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SUMMARY:Turandot
DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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SUMMARY:McGregor / Maillot / Naharin
DESCRIPTION:McGregor Maillot Naharin\n\nMcGregor / Maillot / Naharin – Una serata\, tre mondi\nEntrare in sala per assistere a McGregor / Maillot / Naharin significa prepararsi a un viaggio attraverso tre universi coreografici che\, pur lontanissimi tra loro\, dialogano sorprendentemente bene. È una serata che non procede per somma\, ma per trasformazione: ogni coreografo apre una porta diversa sul modo in cui il corpo può abitare lo spazio\, raccontare\, vibrare. \nIl primo impatto è quello con l’immaginario di Wayne McGregor. La sua danza appare come una materia viva e mutevole\, modellata dalla tecnologia e dal pensiero scientifico che alimentano da sempre la sua ricerca. I danzatori sembrano attraversati da correnti elettriche\, capaci di scatti fulminei e di curvature imprevedibili. Ciò che colpisce non è solo la complessità dei movimenti\, ma l’idea che il corpo possa superare continuamente i propri limiti\, reinventarsi\, diventare quasi una creatura del futuro. \nIl clima cambia radicalmente con Jean-Christophe Maillot\, che riporta l’attenzione sulla poesia del gesto e sull’emozione che nasce dall’incontro tra i corpi. La sua danza non racconta una storia in modo lineare\, ma evoca sentimenti\, intimità\, fragilità. C’è grazia\, teatralità\, un’eleganza che non è mai pura forma\, ma sempre qualcosa che tocca la sfera umana. È un momento in cui la scena sembra respirare al ritmo delle relazioni. \nInfine\, l’energia si apre e si libera con Ohad Naharin. La sua poetica\, nutrita dal metodo Gaga\, invita i danzatori a lasciarsi attraversare dalle sensazioni più profonde. Il movimento nasce dall’interno\, cresce\, si espande\, si frantuma e si ricompone. È un’esperienza quasi rituale\, un’esplorazione della vitalità del corpo. Lo spettatore viene coinvolto in un vortice che ha qualcosa di primitivo e allo stesso tempo estremamente raffinato. \nIl risultato è una serata intensa\, variegata\, che rimane impressa per la sua capacità di mostrare quanto la danza possa essere infinita nelle sue possibilità.
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SUMMARY:Lucia di Lammermoor
DESCRIPTION:Lucia di Lammermoor\nDramma tragico in tre atti\nLibretto di Salvatore Cammarano\nMusica di Gaetano Donizetti \nPremière al Teatro San Carlo di Napoli\, 26 Settembre 1835. \nDirettore | Francesco Lanzillotta\nRegia | Gianni Amelio\nScene | Nicola Rubertelli\nCostumi | Maurizio Millenotti\nLuci | Pasquale Mari\nCoreografia | da annunciare \nInterpreti\nEnrico | Mattia Olivieri\nLucia | Rosa Feola\nEdgardo | René Barbera\nArturo | Sun Tianxuefei#\nRaimondo | Alexander Köpeczi\nAlisa | Sayumi Kaneko #\nNormanno | Francesco Domenico Doto # \nOrchestra\, Coro e Balletto del Teatro di San Carlo\nMaestro del Coro | Fabrizio Cassi\nDirettore del Balletto | Clotilde Vayer \nProduzione Teatro di San Carlo \n# Ex allievo Accademia del Teatro di San Carlo\nTeatro di San Carlo | CREMISI\nmercoledì 11 marzo 2026\, ore 20:00 – A – CREMISI – II\ndomenica 15 marzo 2026\, ore 17:00 –  F – CREMISI – II\nmercoledì 18 marzo 2026\, ore 19:00 – B CREMISI – III\nsabato 21 marzo 2026\, ore 20:00 – F.A. – CREMISI – II\nmartedì 24 marzo 2026\, ore 20:00 – C/D – CREMISI – III \nOpera in italiano con sovratitoli in italiano e inglese\nDurata: 3 ore circa\, con intervallo
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LOCATION:Teatro di San Carlo\, Via San Carlo\, 98/F\, Napoli\, Napoli\, 80132\, Italy
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SUMMARY:Il Berretto A Sonagli
DESCRIPTION:IL BERRETTO A SONAGLI\n\n\n\n\n\ndi Luigi Pirandello\, regia Andrea Baracco \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nPirandello non è autore per tempi di pace\, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità\, la tragica disintegrazione dell’io\, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama\, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi\, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro\, la concretezza degli accadimenti per passare altrove\, in un generico luogo\, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso\, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria\, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente\, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche\, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo\, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche\, da tutte le etichette concettuali\, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà\, quella effervescenza fantastica\, che oggettivamente possiede”.\nCinque anni dopo aver scritto la novella La Verità\, Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli\, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma.\nIn una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista\, Ciampa\, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità\, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”; sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi\, incisi\, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata\, perché è sempre tale il mio dialogo\, non fatto mai di parole\, ma di mosse d’anima”. Ecco\, è lo stesso Pirandello che si smarca con fermezza dal pirandellismo\, da quel ragionatore impenitente\, che sembra sempre avere il pensiero troppo saldo e talmente ragionato da non poter mai porsi nel luogo della contraddizione\, dell’imprevisto\, dell’umano insomma.\nL’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia\, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto\, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti. Comincia il suo percorso con una semplicità che gli consente di avere aspetti comici\, di una comicità ironica con cui si prende ferocemente gioco dell’ottusità degli altri\, per poi precipitare\, nella sua umiliazione da vinto\, in una sorta di esaltazione lirica che fa transitare continuamente lo spettatore dal riso all’angoscia. \nAndrea Baracco
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LOCATION:Teatro Mercadante\, Piazza Municipio\, Napoli\, Na\, 80133\, Italy
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