrare la mia vita»\, afferma Enzo Moscato in quel frammento autobiografico che è Gli anni piccoli\, un’opera rivolta a rintracciare le tracce dell’insorgere della sua vocazione teatrale nell’infanzia e adolescenza trascorse nei Quartieri Spagnoli. Si tratta di agglutinazioni visionarie\, sprazzi di vita rivissuti con l’occhio e l’orecchio dello sciamano: buchi\, faglie\, crepe di una memoria a brandelli e solo successivamente ricucita. Un diario d’autore che disprezzava le imposizioni della realtà\, preferendo a quest’ultima la vita fantasticata\, la musica della reverie. Da questo piccolo libro Roberto Andò è partito per immaginare uno spettacolo intorno al mondo di Enzo Moscato\, scivolando delicatamente nella penombra della mente di un poeta che sta a Napoli come Kavafis sta ad Alessandria. Come scrisse Anna Maria Ortese a proposito di Elsa Morante\, anche Enzo Moscato ha fatto un giuramento all’Invisibile. E questo\, più che un semplice spettacolo\, rischia di diventare un appuntamento postumo con la sua voce indimenticabile.
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DESCRIPTION:Dal 10 dicembre Al 14 dicembre\n\n\n\n\nMay B\n\n\n\n\ncoreografia Maguy Marin\n\n\n\n\nMay B traduce in movimento la condizione umana alla deriva e lo fa attraverso un linguaggio teatrale crudo\, che trasforma il ridicolo\, il violento e l’angoscioso in situazioni.\nLa forza della danza deriva dalla sua capacità di rappresentare il mistero della nostra presenza nel mondo. \nA proposito dello spettacolo\nQuesto pezzo\, basato sugli scritti di Samuel Beckett – il cui lavoro contraddice\, nel movimento teatrale e nell’atmosfera\, la performance fisica ed estetica di un danzatore – ha gettato le basi per la decifrazione dei nostri gesti più intimi\, nascosti e ignorati.\nRiuscire a svelare i gesti minuscoli o spettacolari delle tante vite impercettibili e invisibili\, in cui l’attesa e la quiete “non proprio immobile” creano un vuoto\, un enorme nulla\, uno spazio silenzioso colmo di esitazioni.\nQuando i personaggi di Beckett anelano alla quiete\, non possono fare a meno di muoversi; poco o tanto\, si muovono.\nIn questo lavoro essenzialmente teatrale\, il nostro intento non era tanto sviluppare parole e discorso\, quanto una forma esagerata di movimento\, cercando così il punto d’incontro tra il movimento applicato al teatro\, da una parte\, e la danza e il linguaggio coreografico\, dall’altra.\nMaguy Marin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nCrediti: \nMAY B\ncoreografia Maguy Marin \ncast 10 danzatori \nlight designer Alexandre Beneteaud\ncostumi Louise Marin\nmusiche originali Franz Schubert\, Gilles de Binche\, Gavin Bryars \ncoproduzione Compagnia Maguy Marin\, Maison des Arts et de la Culture de Créteil\nmenzioni La Compagnie Maguy Marin è sostenuta dal Ministère de la Culture – DRAC Auvergne-Rhône-Alpes\, la Ville de Lyon\, la Région Auvergne-Rhône-Alpes e riceve sostegno economico dall’Institut Français per progetti all’estero \nDurata Spettacolo: 90 minuti
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DESCRIPTION:Partenope\nOpera in un atto\nMusica di Ennio Morricone\nLibretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Vanessa Beecroft \nInterpreti\nPartenope 1 | Jessica Pratt\nPartenope 2 | Maria Agresta\nPersefone | Désirée Giove#\nMelanio | Francesco Demuro\nNarratore | Mimmo Borrelli \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi \nNuova produzione del Teatro di San Carlo \n#Ex Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nPrima Rappresentazione Assoluta\n\nVanessa Beecroft firma una regia inedita per “Partenope” al Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | BLU\nvenerdì 12 dicembre 2025\, ore 20:00 – TAGLIANDO A – C/D – BLU – III\ndomenica 14 dicembre 2025\, ore 17:00 – TAGLIANDO B – F – BLU – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: da annunciare
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DESCRIPTION:ARTISTI ASSOCIATI- CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE \npresentano \nVANESSA INCONTRADA \nGABRIELE PIGNOTTA \nin \n“TI SPOSO MA NON TROPPO” \nuna commedia scritta e diretta da \nGABRIELE PIGNOTTA \ncon FABIO AVARO\, SIDDHARTHA PRESTINARI \nassistente alla regia MALVINA RUGGIANO \nscene ALESSANDRO CHITI \ncostumi ROSALIA GUZZO \nmusiche originali STEFANO SWITALA \nluci MAXIMILIANO LUMACHI \nNota dell’autore \nTi sposo ma non troppo non è solo una storia d’amore: è uno specchio graffiante e illuminante delle relazioni contemporanee\, un testo che intreccia leggerezza e profondità per raccontare le complessità del cuore umano. \nI protagonisti sono quattro individui che\, superati i quarant’anni\, si trovano a navigare in acque sentimentali inquiete\, in un’epoca in cui nulla è più garantito. \nAndrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota\, sconvolta dal tradimento del marito. \nLuca (Gabriele Pignotta)\, fisioterapista divorziato\, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri.Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro)\, sposati da 15 anni\, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore. \nIn un intreccio brillante e sorprendente\, le vite dei quattro si scontrano e si trasformano. Emozioni dimenticate riaffiorano\, crisi esistenziali si intrecciano a risate spiazzanti\, e gaffe esilaranti lasciano spazio a momenti di verità illuminanti. Mentre tutto sembra precipitare verso una resa dei conti inevitabile\, il desiderio di amare e sentirsi vivi si fa strada con forza\, anche quando sembrava impossibile. \nMa la vera domanda è: siamo davvero diventati inadatti a costruire relazioni stabili\, o è l’amore stesso a richiedere un’evoluzione personale che non abbiamo il coraggio – o il tempo – di affrontare? Dopo il grande successo cinematografico del 2014\, Ti sposo ma non troppo approda ora sui palcoscenici italiani in una veste completamente rinnovata\, attualee ricca di emozioni.Preparati a ridere\, riflettere e – perché no – a innamorarti di nuovo. E tu\, sei pronto a metterti in gioco?
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SUMMARY:L'Angelo del Focolare
DESCRIPTION:L’ANGELO DEL FOCOLARE\n\n\n\n\n\ntesto e regia Emma Dante \n\n\n\n\nDentro una famiglia\, un giorno\, l’abituale violenza del marito sulla moglie si trasforma in un femminicidio. L’uomo la uccide spaccandole la testa con un ferro da stiro. La donna giace a terra\, morta\, ma la sua morte non è sufficiente: nessuno le crede. Così che la donna\, come l’angelo del focolare\, nella cui grottesca immagine si ritrova incastrata\, sarà costretta ad alzarsi e a rientrare nella stessa routine\, pulendo la casa\, occupandosi del lavoro domestico\, preparando da mangiare al figlio e al marito\, accudendo l’anziana suocera. Ogni mattina\, i familiari la trovano morta e non le credono. Ogni mattina lei si rialza\, apre la moka\, chiusa troppo stretta\, e ricomincia a subire la violenza del marito\, la depressione del figlio\, l’impotenza della suocera che anziché condannare il figlio brutale e dispotico\, lo compatisce. Ogni sera la moglie muore di nuovo\, come in un girone dell’inferno in cui la pena non si estingue mai. Nella penombra di una casa addormentata\, l’angelo scuote i lembi della vestaglia e prova a volare ma le è concesso soltanto l’intenzione del volo.
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SUMMARY:Non Posso Narrare La Mia Vita
DESCRIPTION:NON POSSO NARRARE LA MIA VITA\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia Roberto Andò \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nA quasi due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato\, Roberto Andò gli rende omaggio con un lavoro che intreccia alcuni dei suoi testi più rappresentativi con Gli anni piccoli\, “un tentativo volutamente frammentario\, sinuoso ed elusivo\, d’autobiografia adolescenziale e allo stesso tempo esercizio critico\, d’astrazione e di meditazione\, strenuo e appassionato sulla scrittura”. Filosofo\, poeta\, drammaturgo\, regista\, attore\, Enzo Moscato\, insieme ad Annibale Ruccello e Manlio Santanelli\, è stato esponente di spicco di quella che negli anni Ottanta è stata definita la nuova drammaturgia napoletana. In più di quarant’anni d’attività\, nei suoi lavori ha combinato la tradizione drammaturgica napoletana con il pensiero di autori e teorici del Novecento\, come Artaud\, Genet\, Lacan\, Pasolini. La sua inconfondibile scrittura – spesso un musicale e disinvolto miscuglio di dialetto napoletano\, italiano\, francese\, spagnolo\, inglese\, tedesco\, greco\, latino – è stata capace di farsi materia e scena\, di scavare profondamente nelle viscere e nell’animo umano\, di farsi espressione della fragilità concreta e metaforica del corpo di Napoli. \n«Non posso narrare la mia vita»\, afferma Enzo Moscato in quel frammento autobiografico che è Gli anni piccoli\, un’opera rivolta a rintracciare le tracce dell’insorgere della sua vocazione teatrale nell’infanzia e adolescenza trascorse nei Quartieri Spagnoli. Si tratta di agglutinazioni visionarie\, sprazzi di vita rivissuti con l’occhio e l’orecchio dello sciamano: buchi\, faglie\, crepe di una memoria a brandelli e solo successivamente ricucita. Un diario d’autore che disprezzava le imposizioni della realtà\, preferendo a quest’ultima la vita fantasticata\, la musica della reverie. Da questo piccolo libro Roberto Andò è partito per immaginare uno spettacolo intorno al mondo di Enzo Moscato\, scivolando delicatamente nella penombra della mente di un poeta che sta a Napoli come Kavafis sta ad Alessandria. Come scrisse Anna Maria Ortese a proposito di Elsa Morante\, anche Enzo Moscato ha fatto un giuramento all’Invisibile. E questo\, più che un semplice spettacolo\, rischia di diventare un appuntamento postumo con la sua voce indimenticabile.
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SUMMARY:May B
DESCRIPTION:Dal 10 dicembre Al 14 dicembre\n\n\n\n\nMay B\n\n\n\n\ncoreografia Maguy Marin\n\n\n\n\nMay B traduce in movimento la condizione umana alla deriva e lo fa attraverso un linguaggio teatrale crudo\, che trasforma il ridicolo\, il violento e l’angoscioso in situazioni.\nLa forza della danza deriva dalla sua capacità di rappresentare il mistero della nostra presenza nel mondo. \nA proposito dello spettacolo\nQuesto pezzo\, basato sugli scritti di Samuel Beckett – il cui lavoro contraddice\, nel movimento teatrale e nell’atmosfera\, la performance fisica ed estetica di un danzatore – ha gettato le basi per la decifrazione dei nostri gesti più intimi\, nascosti e ignorati.\nRiuscire a svelare i gesti minuscoli o spettacolari delle tante vite impercettibili e invisibili\, in cui l’attesa e la quiete “non proprio immobile” creano un vuoto\, un enorme nulla\, uno spazio silenzioso colmo di esitazioni.\nQuando i personaggi di Beckett anelano alla quiete\, non possono fare a meno di muoversi; poco o tanto\, si muovono.\nIn questo lavoro essenzialmente teatrale\, il nostro intento non era tanto sviluppare parole e discorso\, quanto una forma esagerata di movimento\, cercando così il punto d’incontro tra il movimento applicato al teatro\, da una parte\, e la danza e il linguaggio coreografico\, dall’altra.\nMaguy Marin \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nCrediti: \nMAY B\ncoreografia Maguy Marin \ncast 10 danzatori \nlight designer Alexandre Beneteaud\ncostumi Louise Marin\nmusiche originali Franz Schubert\, Gilles de Binche\, Gavin Bryars \ncoproduzione Compagnia Maguy Marin\, Maison des Arts et de la Culture de Créteil\nmenzioni La Compagnie Maguy Marin è sostenuta dal Ministère de la Culture – DRAC Auvergne-Rhône-Alpes\, la Ville de Lyon\, la Région Auvergne-Rhône-Alpes e riceve sostegno economico dall’Institut Français per progetti all’estero \nDurata Spettacolo: 90 minuti
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SUMMARY:Orfani Veleni
DESCRIPTION:ORFANI VELENI\n\n\n\n\n\ndi Enzo Moscato\, ideazione e regia Davide Cristiano \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nOrfani veleni è il progetto vincitore della prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie under 35. Spiega Davide Cristiano che lo ha ideato: “Se l’uomo che dorme in strada fosse l’ultimo baluardo di una comunità in estinzione? Se chi è considerato un relitto fosse in fondo il solo capace di raccontarci del naufragio? Un vecchio attore di teatro\, ridotto ai margini del nostro sguardo\, è l’unico rimasto ad abitare la piazza\, il luogo di una collettività in disfacimento. Solo una figura angelica\, un Pulcinella serafico\, può intervenire in suo soccorso quando tre ragazzi si abbattono su di lui come avvoltoi su un corpo in agonia: sono l’incarnazione di quegli stereotipi che hanno declassato la cultura popolare ad oleografica fino ad annichilirla. Su tutti loro aleggia fuori dallo spazio e dal tempo la lucida voce del poeta. Questo è lo scenario in cui il testo di Enzo Moscato\, Orfani Veleni\, viene precipitato per dare corpo all’indagine poetica e metafisica che il compianto autore compone in un esercizio definito di de-mascherazione. Nell’opera si articola per la città di N. e la sua comunità una domanda di sopravvivenza\, resistenza\, o meglio ancora\, di nascita: quasi una forma di rituale magico\, di esorcismo – ha scritto Moscato. Un necessario urlo di vita di fronte all’inarrestabile devastazione di cose e sentimenti di questa città. Una città che per il poeta napoletano ingloba l’universo intero”.
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DESCRIPTION:Medea\nOpera in tre atti\nMusica di Luigi Cherubini\nLibretto di François-Benoît Hoffmann\nVersione italiana di Carlo Zangarini \nInaugurazione Stagione d’Opera 2025/26 \nDirettore | Riccardo Frizza\nRegia | Mario Martone\nScene | Carmine Guarino\nCostumi | Daniela Ciancio\nLuci | Pasquale Mari \nInterpreti\nMedea  | Sondra Radvanovsky\nGiasone | Francesco Meli\nCreonte  | Giorgi Manoshvili\nGlauce  | Désirée Giove#\nNéris | Anita Rachvelishvili\nDue ancelle di Glauce | Maria Knihnytska # / Anastasia Sagaidak #\n \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi \nNuova Produzione del Teatro di San Carlo \n#Ex Allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nPrima rappresentazione al Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 3 dicembre 2025\, ore 19:00 – ANTEPRIMA U30 – CREMISI – X (in vendita esclusivamente in Biglietteria) \nsabato 6 dicembre 2025\, ore 19:00 -A – INAUGURAZIONE – I\nmercoledì 10 dicembre 2025\, ore 19:00 – B – CREMISI – III\nsabato 13 dicembre 2025\, ore 17:00 – F –  CREMISI – II\nmartedì 16 dicembre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e in inglese\ndurata: 3 ore circa\, con intervallo
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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DESCRIPTION:NON POSSO NARRARE LA MIA VITA\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia Roberto Andò \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nA quasi due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato\, Roberto Andò gli rende omaggio con un lavoro che intreccia alcuni dei suoi testi più rappresentativi con Gli anni piccoli\, “un tentativo volutamente frammentario\, sinuoso ed elusivo\, d’autobiografia adolescenziale e allo stesso tempo esercizio critico\, d’astrazione e di meditazione\, strenuo e appassionato sulla scrittura”. Filosofo\, poeta\, drammaturgo\, regista\, attore\, Enzo Moscato\, insieme ad Annibale Ruccello e Manlio Santanelli\, è stato esponente di spicco di quella che negli anni Ottanta è stata definita la nuova drammaturgia napoletana. In più di quarant’anni d’attività\, nei suoi lavori ha combinato la tradizione drammaturgica napoletana con il pensiero di autori e teorici del Novecento\, come Artaud\, Genet\, Lacan\, Pasolini. La sua inconfondibile scrittura – spesso un musicale e disinvolto miscuglio di dialetto napoletano\, italiano\, francese\, spagnolo\, inglese\, tedesco\, greco\, latino – è stata capace di farsi materia e scena\, di scavare profondamente nelle viscere e nell’animo umano\, di farsi espressione della fragilità concreta e metaforica del corpo di Napoli. \n«Non posso narrare la mia vita»\, afferma Enzo Moscato in quel frammento autobiografico che è Gli anni piccoli\, un’opera rivolta a rintracciare le tracce dell’insorgere della sua vocazione teatrale nell’infanzia e adolescenza trascorse nei Quartieri Spagnoli. Si tratta di agglutinazioni visionarie\, sprazzi di vita rivissuti con l’occhio e l’orecchio dello sciamano: buchi\, faglie\, crepe di una memoria a brandelli e solo successivamente ricucita. Un diario d’autore che disprezzava le imposizioni della realtà\, preferendo a quest’ultima la vita fantasticata\, la musica della reverie. Da questo piccolo libro Roberto Andò è partito per immaginare uno spettacolo intorno al mondo di Enzo Moscato\, scivolando delicatamente nella penombra della mente di un poeta che sta a Napoli come Kavafis sta ad Alessandria. Come scrisse Anna Maria Ortese a proposito di Elsa Morante\, anche Enzo Moscato ha fatto un giuramento all’Invisibile. E questo\, più che un semplice spettacolo\, rischia di diventare un appuntamento postumo con la sua voce indimenticabile.
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SUMMARY:Concerto di Natale / Coro del Teatro di San Carlo
DESCRIPTION:Concerto di Natale / Coro del Teatro di San Carlo\nConcerto di brani della tradizione natalizia \nDirettore | Fabrizio Cassi\nPianoforte | Vincenzo Caruso \nProgramma\nChristmas Carols di varie parti del Mondo \nCoro del Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | BLU\ngiovedì 4 dicembre 2025\, ore 19 – F.A. – BLU – VIII\nmercoledì 17 dicembre 2025\, ore 19 – F.A. – BLU – VIII \nDurata: da annunciare
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SUMMARY:Orfani Veleni
DESCRIPTION:ORFANI VELENI\n\n\n\n\n\ndi Enzo Moscato\, ideazione e regia Davide Cristiano \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nOrfani veleni è il progetto vincitore della prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie under 35. Spiega Davide Cristiano che lo ha ideato: “Se l’uomo che dorme in strada fosse l’ultimo baluardo di una comunità in estinzione? Se chi è considerato un relitto fosse in fondo il solo capace di raccontarci del naufragio? Un vecchio attore di teatro\, ridotto ai margini del nostro sguardo\, è l’unico rimasto ad abitare la piazza\, il luogo di una collettività in disfacimento. Solo una figura angelica\, un Pulcinella serafico\, può intervenire in suo soccorso quando tre ragazzi si abbattono su di lui come avvoltoi su un corpo in agonia: sono l’incarnazione di quegli stereotipi che hanno declassato la cultura popolare ad oleografica fino ad annichilirla. Su tutti loro aleggia fuori dallo spazio e dal tempo la lucida voce del poeta. Questo è lo scenario in cui il testo di Enzo Moscato\, Orfani Veleni\, viene precipitato per dare corpo all’indagine poetica e metafisica che il compianto autore compone in un esercizio definito di de-mascherazione. Nell’opera si articola per la città di N. e la sua comunità una domanda di sopravvivenza\, resistenza\, o meglio ancora\, di nascita: quasi una forma di rituale magico\, di esorcismo – ha scritto Moscato. Un necessario urlo di vita di fronte all’inarrestabile devastazione di cose e sentimenti di questa città. Una città che per il poeta napoletano ingloba l’universo intero”.
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SUMMARY:Non Posso Narrare La Mia Vita
DESCRIPTION:NON POSSO NARRARE LA MIA VITA\n\n\n\n\n\ndrammaturgia e regia Roberto Andò \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nA quasi due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato\, Roberto Andò gli rende omaggio con un lavoro che intreccia alcuni dei suoi testi più rappresentativi con Gli anni piccoli\, “un tentativo volutamente frammentario\, sinuoso ed elusivo\, d’autobiografia adolescenziale e allo stesso tempo esercizio critico\, d’astrazione e di meditazione\, strenuo e appassionato sulla scrittura”. Filosofo\, poeta\, drammaturgo\, regista\, attore\, Enzo Moscato\, insieme ad Annibale Ruccello e Manlio Santanelli\, è stato esponente di spicco di quella che negli anni Ottanta è stata definita la nuova drammaturgia napoletana. In più di quarant’anni d’attività\, nei suoi lavori ha combinato la tradizione drammaturgica napoletana con il pensiero di autori e teorici del Novecento\, come Artaud\, Genet\, Lacan\, Pasolini. La sua inconfondibile scrittura – spesso un musicale e disinvolto miscuglio di dialetto napoletano\, italiano\, francese\, spagnolo\, inglese\, tedesco\, greco\, latino – è stata capace di farsi materia e scena\, di scavare profondamente nelle viscere e nell’animo umano\, di farsi espressione della fragilità concreta e metaforica del corpo di Napoli. \n«Non posso narrare la mia vita»\, afferma Enzo Moscato in quel frammento autobiografico che è Gli anni piccoli\, un’opera rivolta a rintracciare le tracce dell’insorgere della sua vocazione teatrale nell’infanzia e adolescenza trascorse nei Quartieri Spagnoli. Si tratta di agglutinazioni visionarie\, sprazzi di vita rivissuti con l’occhio e l’orecchio dello sciamano: buchi\, faglie\, crepe di una memoria a brandelli e solo successivamente ricucita. Un diario d’autore che disprezzava le imposizioni della realtà\, preferendo a quest’ultima la vita fantasticata\, la musica della reverie. Da questo piccolo libro Roberto Andò è partito per immaginare uno spettacolo intorno al mondo di Enzo Moscato\, scivolando delicatamente nella penombra della mente di un poeta che sta a Napoli come Kavafis sta ad Alessandria. Come scrisse Anna Maria Ortese a proposito di Elsa Morante\, anche Enzo Moscato ha fatto un giuramento all’Invisibile. E questo\, più che un semplice spettacolo\, rischia di diventare un appuntamento postumo con la sua voce indimenticabile.
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SUMMARY:Ti sposo ma non troppo
DESCRIPTION:ARTISTI ASSOCIATI- CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE \npresentano \nVANESSA INCONTRADA \nGABRIELE PIGNOTTA \nin \n“TI SPOSO MA NON TROPPO” \nuna commedia scritta e diretta da \nGABRIELE PIGNOTTA \ncon FABIO AVARO\, SIDDHARTHA PRESTINARI \nassistente alla regia MALVINA RUGGIANO \nscene ALESSANDRO CHITI \ncostumi ROSALIA GUZZO \nmusiche originali STEFANO SWITALA \nluci MAXIMILIANO LUMACHI \nNota dell’autore \nTi sposo ma non troppo non è solo una storia d’amore: è uno specchio graffiante e illuminante delle relazioni contemporanee\, un testo che intreccia leggerezza e profondità per raccontare le complessità del cuore umano. \nI protagonisti sono quattro individui che\, superati i quarant’anni\, si trovano a navigare in acque sentimentali inquiete\, in un’epoca in cui nulla è più garantito. \nAndrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota\, sconvolta dal tradimento del marito. \nLuca (Gabriele Pignotta)\, fisioterapista divorziato\, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri.Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro)\, sposati da 15 anni\, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore. \nIn un intreccio brillante e sorprendente\, le vite dei quattro si scontrano e si trasformano. Emozioni dimenticate riaffiorano\, crisi esistenziali si intrecciano a risate spiazzanti\, e gaffe esilaranti lasciano spazio a momenti di verità illuminanti. Mentre tutto sembra precipitare verso una resa dei conti inevitabile\, il desiderio di amare e sentirsi vivi si fa strada con forza\, anche quando sembrava impossibile. \nMa la vera domanda è: siamo davvero diventati inadatti a costruire relazioni stabili\, o è l’amore stesso a richiedere un’evoluzione personale che non abbiamo il coraggio – o il tempo – di affrontare? Dopo il grande successo cinematografico del 2014\, Ti sposo ma non troppo approda ora sui palcoscenici italiani in una veste completamente rinnovata\, attualee ricca di emozioni.Preparati a ridere\, riflettere e – perché no – a innamorarti di nuovo. E tu\, sei pronto a metterti in gioco?
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SUMMARY:Napoli Nobilissima
DESCRIPTION:NAPOLI NOBILISSIMA\n\n\n\n\n\ndue atti unici di Raffaele Viviani\, regia Geppy Gleijeses \n\n\n\n\nRaffaele Viviani è\, insieme a Eduardo De Filippo\, il più grande autore teatrale napoletano. Nella sua opera ha indagato\, tranne che nell’ultimo periodo della carriera\, la strada e i suoi eroi: miserabili\, povera gente\, rifiuti della società. Così come Eduardo – Maestro di Geppy Gleijeses – seppe penetrare nei gangli più reconditi dell’animo umano\, anche Viviani mostrò una straordinaria profondità nella rappresentazione del reale. \nEppure\, della sua opera non è stata ancora pienamente riconosciuta la grandezza universale. Vicino a Bertolt Brecht per tematiche e acutezza di analisi umana – sebbene culturalmente molto distante\, non avendolo mai conosciuto né preso a riferimento – Viviani dimostra un’affinità sorprendente con quella stessa temperie musicale\, pur non sapendo scrivere musica e limitandosi a fischiettarla a un maestro. Ignaro delle sonorità di Kurt Weill o Hanns Eisler\, Viviani riesce comunque a sfiorare le stesse corde\, come se fosse stato lui a comporre per Brecht\, o loro per lui. \nNel 2000\, Geppy Gleijeses ha già diretto e interpretato Don Giacinto per il Festival di Benevento\, tanto che Franco Quadri scrisse una recensione dal titolo “VIVIANI-GLEIJESES-MIRACOLO”: un’opera agrodolce\, la storia di un vecchietto dignitoso e\, a suo modo\, nobilissimo\, bersagliato da un’umanità dolente e variopinta. \nLa musica dei ciechi è\, a suo avviso\, insieme a Sik Sik\, l’artefice magico\, il più bel atto unico mai scritto da autore napoletano. Un testo che può essere paragonato – e addirittura considerato superiore – a I ciechi di Maeterlinck. Racconta la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi\, guidati da un guercio. Il contrabbassista è Ferdinando\, sposato con Nannina\, che un giorno lo salvò dall’investimento di un tram. Un pietoso ostricaro veglia sul destino dei poveri musicanti… IMMENSO. \nGeppy Gleijeses affronta questa nuova\, meravigliosa avventura teatrale con al fianco Lorenzo Gleijeses\, suo figlio\, e Chiara Baffi\, una delle attrici più talentuose della sua generazione. Con loro anche Peppe Lanzetta\, artista poliedrico e straordinario\, protagonista del film Parthenope di Paolo Sorrentino\, dove ha recitato anche Lorenzo. \nIn scena saranno presenti altri undici attori\, alcuni freschi diplomati del Teatro Nazionale di Napoli\, eccellenza assoluta e virtuosa del teatro italiano\, con cui Gleijeses si onora di collaborare. Le scene di Roberto Crea\, i costumi di Chiara Donato\, le luci di Luigi Ascione – collaboratori abituali – contribuiranno a immergere lo spettatore nel mondo vivianeo. E naturalmente\, le musiche di Raffaele Viviani accompagneranno questo viaggio nel mito del grande autore.
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SUMMARY:Ti sposo ma non troppo
DESCRIPTION:ARTISTI ASSOCIATI- CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE \npresentano \nVANESSA INCONTRADA \nGABRIELE PIGNOTTA \nin \n“TI SPOSO MA NON TROPPO” \nuna commedia scritta e diretta da \nGABRIELE PIGNOTTA \ncon FABIO AVARO\, SIDDHARTHA PRESTINARI \nassistente alla regia MALVINA RUGGIANO \nscene ALESSANDRO CHITI \ncostumi ROSALIA GUZZO \nmusiche originali STEFANO SWITALA \nluci MAXIMILIANO LUMACHI \nNota dell’autore \nTi sposo ma non troppo non è solo una storia d’amore: è uno specchio graffiante e illuminante delle relazioni contemporanee\, un testo che intreccia leggerezza e profondità per raccontare le complessità del cuore umano. \nI protagonisti sono quattro individui che\, superati i quarant’anni\, si trovano a navigare in acque sentimentali inquiete\, in un’epoca in cui nulla è più garantito. \nAndrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata e madre devota\, sconvolta dal tradimento del marito. \nLuca (Gabriele Pignotta)\, fisioterapista divorziato\, si barcamena tra l’amore per sua figlia e le illusioni delle app di incontri.Carlotta e Andrea (Siddhartha Prestinari e Fabio Avaro)\, sposati da 15 anni\, affrontano una crisi matrimoniale che mette in discussione tutto ciò che credevano di sapere sull’amore. \nIn un intreccio brillante e sorprendente\, le vite dei quattro si scontrano e si trasformano. Emozioni dimenticate riaffiorano\, crisi esistenziali si intrecciano a risate spiazzanti\, e gaffe esilaranti lasciano spazio a momenti di verità illuminanti. Mentre tutto sembra precipitare verso una resa dei conti inevitabile\, il desiderio di amare e sentirsi vivi si fa strada con forza\, anche quando sembrava impossibile. \nMa la vera domanda è: siamo davvero diventati inadatti a costruire relazioni stabili\, o è l’amore stesso a richiedere un’evoluzione personale che non abbiamo il coraggio – o il tempo – di affrontare? Dopo il grande successo cinematografico del 2014\, Ti sposo ma non troppo approda ora sui palcoscenici italiani in una veste completamente rinnovata\, attualee ricca di emozioni.Preparati a ridere\, riflettere e – perché no – a innamorarti di nuovo. E tu\, sei pronto a metterti in gioco?
URL:https://tecnofra.it/evento/ti-sposo-ma-non-troppo/
LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
CATEGORIES:Teatro
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