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DESCRIPTION:Turandot\nAssistere a Turandot significa entrare in uno spazio sospeso tra fiaba\, mito e tragedia\, dove l’estetica teatrale e l’impatto musicale si fondono in un’esperienza di grande potenza emotiva. Che si tratti di una produzione tradizionale o di una rilettura contemporanea\, ciò che conquista immediatamente è la forza visiva del racconto: palazzi imponenti\, scenografie monumentali\, luci fredde che evocano il gelo della principessa\, masse corali che riempiono la scena come un popolo intero in fermento. Turandot non è un’opera “di passaggio”: è un evento scenico che pretende intensità\, colori\, grandiosità. \nLa figura di Turandot\, con la sua aura di mistero e crudeltà rituale\, domina fin dall’inizio. Lo spettacolo la presenta come una presenza quasi sovrumana\, un enigma vivente. Le sue arie\, aspre e luminose allo stesso tempo\, rivelano un personaggio complesso\, segnato da una paura antica e da un orgoglio feroce. In parallelo\, Calaf emerge come il contraltare emotivo: impulsivo\, ardente\, capace di sfidare la morte spinto da un amore che è tanto desiderio quanto sfida al destino. La sua “Nessun dorma” rimane uno dei momenti più attesi: un’esplosione di fiducia e di luce che\, in qualsiasi allestimento\, riesce a catturare l’intera platea. \nMa uno dei cuori emotivi dello spettacolo è Liù\, figura di purezza e sacrificio. Le sue arie – delicate\, sofferte\, struggenti – portano in scena una dimensione umana che fa da contrappunto alla violenza simbolica del mondo di Turandot. Molte produzioni valorizzano il triangolo emotivo fra Liù\, Calaf e la principessa\, creando un equilibrio drammaturgico che rafforza l’impatto emotivo del finale. \nIl momento conclusivo\, con la metamorfosi della principessa\, è spesso presentato come un risveglio: dal gelo al calore\, dal mito alla possibilità dell’umano. È un passaggio che ogni regista interpreta in modo diverso\, ma che sempre rende Turandot uno spettacolo che parla di paura\, desiderio e redenzione. Un viaggio teatrale totale\, capace di lasciare il pubblico sospeso tra stupore e commozione.
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SUMMARY:Jucatúre
DESCRIPTION:DIANA OR.I.S. \npresenta \nANTONIO MILO  \nADRIANO FALIVENE  \nin \n“JUCATURE” \ndi PAU MIRÓ \ntraduzione e regia di \nENRICO IANNIELLO \ncon MARCELLO ROMOLO GIOVANNI ALLOCCA \nscene CARMINE GUARINO \ncostumi ORTENSIA DE FRANCESCO \ndisegno luci CESARE ACCETTA \nPremio UBU 2013 miglior testo straniero \n“Strepitosi. Un quartetto magicamente concertato di poesia e ironia\, \ncon dialoghi perfetti\, in una lingua teatrale che manda in estasi” \nLa Repubblica \nNote: \nI quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. \nSimpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. \nInvisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. \nLa vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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LOCATION:Teatro Diana\, Via Luca Giordano\, 64\, Napoli\, Na\, 80127\, Italy
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:RICCARDO III\n\n\n\n\n\ndi William Shakespeare\, regia Antonio Latella \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\nAntonio Latella porta in scena Riccardo III\, tragedia sull’ascesa al potere del duca di Gloucester ed esplorazione della natura del male. Nelle sue note di regia\, Latella afferma: “Il male è. Non è una forma\, una gobba\, una deformità. È vita\, natura\, divinità”. Il suo intento è superare l’esteriorità del male per coglierne il fascino. La rappresentazione fisica della malvagità diventa quasi un alibi che oggi\, nel XXI secolo\, è forse non più accettabile. Ma Shakespeare usò una “maschera corporea”\, simile a quella di un fool\, figura ambigua e simbolica\, per precise ragioni storiche e concettuali.\nIn alcuni Paesi\, l’opera viene rimossa dai cartelloni per rispetto verso la disabilità fisica. Il rischio\, secondo Latella\, è che il politically correct porti a una censura che snatura l’opera. Al centro del lavoro vi è il potere della parola\, la sua seduzione\, persino la sua scorrettezza: “Il serpente incantò Eva con le parole”\, ricorda il regista\, sottolineando che il male risiede nella bellezza e nell’armonia\, non nella disarmonia. Riccardo III incarna il male seduttivo\, dominatore\, soprattutto verso il femminile\, che alla fine sarà proprio ciò che lo sconfigge.\nLa traduzione di Federico Bellini offre un ritmo iniziale quasi da commedia wildiana. L’adattamento rispetta l’anima dell’opera\, pur con alcune modifiche. Una novità è il personaggio del Custode\, servitore apparente di Riccardo e del male\, ma in realtà difensore della bellezza e del giardino dell’Eden.\nFondamentale è stata anche la scelta del cast\, selezionato con cura maniacale per valorizzare la forza performativa della parola shakespeariana. Latella conclude chiedendo ai suoi collaboratori di rendere il male seduttivo\, perché “chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello”. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:La rigenerazione
DESCRIPTION:Dal 17 febbraio 2026 Al 22 febbraio 2026\n\n\n\n\nLa rigenerazione\n\n\n\n\ndi Italo Svevo\, regia Valerio Santoro\n\n\n\n\nLa rigenerazione è l’ultimo dei lavori drammaturgici di Italo Svevo\, composto tra il 1926 e il 1927. Ed è\, come tutti i grandi classici della letteratura e del teatro\, un testo che tratta temi universali e sempre urgenti. Svevo si esprime sulla grande questione di tutti i tempi: come affrontare la vecchiaia e la decadenza fisica? È legittimo desiderare di ringiovanire? Scendere a patti di faustiana memoria con il diavolo\, consegnarsi alle mani dei medici e dei loro esperimenti? O non è forse più saggio accettare che la vita faccia il proprio corso\, accogliendo con naturalezza i mutamenti del nostro fisico e della nostra mente? \nProtagonista della commedia è Giovanni Chierici\, un uomo segnato da profonde fragilità ma capace di destreggiarsi nel magma della vita\, che nel suo caso è un intreccio di feroce comicità e drammatica ironia. La collaborazione tra i Teatri Stabili di Palermo e del Friuli Venezia Giulia\, patria di Svevo\, vuole rendere omaggio a uno scrittore che ha lasciato il segno non solo in Italia\, ma in tutta Europa\, influenzando da oltre un secolo la letteratura contemporanea. \nCrediti: \n\n\n\nLA RIGENERAZIONE\ndi Italo Svevo  \nregia Valerio Santoro \ncon Nello Mascia\, Roberta Caronia e cast in via di definizione \nscene Luigi Ferrigno\nassistente alla regia Nicasio Catanese  \nproduzione Teatro Biondo di Palermo / Teatro Rossetti Stabile del Friuli Venezia Giulia
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LOCATION:Teatro Bellini\, Via Conte di Ruvo\, 14\, Napoli (NA)\, 80135\, Italy
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DESCRIPTION:Karel Mark Chichon / Rudolf Buchbinder\nDirettore | Karel Mark Chichon\nPianoforte | Rudolf Buchbinder \nProgramma\nLudwig van Beethoven\, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore\, op. 73 “Imperatore”\nLudwig van Beethoven\, Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 \nOrchestra del Teatro di San Carlo \nTeatro di San Carlo | CREMISI\nsabato 21 febbraio 2026\, ore 19:00 – S/P – CREMISI – VII \nDurata: 2 ore circa\, con intervallo
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