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SUMMARY:Nikolay Khozyainov
DESCRIPTION:Nikolay Khozyainov \nGiovedì 30 ottobre 2025 \nTeatro Sannazaro – ore 20.30 \nNikolay Khozyainov\, pianoforte \nMusiche di Fryderyk Chopin e Robert Schumann
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SUMMARY:NOREDA GRAVES & RITA CICCARELLI  in Deep Roots
DESCRIPTION:NOREDA GRAVES & RITA CICCARELLIin Deep Roots – Radici ProfondeTeatro Sannazaro – 6 Novembre 2025 \nDue voci\, due culture\, due anime unite dalla stessa origine: la musica come voce dell’anima. DEEP ROOTS – Radici profonde è molto più di un concerto: è un’esperienza emozionale e culturale che attraversa i confini geografici e musicali\, intrecciando la passione vibrante della canzone classica napoletana con l’intensità lirica del gospel\, del jazz e del soul afroamericano. \nProtagoniste assolute della serata sono Rita Ciccarelli\, raffinata e intensa interprete napoletana\, e Noreda Graves\, straordinaria voce afroamericana dal timbro profondo e dalla presenza magnetica. Il loro incontro sul palco rappresenta un ponte tra mondi apparentemente lontani\, ma uniti da radici comuni: la musica come mezzo di espressione autentica\, spirituale\, universale. \nAccompagnate da un ensemble di musicisti d’eccellenza\, le due artiste offriranno al pubblico un repertorio che alterna brani iconici della tradizione partenopea – Torna a Surriento\, Dicitencello vuje\, ‘O sole mio – a classici internazionali come Summertime\, At Last\, Amazing Grace e His Eye is on the Sparrow\, in arrangiamenti originali che fondono melodia mediterranea e groove afroamericano. \nLo spettacolo\, curato nella direzione artistica e musicale nei minimi dettagli\, si sviluppa come un vero e proprio dialogo sonoro\, un abbraccio tra culture che hanno fatto della musica la propria lingua madre. Deep Roots è un inno alla diversità\, alla spiritualità e alla forza della memoria collettiva. \nNOREDA GRAVES & RITA CICCARELLI \nin Deep Roots – Radici Profonde
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SUMMARY:Morte accidentale di un anarchico
DESCRIPTION:Nel 1921 un emigrante italiano «volò» fuori da una finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che ispirò “Morte accidentale di un anarchico”\, una delle commedie più celebri di Dario Fo. L’azione comincia in una questura\, dove il commissario Bertozzo si trova a fronteggiare un matto\, capace di spacciarsi per più persone\, motore e filo conduttore dell’intera vicenda. “La morte accidentale” a cui allude il titolo dell’opera è quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato da una finestra del quarto piano della questura di Milano nel 1969\, in uno degli episodi più controversi della storia italiana del dopoguerra; dalla strage di Piazza Fontana\, per cui Pinelli era indagato\, ad alcuni dei terribili fatti che ne seguono\, Dario Fo interroga con la sua opera non solo il caso giudiziario specifico\, ma parte di un periodo storico ancora oggi difficile da decifrare e consegnare agli archivi. \nNOTE DI REGIA  \nSiamo i figli del lavoro\nche lottiamo per il pan\ne i superbi eroi dell’oro\nsupplicammo ognora invan.\nMa ci siamo alfin levati\ndal servaggio secolar\ne a riscossa abbiam chiamati\ngli operai dai campi al mar\nAbbasso le frontiere!\nSu in alto le bandiere\,\nsalutiam l’umanità!\nSorgiam contr’ogni tirannia\ne combattiamo la borghesia!\nPugnam\, pugnam\, pugnam\nper l’Anarchia! \nCosì inizia l’inno anarchico italiano e così si chiude il primo tempo e si apre il secondo del testo del premio Nobel Dario Fo. Credo che tutta l’opera sia fortemente pervasa da uno spirito anarchico\, un testo riscritto più volte in due anni e mezzo\, che costò a Fo circa quaranta processi in ogni parte d’Italia\, al punto tale che la maschera Fo arrivò a dire che la tournée dello spettacolo non poteva che essere scandita dai procedimenti giudiziari.  È impossibile ricreare la spontaneità’ con cui Fo metteva in scena se stesso\, sempre e solo se stesso\, dando ai suoi spettacoli una forza unica e assolutamente irripetibile. La sua forza era una risata che riusciva a scardinare ogni argomento facendo diventare la risata stessa un atto rivoluzionario\, dissacrante\, ma soprattutto scandaloso. Fo non era mai altro da sé\, il suo modo di stare in scena e recitare consisteva nell’abitare la scena come totale atto anarchico; nessun personaggio per nascondersi o da interpretare\, ma un continuo tentativo di fare della non-interpretazione un fatto artistico persino pericoloso. Questa è l’eredità che ci lascia\, difficile da emulare dato il nostro esser troppo borghesi e forse condizionati. Per me\, questa regia è il tentativo di inseguire\, e ricercare\, il senso profondo di questa lezione di vita e di arte.  Per fare questo è necessario che io stesso esca dai confini del conosciuto e provi ad entrare in nuovi territori\, fatti anche da nuovi incontri come quello con il teatro Bellini e l’ attore Daniele Russo che assumerà il ruolo del Matto. Attraverso questa figura si aprono delle possibilità\, il matto è sempre credibile perché resta sempre quello che è pur cambiando ruolo; il matto può destabilizzare e creare una folle e inaudita cascata di parole\, ad una velocita tale che si fa fatica a stargli dietro\, a seguirlo\, quasi come se il testo di Fo  fosse la rappresentazione verbale della caduta stessa. Le parole arrivano ad altezze vertiginose e alla fine l’equilibrio si perde e non si può che cadere\, forse giù da quella maledetta finestra di quel maledetto palazzo milanese; si disse e si scrisse che si trattò\, appunto\, di una morte accidentale; stranamente le morti accadute così accidentalmente hanno più o meno sempre lo stesso copione\, ed è questo che ci ricorda Dario Fo in questo testo scabrosamente realistico nonostante il gioco del teatro dell’assurdo. In uno dei verbali fu scritto che l’anarchico precipitò “velocissimo”; e come deve precipitare un uomo che cade dalla finestra? Si scrisse che l’anarchico gridò : “E’ la fine dell’ anarchia “\, e si gettò. Ma Fo non vuole una fine\, quanto capire la fine e lo fa con una ricerca spasmodica\, quasi documentaristica\, nonostante il mistero buffo del suo essere teatrante. Il commissario Calabresi fu ucciso\, come sappiamo\, e la verità stenta ancora a venire alla luce. Fo ci consegna una sua verità\, quella del Matto\, quella di chi se ne fotte della logica\, delle convenzioni\, della forma\, andando a creare un testo multiforme e politicamente scorretto\, un’opera cha fa dire al matto: “Gli anarchici sono molto conservatori/ è  per questo che ammazzano i Re?/ Già\, per imbalsamarli e conservarli per sempre”. Oppure”: Perdio siamo immersi nella merda fino al collo; ma è per questo che noi Italiani camminiamo a testa alta”.\nFo\, con questo testo\, parlava di scandalo; la sola cosa che vorrei riuscire a fare\, graffiando con una risata da Joker\, è quella di non dimenticare cosa e chi siamo stati. Provare a non cambiare la storia\, ma tornare sul luogo del delitto non per attaccare coloro che non ci sono più\, ma per comprendere e non ripetere gli stessi errori. Si può riuscire con una regia?  Forse no\, ma si deve provare. \nAntonio Latella\n \nCrediti: \nMorte accidentale di un anarchico\ndi Dario Fo e Franca Rame \nregia Antonio Latella \ncon Daniele Russo\, Caterina Carpio\, Francesco Manetti\, Edoardo Sorgente\, Emanuele Turetta \ndramaturg Federico Bellini\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Graziella Pepe\nmusiche e suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nmovimenti Isacco Venturini\nassistente alla regia Mariasilvia Greco\nfoto di scena Flavia Tartaglia \ncostumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA \nproduzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini \n 
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DESCRIPTION:  \nDE(ATH)LIVERY \ndi Andrea Cioffi \nda un’idea di Sara Guardascione \ncon (in o.a.): Vincenzo Castellone\, Andrea Cioffi\, Sara Guardascione\, Luigi Leone \nIn un appartamento che è un mash-up tra lo stile sit-com americano e le case studenti di tutta Italia\, in cui convivono tre coinquilini trentenni (una coppia di lavoratori precari e uno specializzando in malattie infettive) è accaduto un “piccolo incidente”. Un rider ha portato la consegna sbagliata e\, per una disgraziata concomitanza di cause\, non ha mai lasciato l’abitazione. Giace riverso al suolo\, la testa fracassata dal souvenir di un viaggio in Egitto del padrone di casa. \nE pensare che era il suo primo giorno di lavoro presso la celebre azienda di food delivery Trust it…In una serie di rewind\, flashback e moviole\, il nostro narratore-rider-non più vivo illustrerà come si sono svolti i fatti di quella giornata: ci racconterà di una generazione vittima della fretta dell’odio social e dell’assenza di certezze\, che rischia sempre di perdersi nella disperazione e di diventare inevitabile vittima se non rende sé stessa\, a sua volta\, carnefice. \nNote di regia DE(ATH)LIVERY \nViviamo in un mondo che non risparmia nessuno. La nostra generazione\, quella dei millennial\, i nati tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta\, ne è la più lampante testimonianza: perennemente under-qualcosa\, sempre a correre dietro a lavori precari\, con competenze e titoli di studio sempre meno riconosciuti\, in una sfida costante contro la vita\, all’ombra della generazione precedente. Soltanto un anno fa assistevamo al surreale licenziamento di Sebastian Galassi\, 26 anni\, rider che ha perso il lavoro il giorno dopo aver perso la vita; licenziato da una App\, da un algoritmo che lo ha ritenuto non abbastanza efficiente. Una tragedia. La tragedia del nostro tempo. \nPer raccontarla abbiamo scelto il genere della black comedy\, perché crediamo nel potere poetico\, politico e catartico della risata. La mission della nostra compagnia\, quella di coniugare schemi e ispirazione classici a contemporaneità di temi e linguaggio\, fa sì che i nostri personaggi\, pur riconducibili al presente\, attingano al nucleo dei tipi fissi (i due innamorati\, il dottore\, il servo) per poi essere ricollocati in una commedia di situazione in cui scene e costumi strizzano l’occhio a serie tv comeThe big bang theory e How I met your mother. Una commedia spietata\, dunque\, che non risparmia nessuno (più di un personaggio ci resterà secco)\, i cui protagonisti\, forse\, sono meno diversi da noi di quanto siamo pronti ad ammettere. \n«Ridete di loro e non fate che si abbia a ridere di voi». \n(Gl’innamorati\, C. Goldoni) \nDE(ATH)LIVERY \nAndrea Cioffi \ndrammaturgia e regia: Andrea Cioffi \nassistente alla regia: Ilaria Fierro \nscene: Trisha Palma \ncostumi: Rosario Martone \ndisegno luci: Andrea Savoia \nmusiche: Emanuele Pontoni \nProduzione Teen Theatre – Cercamond Compagnia Teatrale
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DESCRIPTION:Un ballo in maschera\nMelodramma in tre atti\nMusica di Giuseppe Verdi\nLibretto di Antonio Somma\, tratto dal libretto Gustave III\, ou Le Bal masqué di Eugène Scribe \nDirettore | Pinchas Steinberg\nRegia | Massimo Gasparon (da un’idea di Pierluigi Samaritani)\nScene e Costumi | Pierluigi Samaritani\nLuci | Andrea Borelli\nCoreografie | Roberto Maria Pizzuto \nInterpreti\nRiccardo | Piero Pretti (4\, 8\, 11) / Vincenzo Costanzo (5\, 10)\nRenato | Ludovic Tézier (4\, 8\, 11) / Ernesto Petti (5\, 10)\nAmelia | Anna Netrebko (4\, 8\, 11) / Valeria Sepe (5\, 10)\nUlrica\, indovina | Elizabeth DeShong♭\nOscar\, paggio | Cassandre Berthon♭\nSilvano\, marinaio | Maurizio Bove #\nSamuel\, nemico del Conte | Romano Dal Zovo♭\nTom\, nemico del Conte | Adriano Gramigni\nUn Giudice / Un servo d’Amelia | Massimo Sirigu♮ \nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\n\nProduzione del Teatro Regio di Parma \n♭ debutto al Teatro di San Carlo\n♮ Coro del Teatro di San Carlo\n# Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 4 ottobre 2025\, ore 20:00 – A – CREMISI – XI\ndomenica 5 ottobre 2025\, ore 17:00 – B – CREMISI – II\nmercoledì 8 ottobre 2025\, ore 20:00 – F – CREMISI – XI\nvenerdì 10 ottobre 2025\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III\nsabato 11 ottobre 2025\, ore 20:00 – F. A. – CREMISI – XI \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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Credo che tutta l’opera sia fortemente pervasa da uno spirito anarchico\, un testo riscritto più volte in due anni e mezzo\, che costò a Fo circa quaranta processi in ogni parte d’Italia\, al punto tale che la maschera Fo arrivò a dire che la tournée dello spettacolo non poteva che essere scandita dai procedimenti giudiziari.  È impossibile ricreare la spontaneità’ con cui Fo metteva in scena se stesso\, sempre e solo se stesso\, dando ai suoi spettacoli una forza unica e assolutamente irripetibile. La sua forza era una risata che riusciva a scardinare ogni argomento facendo diventare la risata stessa un atto rivoluzionario\, dissacrante\, ma soprattutto scandaloso. Fo non era mai altro da sé\, il suo modo di stare in scena e recitare consisteva nell’abitare la scena come totale atto anarchico; nessun personaggio per nascondersi o da interpretare\, ma un continuo tentativo di fare della non-interpretazione un fatto artistico persino pericoloso. Questa è l’eredità che ci lascia\, difficile da emulare dato il nostro esser troppo borghesi e forse condizionati. Per me\, questa regia è il tentativo di inseguire\, e ricercare\, il senso profondo di questa lezione di vita e di arte.  Per fare questo è necessario che io stesso esca dai confini del conosciuto e provi ad entrare in nuovi territori\, fatti anche da nuovi incontri come quello con il teatro Bellini e l’ attore Daniele Russo che assumerà il ruolo del Matto. Attraverso questa figura si aprono delle possibilità\, il matto è sempre credibile perché resta sempre quello che è pur cambiando ruolo; il matto può destabilizzare e creare una folle e inaudita cascata di parole\, ad una velocita tale che si fa fatica a stargli dietro\, a seguirlo\, quasi come se il testo di Fo  fosse la rappresentazione verbale della caduta stessa. Le parole arrivano ad altezze vertiginose e alla fine l’equilibrio si perde e non si può che cadere\, forse giù da quella maledetta finestra di quel maledetto palazzo milanese; si disse e si scrisse che si trattò\, appunto\, di una morte accidentale; stranamente le morti accadute così accidentalmente hanno più o meno sempre lo stesso copione\, ed è questo che ci ricorda Dario Fo in questo testo scabrosamente realistico nonostante il gioco del teatro dell’assurdo. In uno dei verbali fu scritto che l’anarchico precipitò “velocissimo”; e come deve precipitare un uomo che cade dalla finestra? Si scrisse che l’anarchico gridò : “E’ la fine dell’ anarchia “\, e si gettò. Ma Fo non vuole una fine\, quanto capire la fine e lo fa con una ricerca spasmodica\, quasi documentaristica\, nonostante il mistero buffo del suo essere teatrante. Il commissario Calabresi fu ucciso\, come sappiamo\, e la verità stenta ancora a venire alla luce. Fo ci consegna una sua verità\, quella del Matto\, quella di chi se ne fotte della logica\, delle convenzioni\, della forma\, andando a creare un testo multiforme e politicamente scorretto\, un’opera cha fa dire al matto: “Gli anarchici sono molto conservatori/ è  per questo che ammazzano i Re?/ Già\, per imbalsamarli e conservarli per sempre”. Oppure”: Perdio siamo immersi nella merda fino al collo; ma è per questo che noi Italiani camminiamo a testa alta”.\nFo\, con questo testo\, parlava di scandalo; la sola cosa che vorrei riuscire a fare\, graffiando con una risata da Joker\, è quella di non dimenticare cosa e chi siamo stati. Provare a non cambiare la storia\, ma tornare sul luogo del delitto non per attaccare coloro che non ci sono più\, ma per comprendere e non ripetere gli stessi errori. Si può riuscire con una regia?  Forse no\, ma si deve provare. \nAntonio Latella\n \nCrediti: \nMorte accidentale di un anarchico\ndi Dario Fo e Franca Rame \nregia Antonio Latella \ncon Daniele Russo\, Caterina Carpio\, Francesco Manetti\, Edoardo Sorgente\, Emanuele Turetta \ndramaturg Federico Bellini\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Graziella Pepe\nmusiche e suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nmovimenti Isacco Venturini\nassistente alla regia Mariasilvia Greco\nfoto di scena Flavia Tartaglia \ncostumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA \nproduzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini \n 
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DESCRIPTION:Nel 1921 un emigrante italiano «volò» fuori da una finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che ispirò “Morte accidentale di un anarchico”\, una delle commedie più celebri di Dario Fo. L’azione comincia in una questura\, dove il commissario Bertozzo si trova a fronteggiare un matto\, capace di spacciarsi per più persone\, motore e filo conduttore dell’intera vicenda. “La morte accidentale” a cui allude il titolo dell’opera è quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato da una finestra del quarto piano della questura di Milano nel 1969\, in uno degli episodi più controversi della storia italiana del dopoguerra; dalla strage di Piazza Fontana\, per cui Pinelli era indagato\, ad alcuni dei terribili fatti che ne seguono\, Dario Fo interroga con la sua opera non solo il caso giudiziario specifico\, ma parte di un periodo storico ancora oggi difficile da decifrare e consegnare agli archivi. \nNOTE DI REGIA  \nSiamo i figli del lavoro\nche lottiamo per il pan\ne i superbi eroi dell’oro\nsupplicammo ognora invan.\nMa ci siamo alfin levati\ndal servaggio secolar\ne a riscossa abbiam chiamati\ngli operai dai campi al mar\nAbbasso le frontiere!\nSu in alto le bandiere\,\nsalutiam l’umanità!\nSorgiam contr’ogni tirannia\ne combattiamo la borghesia!\nPugnam\, pugnam\, pugnam\nper l’Anarchia! \nCosì inizia l’inno anarchico italiano e così si chiude il primo tempo e si apre il secondo del testo del premio Nobel Dario Fo. Credo che tutta l’opera sia fortemente pervasa da uno spirito anarchico\, un testo riscritto più volte in due anni e mezzo\, che costò a Fo circa quaranta processi in ogni parte d’Italia\, al punto tale che la maschera Fo arrivò a dire che la tournée dello spettacolo non poteva che essere scandita dai procedimenti giudiziari.  È impossibile ricreare la spontaneità’ con cui Fo metteva in scena se stesso\, sempre e solo se stesso\, dando ai suoi spettacoli una forza unica e assolutamente irripetibile. La sua forza era una risata che riusciva a scardinare ogni argomento facendo diventare la risata stessa un atto rivoluzionario\, dissacrante\, ma soprattutto scandaloso. Fo non era mai altro da sé\, il suo modo di stare in scena e recitare consisteva nell’abitare la scena come totale atto anarchico; nessun personaggio per nascondersi o da interpretare\, ma un continuo tentativo di fare della non-interpretazione un fatto artistico persino pericoloso. Questa è l’eredità che ci lascia\, difficile da emulare dato il nostro esser troppo borghesi e forse condizionati. Per me\, questa regia è il tentativo di inseguire\, e ricercare\, il senso profondo di questa lezione di vita e di arte.  Per fare questo è necessario che io stesso esca dai confini del conosciuto e provi ad entrare in nuovi territori\, fatti anche da nuovi incontri come quello con il teatro Bellini e l’ attore Daniele Russo che assumerà il ruolo del Matto. Attraverso questa figura si aprono delle possibilità\, il matto è sempre credibile perché resta sempre quello che è pur cambiando ruolo; il matto può destabilizzare e creare una folle e inaudita cascata di parole\, ad una velocita tale che si fa fatica a stargli dietro\, a seguirlo\, quasi come se il testo di Fo  fosse la rappresentazione verbale della caduta stessa. Le parole arrivano ad altezze vertiginose e alla fine l’equilibrio si perde e non si può che cadere\, forse giù da quella maledetta finestra di quel maledetto palazzo milanese; si disse e si scrisse che si trattò\, appunto\, di una morte accidentale; stranamente le morti accadute così accidentalmente hanno più o meno sempre lo stesso copione\, ed è questo che ci ricorda Dario Fo in questo testo scabrosamente realistico nonostante il gioco del teatro dell’assurdo. In uno dei verbali fu scritto che l’anarchico precipitò “velocissimo”; e come deve precipitare un uomo che cade dalla finestra? Si scrisse che l’anarchico gridò : “E’ la fine dell’ anarchia “\, e si gettò. Ma Fo non vuole una fine\, quanto capire la fine e lo fa con una ricerca spasmodica\, quasi documentaristica\, nonostante il mistero buffo del suo essere teatrante. Il commissario Calabresi fu ucciso\, come sappiamo\, e la verità stenta ancora a venire alla luce. Fo ci consegna una sua verità\, quella del Matto\, quella di chi se ne fotte della logica\, delle convenzioni\, della forma\, andando a creare un testo multiforme e politicamente scorretto\, un’opera cha fa dire al matto: “Gli anarchici sono molto conservatori/ è  per questo che ammazzano i Re?/ Già\, per imbalsamarli e conservarli per sempre”. Oppure”: Perdio siamo immersi nella merda fino al collo; ma è per questo che noi Italiani camminiamo a testa alta”.\nFo\, con questo testo\, parlava di scandalo; la sola cosa che vorrei riuscire a fare\, graffiando con una risata da Joker\, è quella di non dimenticare cosa e chi siamo stati. Provare a non cambiare la storia\, ma tornare sul luogo del delitto non per attaccare coloro che non ci sono più\, ma per comprendere e non ripetere gli stessi errori. Si può riuscire con una regia?  Forse no\, ma si deve provare. \nAntonio Latella\n \nCrediti: \nMorte accidentale di un anarchico\ndi Dario Fo e Franca Rame \nregia Antonio Latella \ncon Daniele Russo\, Caterina Carpio\, Francesco Manetti\, Edoardo Sorgente\, Emanuele Turetta \ndramaturg Federico Bellini\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Graziella Pepe\nmusiche e suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nmovimenti Isacco Venturini\nassistente alla regia Mariasilvia Greco\nfoto di scena Flavia Tartaglia \ncostumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA \nproduzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini \n 
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L’azione comincia in una questura\, dove il commissario Bertozzo si trova a fronteggiare un matto\, capace di spacciarsi per più persone\, motore e filo conduttore dell’intera vicenda. “La morte accidentale” a cui allude il titolo dell’opera è quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato da una finestra del quarto piano della questura di Milano nel 1969\, in uno degli episodi più controversi della storia italiana del dopoguerra; dalla strage di Piazza Fontana\, per cui Pinelli era indagato\, ad alcuni dei terribili fatti che ne seguono\, Dario Fo interroga con la sua opera non solo il caso giudiziario specifico\, ma parte di un periodo storico ancora oggi difficile da decifrare e consegnare agli archivi. \nNOTE DI REGIA  \nSiamo i figli del lavoro\nche lottiamo per il pan\ne i superbi eroi dell’oro\nsupplicammo ognora invan.\nMa ci siamo alfin levati\ndal servaggio secolar\ne a riscossa abbiam chiamati\ngli operai dai campi al mar\nAbbasso le frontiere!\nSu in alto le bandiere\,\nsalutiam l’umanità!\nSorgiam contr’ogni tirannia\ne combattiamo la borghesia!\nPugnam\, pugnam\, pugnam\nper l’Anarchia! \nCosì inizia l’inno anarchico italiano e così si chiude il primo tempo e si apre il secondo del testo del premio Nobel Dario Fo. Credo che tutta l’opera sia fortemente pervasa da uno spirito anarchico\, un testo riscritto più volte in due anni e mezzo\, che costò a Fo circa quaranta processi in ogni parte d’Italia\, al punto tale che la maschera Fo arrivò a dire che la tournée dello spettacolo non poteva che essere scandita dai procedimenti giudiziari.  È impossibile ricreare la spontaneità’ con cui Fo metteva in scena se stesso\, sempre e solo se stesso\, dando ai suoi spettacoli una forza unica e assolutamente irripetibile. La sua forza era una risata che riusciva a scardinare ogni argomento facendo diventare la risata stessa un atto rivoluzionario\, dissacrante\, ma soprattutto scandaloso. Fo non era mai altro da sé\, il suo modo di stare in scena e recitare consisteva nell’abitare la scena come totale atto anarchico; nessun personaggio per nascondersi o da interpretare\, ma un continuo tentativo di fare della non-interpretazione un fatto artistico persino pericoloso. Questa è l’eredità che ci lascia\, difficile da emulare dato il nostro esser troppo borghesi e forse condizionati. Per me\, questa regia è il tentativo di inseguire\, e ricercare\, il senso profondo di questa lezione di vita e di arte.  Per fare questo è necessario che io stesso esca dai confini del conosciuto e provi ad entrare in nuovi territori\, fatti anche da nuovi incontri come quello con il teatro Bellini e l’ attore Daniele Russo che assumerà il ruolo del Matto. Attraverso questa figura si aprono delle possibilità\, il matto è sempre credibile perché resta sempre quello che è pur cambiando ruolo; il matto può destabilizzare e creare una folle e inaudita cascata di parole\, ad una velocita tale che si fa fatica a stargli dietro\, a seguirlo\, quasi come se il testo di Fo  fosse la rappresentazione verbale della caduta stessa. Le parole arrivano ad altezze vertiginose e alla fine l’equilibrio si perde e non si può che cadere\, forse giù da quella maledetta finestra di quel maledetto palazzo milanese; si disse e si scrisse che si trattò\, appunto\, di una morte accidentale; stranamente le morti accadute così accidentalmente hanno più o meno sempre lo stesso copione\, ed è questo che ci ricorda Dario Fo in questo testo scabrosamente realistico nonostante il gioco del teatro dell’assurdo. In uno dei verbali fu scritto che l’anarchico precipitò “velocissimo”; e come deve precipitare un uomo che cade dalla finestra? Si scrisse che l’anarchico gridò : “E’ la fine dell’ anarchia “\, e si gettò. Ma Fo non vuole una fine\, quanto capire la fine e lo fa con una ricerca spasmodica\, quasi documentaristica\, nonostante il mistero buffo del suo essere teatrante. Il commissario Calabresi fu ucciso\, come sappiamo\, e la verità stenta ancora a venire alla luce. Fo ci consegna una sua verità\, quella del Matto\, quella di chi se ne fotte della logica\, delle convenzioni\, della forma\, andando a creare un testo multiforme e politicamente scorretto\, un’opera cha fa dire al matto: “Gli anarchici sono molto conservatori/ è  per questo che ammazzano i Re?/ Già\, per imbalsamarli e conservarli per sempre”. Oppure”: Perdio siamo immersi nella merda fino al collo; ma è per questo che noi Italiani camminiamo a testa alta”.\nFo\, con questo testo\, parlava di scandalo; la sola cosa che vorrei riuscire a fare\, graffiando con una risata da Joker\, è quella di non dimenticare cosa e chi siamo stati. Provare a non cambiare la storia\, ma tornare sul luogo del delitto non per attaccare coloro che non ci sono più\, ma per comprendere e non ripetere gli stessi errori. Si può riuscire con una regia?  Forse no\, ma si deve provare. \nAntonio Latella\n \nCrediti: \nMorte accidentale di un anarchico\ndi Dario Fo e Franca Rame \nregia Antonio Latella \ncon Daniele Russo\, Caterina Carpio\, Francesco Manetti\, Edoardo Sorgente\, Emanuele Turetta \ndramaturg Federico Bellini\nscene Giuseppe Stellato\ncostumi Graziella Pepe\nmusiche e suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nmovimenti Isacco Venturini\nassistente alla regia Mariasilvia Greco\nfoto di scena Flavia Tartaglia \ncostumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA \nproduzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini \n 
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L’azione comincia in una questura\, dove il commissario Bertozzo si trova a fronteggiare un matto\, capace di spacciarsi per più persone\, motore e filo conduttore dell’intera vicenda. “La morte accidentale” a cui allude il titolo dell’opera è quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato da una finestra del quarto piano della questura di Milano nel 1969\, in uno degli episodi più controversi della storia italiana del dopoguerra; dalla strage di Piazza Fontana\, per cui Pinelli era indagato\, ad alcuni dei terribili fatti che ne seguono\, Dario Fo interroga con la sua opera non solo il caso giudiziario specifico\, ma parte di un periodo storico ancora oggi difficile da decifrare e consegnare agli archivi. \nNOTE DI REGIA  \nSiamo i figli del lavoro\nche lottiamo per il pan\ne i superbi eroi dell’oro\nsupplicammo ognora invan.\nMa ci siamo alfin levati\ndal servaggio secolar\ne a riscossa abbiam chiamati\ngli operai dai campi al mar\nAbbasso le frontiere!\nSu in alto le bandiere\,\nsalutiam l’umanità!\nSorgiam contr’ogni tirannia\ne combattiamo la borghesia!\nPugnam\, pugnam\, pugnam\nper l’Anarchia! \nCosì inizia l’inno anarchico italiano e così si chiude il primo tempo e si apre il secondo del testo del premio Nobel Dario Fo. 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Questa è l’eredità che ci lascia\, difficile da emulare dato il nostro esser troppo borghesi e forse condizionati. Per me\, questa regia è il tentativo di inseguire\, e ricercare\, il senso profondo di questa lezione di vita e di arte.  Per fare questo è necessario che io stesso esca dai confini del conosciuto e provi ad entrare in nuovi territori\, fatti anche da nuovi incontri come quello con il teatro Bellini e l’ attore Daniele Russo che assumerà il ruolo del Matto. Attraverso questa figura si aprono delle possibilità\, il matto è sempre credibile perché resta sempre quello che è pur cambiando ruolo; il matto può destabilizzare e creare una folle e inaudita cascata di parole\, ad una velocita tale che si fa fatica a stargli dietro\, a seguirlo\, quasi come se il testo di Fo  fosse la rappresentazione verbale della caduta stessa. 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Fo ci consegna una sua verità\, quella del Matto\, quella di chi se ne fotte della logica\, delle convenzioni\, della forma\, andando a creare un testo multiforme e politicamente scorretto\, un’opera cha fa dire al matto: “Gli anarchici sono molto conservatori/ è  per questo che ammazzano i Re?/ Già\, per imbalsamarli e conservarli per sempre”. Oppure”: Perdio siamo immersi nella merda fino al collo; ma è per questo che noi Italiani camminiamo a testa alta”.\nFo\, con questo testo\, parlava di scandalo; la sola cosa che vorrei riuscire a fare\, graffiando con una risata da Joker\, è quella di non dimenticare cosa e chi siamo stati. Provare a non cambiare la storia\, ma tornare sul luogo del delitto non per attaccare coloro che non ci sono più\, ma per comprendere e non ripetere gli stessi errori. 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DESCRIPTION:Dal 15 ottobre Al 19 ottobre\n\n\n\n\n\nuno spettacolo della Familie Flöz \n“Da molti anni la FAMILIE FLÖZ fa ridere\, meravigliare\, piangere e riflettere le persone di tutto il mondo\, di solito senza che venga pronunciata una sola parola. I volti degli attori rimangono nascosti dietro maschere mute\, rigide\, ma che prendono vita in modo sorprendente. Ma da dove viene questa vita? \nGli studi dimostrano che il battito cardiaco del pubblico in teatro si sincronizza. E se fosse il pubblico stesso il cuore del teatro? Se fosse il narratore segreto delle storie che emergono sul palcoscenico? Allora la vera ricchezza del teatro starebbe nel creare qualcosa che trascende il punto di vista individuale di tutti coloro che vi partecipano\, attori e spettatori. \nIl 2025 segna il 30° anniversario della compagnia berlinese\, ed è quindi giunto il momento di rendere omaggio al suo pubblico. \nFINALE è un pezzo “tipico” di FAMILIE FLÖZ – con un narratore amorevole\, tre storie intrecciate\, numerosi personaggi e un profondo doppio fondo\, che celebra il teatro come luogo di incontro e di narrazione collettiva e si concentra sulla comunità in tempi di divisione\, scontro e isolamento”. \n\nCrediti: \n\n\n\nFINALE\ndi Familie Flöz\nFabian Baumgarten\, Lei-Lei Bavoil\, Vasko Damjanov\, Anna Kistel\, Almut Lustig\, Hajo Schüler\, Mats Süthoff \nregia Hajo Schuler\nco-regista Anna Kistel \ncon Fabian Baumgartner\, Lei-Lei Bavoil\, Vasko Damjanov\, Almut Lustig\, Mats Suthoff \nassistente regia Jelle De Wit\nscenografia e costumi Stephane Laimé / Mascha Schubert\nluci Reinhard Hubert\nmusiche originali Vasko Damjanov\, Anna Lustig & Ensemble\nsound design Giorgio De Santis\ndesign illusioni Rocco Manfredi\nsartoria Marion Czyzykowski \ndirettore di produzione Peter Brix\ncontabilità William Winter\nlogistica Mattia Charchedi\nbooking Gianni Bettucci \nuna produzione di FAMILIE FLÖZ in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart\, Theater Duisburg\, Stadttheater Schaffhausen\nprima mondiale: 9. Oktober 2025\, Berliner Ensamble\ncon il contributo di Hauptstadtkulturfonds
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DESCRIPTION:FINCHÉ GIUDICE NON CI SEPARI – con Biagio Izzo\, Adriano Falivene\, Carla Ferraro\, Roberto Giordano\, Adele Vitale. \ndi Augusto Fornari\, Antonio Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli \nRegia Augusto Fornari \nProduzione Tradizione e Turismo Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro\, AG Spettacoli \nMauro\, Paolo\, Roberto e Massimo sono quattro amici\, tutti separati.\nMassimo\, libraio antiquario\, è fresco di separazione e ha appena tentato il togliersi la vita. Il giudice gli ha tolto tutto: la casa\, la figlia e lo ha costretto a versare un cospicuo assegno mensile alla moglie. Con quello che resta del suo stipendio gli amici gli hanno trovato uno squallido appartamento\, 35 mq. Massimo è disperato e i tre amici gli stanno vicino per rincuorarlo e controllare che non riprovi a mettere in atto l’insensato gesto. Ognuno consiglia su come affrontare la separazione\, questa nuova situazione e come ritornare a vivere una vita normale. Proprio quando i tre sembrano essere riusciti a riportare alla ragione il loro amico\, un’avvenente vicina di casa suona alla porta. All’apparire dell’affascinante donna\, gli amici hanno un guizzo. Ma la sorpresa sarà grande quando i quattro amici scopriranno l’identità della donna misteriosa… \nNote di Regia \nÈ una riflessione divertente sugli splendori e le miserie della vita di coppia\, soprattutto quando la coppia “scoppia”\, come si diceva una volta. Abbiamo tentato di mantenere una linea di recitazione “leggera”\, senza fronzoli\, asciutta. Questo perché ci piacerebbe che il pubblico avesse la sensazione di spiare una “tranche de vie”\, un pezzo di vita di qualcuno che potrebbe essere lui. Le storie che raccontano i nostri protagonisti sono reali\, quotidiane\, potremmo averle sentite in casa\, in ufficio\, per strada\, potremmo averle fatte addirittura noi. La forza propulsiva di “Finché giudice…” è proprio questa: è spiazzante per quanto ci riguarda e lo fa parlando una lingua che il pubblico capisce subito\, e non si tratta naturalmente solo del dialetto\, ma di temi che sono vivi\, pulsanti e che riguardano davvero tutti. Biagio Izzo parla questa lingua\, prende per mano il pubblico\, che conosce e ama\, e lo conduce con ironia e generosità fino alle porte del suo cuore.\nAugusto Fornari
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SUMMARY:PEPPE SERVILLO in L’ANNO CHE VERRÀ
DESCRIPTION:PEPPE SERVILLO \nin “L’ANNO CHE VERRÀ” \nNel dare vita a un programma musicale dedicato a Lucio Dalla\, il trio formato da Peppe Servillo\, Javier Girotto e Natalio Mangalavite\, accomunato da un lungo e consolidato affiatamento\, ha scelto il titolo “L’anno che verrà”. Questo nome richiama la capacità di Dalla di indagare il futuro e di catturare l’essenza del domani attraverso le sue canzoni\, spesso profetiche e intrise di poesia.\nIl progetto nasce dall’intento di ripercorrere le sue composizioni più significative\, interpretandole con un approccio che valorizza la loro attualità e il loro messaggio universale. Lucio Dalla sapeva sondare il sentimento collettivo\, trasformando le sue canzoni in segnali della ricerca di senso\, in poesia popolare e in un modo di fare musica che invita alla riflessione e all’emozione. \nIl trio è composto da:\n• Peppe Servillo\, noto come frontman degli Avion Travel\, la cui voce e sensibilità hanno fatto la storia della musica italiana.\n• Natalio Mangalavite\, musicista argentino\, noto per le sue collaborazioni con Paolo Fresu\, Horacio ‘El Negro’ Hernandez e Ornella Vanoni\, portatore di un jazz ricco di improvvisazione e ricerca.\n• Javier Girotto\, anche lui argentino\, che ha raggiunto notorietà in Italia con il gruppo Aires Tango e ha collaborato con importanti jazzisti italiani come Enrico Rava\, Fabrizio Bosso e Gianluca Petrella. \nL’intesa tra questi artisti\, caratterizzata da personalità forti e uniche\, si è consolidata in numerose collaborazioni\, portando a un modo di interpretare il jazz e le canzoni di Dalla con improvvisazione\, ricercatezza e passione. \nSinossi dello spettacolo:\n“L’anno che verrà” è un viaggio musicale nel mondo di Lucio Dalla\, interpretato da un trio di artisti di eccezionale talento: Peppe Servillo\, Javier Girotto e Natalio Mangalavite. Attraverso le sue canzoni più amate e significative\, il trio rivisita il patrimonio poetico e popolare del grande cantautore\, rivelando le sfumature di un repertorio che guarda al passato con sguardo attento e al futuro con speranza. \nCon un arrangiamento ricco di improvvisazione jazz\, passione e ricercatezza\, lo spettacolo invita il pubblico a riscoprire le parole e le melodie di Dalla come segnali di un domani possibile\, facendo della musica un veicolo di emozione e di riflessione sul senso della vita e del nostro tempo. Un omaggio coinvolgente\, intimo e universale\, che celebra l’eredità di uno dei più grandi artisti italiani e la capacità della musica di unire e ispirare. \n 
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SUMMARY:Vincenzo Salemme
DESCRIPTION:CHI È DI SCENA \npresenta \nVINCENZO SALEMME \n“OGNI PROMESSA è DEBITO” \nuna nuova commedia scritta e diretta da \nVINCENZO SALEMME \ncon \nNicola Acunzo\, Domenico Aria\, Vincenzo Borrino\, Sergio D’Auria\, Oscar Di Maio\, Pina Giarmanà\, Gennaro Guazzo\, Antonio Guerriero\, Geremia Longobardo\,  Rosa Miranda\, Agostino Pannone Fernanda Pinto \nin coproduzione con DIANA OR.I.S. \nNote di Regia \nIl voto religioso\, la promessa di donare una cifra cospicua in danaro alla santa protettrice del proprio paese\, valgono comunque anche se fatti da un sonnambulo in stato di dormiveglia?\nÉ proprio quello che accade a Benedetto croce\, proprietario di una piccola pizzeria sulla spiaggia di bacoli. L’uomo\, a bordo di una barca\, finisce sugli scogli ritrovandosi disperso in mare insieme ai suoi figli e al suo cameriere di sala. Privo di sensi per un colpo in testa durante l’incidente\, riesce a rivolgersi a Sant’Anna e lancia un messaggio dalla radio di bordo: “vi prego\, se venite a salvarci\, io faccio un voto a Sant’Anna\, prometto di donare 5.557.382 euro e 60 centesimi!”. Una barca raccoglie il suo appello e li soccorre.\nIl fatto è che Benedetto Croce\, una volta risvegliatosi dallo svenimento\, non ricorda proprio nulla di tutto questo. Ma\, una volta tornato a casa\, tutti gli chiedono conto di quel voto. I figli perché vogliono sapere se il loro papà\, vedovo e pieno di debiti\, possegga davvero tutti quei soldi e gli altri\, dal sindaco al parroco della chiesa di Sant’Anna\, dai soccorritori al fratello Gaetano\, dalla banca ai dipendenti in attesa degli stipendi arretrati\, perché  vantano diritti su quella donazione. Nessuno\, insomma\, pare voglia tenere in conto che il pover’uomo ha sì fatto un voto a Sant’Anna ma lo ha fatto mentre dormiva e quindi non in piena e lucida coscienza. Ma la domanda vera è: perché\, seppure da sonnambulo\, decidere di donare una cifra così alta e soprattutto così precisa al centesimo? Questi soldi esistono o sono solo il frutto di una inspiegabile e oscura spinta dell’ inconscio? Come farà Benedetto a districarsi fra tutte queste domande? Soprattutto come farà a sottrarsi alla regola non scritta nel codice legale ma in quello dell’etica popolare che ci obbliga a rispettare le promesse solenni perché\, come sappiamo bene\, “ogni promessa è debito!!”? \nVincenzo Salemme
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:La Distance
DESCRIPTION:LA DISTANCE\n\n\n\n\n\ntesto e regia Tiago Rodrigues \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa stagione del Teatro Mercadante si apre con un importante debutto italiano firmato dal regista\, drammaturgo e attuale direttore del Festival d’Avignone Tiago Rodrigues. Con La Distance siamo nel 2077\, una parte della specie umana vive su Marte\, mentre il resto continua a vivere – in condizioni sempre più precarie – sulla Terra. Un padre e una figlia\, separati da circa 225 milioni di chilometri\, cercano di mantenere una relazione a lunghissima distanza. Lo spettacolo seguirà una serie di telefonate interplanetarie tra un padre che vive sulla Terra e sua figlia che vive su Marte. Adama Diop interpreterà il padre\, mentre Alison Dechamps sarà nel ruolo della figlia. La scenografia sarà costruita attorno a un palco rotante suddiviso in due spazi scenici distinti. Una metà del palco rappresenta la Terra e l’altra Marte. Il trattamento degli spazi scenici non sarà realistico\, ma illustrerà simbolicamente le differenze tra i due pianeti e i contesti in cui vivono i personaggi. Con ciascuno dei due occupante una metà del palco\, padre e figlia non potranno vedersi. Il pubblico potrà vederli alternativamente grazie alla rotazione del palco\, che evocherà il moto ellittico dei pianeti\, ispirando anche le luci e i suoni dello spettacolo. Forse questa impossibilità dei due interpreti di guardarsi negli occhi per tutta la durata porterà a un finale costruito su un unico\, lungo\, sguardo finale tra loro – ma è ancora troppo presto per dirlo. Dobbiamo lasciare che sia la scrittura a fare il suo lavoro!\nLa velocità di rotazione del palco varierà in diversi momenti dello spettacolo\, accentuando le tensioni o sospendendo il tempo. Padre e figlia potranno parlare solo quando sono visibili al pubblico. Questo significa che la metrica e la durata del testo saranno in costante dialogo con la velocità della rotazione del palco\, enfatizzando la dimensione musicale e ritmica di un testo che potrà contenere sia dialoghi crudi e realistici sia passaggi in cui il linguaggio si lascia sopraffare dal lirismo e dall’astrazione.\nLa creazione del paesaggio sonoro sarà particolarmente importante\, poiché immaginata come una costante: legata alla comunicazione a distanza tra i personaggi\, ma anche al moto perpetuo del palco. Allo stesso modo\, l’illuminazione verrà sviluppata in stretto dialogo con l’idea di rotazione\, in un’esplorazione visiva del concetto dei lati visibili e invisibili dei pianeti. Per quanto riguarda i costumi\, l’elemento futuristico non sarà irrilevante\, ma trattato in modo da evitare gli stereotipi\, cercando di immaginare un abbigliamento per il 2077 che sia casual e quotidiano.
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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SUMMARY:LA DISTANCE - Teatro Mercadante
DESCRIPTION:LA DISTANCE\ntesto e regia Tiago Rodrigues\ncon Alison Dechamps\, Adama Diop  \nal Teatro Mercadante \nCon lo spettacolo La Distance siamo nel 2077\, una parte della specie umana vive su Marte\, mentre il resto continua a vivere – in condizioni sempre più precarie – sulla Terra. Un padre e una figlia\, separati da circa 225 milioni di chilometri\, cercano di mantenere una relazione a lunghissima distanza. Lo spettacolo seguirà una serie di telefonate interplanetarie tra un padre che vive sulla Terra e sua figlia che vive su Marte. La scenografia del Teatro Mercadante sarà costruita attorno a un palco rotante suddiviso in due spazi scenici distinti. Una metà del palco rappresenta la Terra e l’altra Marte. Il trattamento degli spazi scenici illustrerà simbolicamente le differenze tra i due pianeti e i contesti in cui vivono i personaggi. Con ciascuno dei due occupante una metà del palco\, padre e figlia non potranno vedersi. Il pubblico potrà vederli alternativamente grazie alla rotazione del palco\, che evocherà il moto ellittico dei pianeti. Forse questa impossibilità dei due interpreti di guardarsi negli occhi per tutta la durata dello spettacolo porterà a un finale costruito su un unico\, lungo\, sguardo finale tra loro – ma è ancora troppo presto per dirlo. Dobbiamo lasciare che sia la scrittura a fare il suo lavoro! \nLa creazione del paesaggio sonoro sarà particolarmente importante\, poiché immaginata come una costante cioè legata alla comunicazione a distanza tra i personaggi\, ma anche al moto perpetuo del palco. Allo stesso modo\, l’illuminazione verrà sviluppata in stretto dialogo con l’idea di rotazione\, in un’esplorazione visiva del concetto dei lati visibili e invisibili dei pianeti. Per quanto riguarda i costumi\, l’elemento futuristico non sarà così irrilevante\, ma trattato in modo da evitare gli stereotipi\, cercando di immaginare un abbigliamento per il 2077 che sia casual e quotidiano. \n 
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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DESCRIPTION:LA DISTANCE\n\n\n\n\n\ntesto e regia Tiago Rodrigues \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa stagione del Teatro Mercadante si apre con un importante debutto italiano firmato dal regista\, drammaturgo e attuale direttore del Festival d’Avignone Tiago Rodrigues. Con La Distance siamo nel 2077\, una parte della specie umana vive su Marte\, mentre il resto continua a vivere – in condizioni sempre più precarie – sulla Terra. Un padre e una figlia\, separati da circa 225 milioni di chilometri\, cercano di mantenere una relazione a lunghissima distanza. Lo spettacolo seguirà una serie di telefonate interplanetarie tra un padre che vive sulla Terra e sua figlia che vive su Marte. Adama Diop interpreterà il padre\, mentre Alison Dechamps sarà nel ruolo della figlia. La scenografia sarà costruita attorno a un palco rotante suddiviso in due spazi scenici distinti. Una metà del palco rappresenta la Terra e l’altra Marte. Il trattamento degli spazi scenici non sarà realistico\, ma illustrerà simbolicamente le differenze tra i due pianeti e i contesti in cui vivono i personaggi. Con ciascuno dei due occupante una metà del palco\, padre e figlia non potranno vedersi. Il pubblico potrà vederli alternativamente grazie alla rotazione del palco\, che evocherà il moto ellittico dei pianeti\, ispirando anche le luci e i suoni dello spettacolo. Forse questa impossibilità dei due interpreti di guardarsi negli occhi per tutta la durata porterà a un finale costruito su un unico\, lungo\, sguardo finale tra loro – ma è ancora troppo presto per dirlo. Dobbiamo lasciare che sia la scrittura a fare il suo lavoro!\nLa velocità di rotazione del palco varierà in diversi momenti dello spettacolo\, accentuando le tensioni o sospendendo il tempo. Padre e figlia potranno parlare solo quando sono visibili al pubblico. Questo significa che la metrica e la durata del testo saranno in costante dialogo con la velocità della rotazione del palco\, enfatizzando la dimensione musicale e ritmica di un testo che potrà contenere sia dialoghi crudi e realistici sia passaggi in cui il linguaggio si lascia sopraffare dal lirismo e dall’astrazione.\nLa creazione del paesaggio sonoro sarà particolarmente importante\, poiché immaginata come una costante: legata alla comunicazione a distanza tra i personaggi\, ma anche al moto perpetuo del palco. Allo stesso modo\, l’illuminazione verrà sviluppata in stretto dialogo con l’idea di rotazione\, in un’esplorazione visiva del concetto dei lati visibili e invisibili dei pianeti. Per quanto riguarda i costumi\, l’elemento futuristico non sarà irrilevante\, ma trattato in modo da evitare gli stereotipi\, cercando di immaginare un abbigliamento per il 2077 che sia casual e quotidiano.
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DESCRIPTION:LA DISTANCE\ntesto e regia Tiago Rodrigues\ncon Alison Dechamps\, Adama Diop  \nal Teatro Mercadante \nCon lo spettacolo La Distance siamo nel 2077\, una parte della specie umana vive su Marte\, mentre il resto continua a vivere – in condizioni sempre più precarie – sulla Terra. Un padre e una figlia\, separati da circa 225 milioni di chilometri\, cercano di mantenere una relazione a lunghissima distanza. Lo spettacolo seguirà una serie di telefonate interplanetarie tra un padre che vive sulla Terra e sua figlia che vive su Marte. La scenografia del Teatro Mercadante sarà costruita attorno a un palco rotante suddiviso in due spazi scenici distinti. Una metà del palco rappresenta la Terra e l’altra Marte. Il trattamento degli spazi scenici illustrerà simbolicamente le differenze tra i due pianeti e i contesti in cui vivono i personaggi. Con ciascuno dei due occupante una metà del palco\, padre e figlia non potranno vedersi. Il pubblico potrà vederli alternativamente grazie alla rotazione del palco\, che evocherà il moto ellittico dei pianeti. Forse questa impossibilità dei due interpreti di guardarsi negli occhi per tutta la durata dello spettacolo porterà a un finale costruito su un unico\, lungo\, sguardo finale tra loro – ma è ancora troppo presto per dirlo. Dobbiamo lasciare che sia la scrittura a fare il suo lavoro! \nLa creazione del paesaggio sonoro sarà particolarmente importante\, poiché immaginata come una costante cioè legata alla comunicazione a distanza tra i personaggi\, ma anche al moto perpetuo del palco. Allo stesso modo\, l’illuminazione verrà sviluppata in stretto dialogo con l’idea di rotazione\, in un’esplorazione visiva del concetto dei lati visibili e invisibili dei pianeti. Per quanto riguarda i costumi\, l’elemento futuristico non sarà così irrilevante\, ma trattato in modo da evitare gli stereotipi\, cercando di immaginare un abbigliamento per il 2077 che sia casual e quotidiano. \n 
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SUMMARY:Vincenzo Salemme
DESCRIPTION:CHI È DI SCENA \npresenta \nVINCENZO SALEMME \n“OGNI PROMESSA è DEBITO” \nuna nuova commedia scritta e diretta da \nVINCENZO SALEMME \ncon \nNicola Acunzo\, Domenico Aria\, Vincenzo Borrino\, Sergio D’Auria\, Oscar Di Maio\, Pina Giarmanà\, Gennaro Guazzo\, Antonio Guerriero\, Geremia Longobardo\,  Rosa Miranda\, Agostino Pannone Fernanda Pinto \nin coproduzione con DIANA OR.I.S. \nNote di Regia \nIl voto religioso\, la promessa di donare una cifra cospicua in danaro alla santa protettrice del proprio paese\, valgono comunque anche se fatti da un sonnambulo in stato di dormiveglia?\nÉ proprio quello che accade a Benedetto croce\, proprietario di una piccola pizzeria sulla spiaggia di bacoli. L’uomo\, a bordo di una barca\, finisce sugli scogli ritrovandosi disperso in mare insieme ai suoi figli e al suo cameriere di sala. Privo di sensi per un colpo in testa durante l’incidente\, riesce a rivolgersi a Sant’Anna e lancia un messaggio dalla radio di bordo: “vi prego\, se venite a salvarci\, io faccio un voto a Sant’Anna\, prometto di donare 5.557.382 euro e 60 centesimi!”. Una barca raccoglie il suo appello e li soccorre.\nIl fatto è che Benedetto Croce\, una volta risvegliatosi dallo svenimento\, non ricorda proprio nulla di tutto questo. Ma\, una volta tornato a casa\, tutti gli chiedono conto di quel voto. I figli perché vogliono sapere se il loro papà\, vedovo e pieno di debiti\, possegga davvero tutti quei soldi e gli altri\, dal sindaco al parroco della chiesa di Sant’Anna\, dai soccorritori al fratello Gaetano\, dalla banca ai dipendenti in attesa degli stipendi arretrati\, perché  vantano diritti su quella donazione. Nessuno\, insomma\, pare voglia tenere in conto che il pover’uomo ha sì fatto un voto a Sant’Anna ma lo ha fatto mentre dormiva e quindi non in piena e lucida coscienza. Ma la domanda vera è: perché\, seppure da sonnambulo\, decidere di donare una cifra così alta e soprattutto così precisa al centesimo? Questi soldi esistono o sono solo il frutto di una inspiegabile e oscura spinta dell’ inconscio? Come farà Benedetto a districarsi fra tutte queste domande? Soprattutto come farà a sottrarsi alla regola non scritta nel codice legale ma in quello dell’etica popolare che ci obbliga a rispettare le promesse solenni perché\, come sappiamo bene\, “ogni promessa è debito!!”? \nVincenzo Salemme
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SUMMARY:ConFesso - Antonio Juliano
DESCRIPTION:Antonio Juliano\nin \nConFesso\nConFesso è uno spettacolo completamente improvvisato. Il titolo non è solo una parola\, ma un indizio visivo\, una chiave narrativa. Se si scrive su due righe\, risulta «con» e «fesso»\, perché\, in fondo\, per l’attore chi confessa si espone e si scopre.\nAntonio Juliano si confessa con il pubblico e viceversa\, facendo nascere uno spettacolo di un’ironia tagliente\, allo stesso tempo terapeutico. Ciò che viene raccontato non solo viene superato con una risata ma il tutto resta lì\, in quella serata\, all’interno del teatro come un segreto confessionale che nessuno al di fuori dello spettacolo verrà mai a sapere. O forse! \n 
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DESCRIPTION:Picture a day like this\nOpera in un atto\nMusica di George Benjamin\nTesto di Martin Crimp\nPerformed by arrangement with Faber Music\, London \nOper Köln and Teatro di San Carlo. \nDirettore | Corinna Niemeyer♭\nRegia\, scene\, drammaturgia e luci | Daniel Jeanneteau♭  e Marie-Christine Soma♭\nCostumi | Marie La Rocca♭\nVideo | Hicham Berrada♭ \nInterpreti\nWoman | Xenia Puskarz Thomas♭\nZabelle | Anna Prohaska♭\nLover 1 / Composer | Marion Tassou♭\nLover 2 / Composer’s Assistant | Cameron Shahbazi♭\nArtisan / Collector | John Brancy♭\nAttrici e Attore | Lisa Grandmottet♭\, Eulalie Rambaud♭\, Matthieu Baquey♭ \nOrchestra del Teatro di San Carlo \nCo-commissioned and co-produced by the Festival d’Aix-en-Provence\, Royal Opera House – Covent Garden\, Opéra national du Rhin\, Opéra Comique\, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg\, Oper Köln and Teatro di San Carlo \n♭ debutto al Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | ARANCIO\nvenerdì 24 ottobre 2025\, ore 20:00 – TAGLIANDO A – C/D – ARANCIO – V\nsabato 25 ottobre 2025\, ore 20:00 – F.A. – ARANCIO – V\ndomenica 26 ottobre 2025 17:00 – TAGLIANDO B – F – ARANCIO – V \nOpera in inglese con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 1 ora e 15 minuti circa\, senza intervallo
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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SUMMARY:Vincenza Purgato in  Anima di strega…
DESCRIPTION:Vincenza Purgato in Anima di strega… \nLa voce delle donne in viaggio con le mie canzoni  \nAnima di strega… è il titolo dell’album di Vincenza Purgato con il quale la cantautrice dà voce alle donne che hanno attraversato il fuoco dell’Inquisizione. Con la sua voce\, profonda e viscerale\, l’Artista racconta storie di guarigione per un canto di liberazione e riscatto. Melodie evocative e testi poetici composti e scritti dalla stessa musicista si intrecciano in un’atmosfera mediterranea\, in arrangiamenti che\, con l’accompagnamento solo del pianoforte di Luigi Marzano\, puntano a restituire l’anima dei brani. Non manca in questo viaggio musicale un omaggio alla canzone classica napoletana
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LOCATION:Teatro Trianon
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